29 aprile, 2020

TERRA 2030

Terra, 2030
10° anno di dittatura mondiale



Mi commuovo ritrovando questo taccuino e questa matita sopravvissuti dietro ad un armadio. Non è più possibile scrivere nulla su altro supporto che non sia digitale e rigorosamente in connessione. Non siamo padroni di pensare. I virologi hanno detto che fa male.

Nessuno può dirlo ma siamo sotto regime medico-militare. Siamo controllati -come era facile prevedere- attraverso la tecnologia. Siamo invitati a compilare moduli e aspettare indicazioni precise su cosa fare o non fare.

Questo taccuino, sfuggito al “riordino necessario” posso riempirlo senza paura… lo nasconderò dove è rimasto così a lungo, passando inosservato tutto questo tempo. Questo taccuino non esiste mentre io mi sento di esistere di nuovo un pochino. Cavolo, so ancora scrivere in corsivo.

I miei vicini sono stati trasferiti “per il loro bene” in una casa più “sicura”. E al loro posto sono subentrati dei generali di questo regime. E’ solo per dovere e sacrificio. Non si tratta di abuso di potere come qualcuno potrebbe pensare. Ma ormai lo abbiamo capito. Nessuno pensa più male. Per il “bene di tutti”, meglio anzi non pensare.

Per il “nostro bene” poi, siamo socialmente obbligati a ricevere visite da personale sanitario che considera sano chi reagisce con felicità, compiacimento e ospitalità all’ormai controllo ordinario. 

Tutto ciò è “sano” inoltre, perché provoca in chi veglia su di noi una eccitazione costante e nutriente.

In passato avremmo parlato di dipendenza e perversione. Oggi si è capito essere una “sana reazione di pochi, necessaria al bene di tutti”.

Le scuole adesso si chiamano “Luogo della necessaria educazione al bene comune”. Ogni bambino viene educato singolarmente, isolato “per precauzione” dagli altri e restituito adulto alla necessaria socialità, al fine di accoppiarsi e riprodursi in “sicurezza” e poi chiudersi nella propria “sicura” abitazione.

La minima esitazione è il sintomo della malattia che mette a rischio il bene comune. Viene curata con la somministrazione di restrizioni più severe innanzitutto per il proprio bene. Il proprio bene è finalizzato al bene comune. Ognuno è chiamato a denunciare la minima esitazione. Per evitare pandemie, che non esistono più da quando i virologi sono entrati in politica… o la politica si è fatta la virologia…, così si deve fare. Culturalmente dipendiamo dai media che offrono dibattiti con un ospite per volta. Il conduttore non può fare domande, con la sua presenza offre testimonianza che conta solo ricevere informazioni e non perdere tempo a contestarle come dei caproni.

Se i sintomi della malattia persistono, significa che non fai abbastanza e, “necessariamente”, i tuoi cari ne pagheranno le conseguenze. E’ solo per responsabilizzare che lo fanno. Funziona poi, nessuno sembra avere più niente da dire e le pandemie sono definitivamente scongiurate.

Non ci sono poi più i vecchi e i bambini sono ben sorvegliati. Più nulla di cui preoccuparsi.

Per questo nessuno si ribella. Il cervello è protetto dalle paure di contaminazione e ritorsione. Quella lotta la farà certamente qualche sfigato al posto tuo, esponendosi e rischiando la sua libertà mentre tu conservi saggiamente la tua.

Isolati, ognuno nel proprio nucleo famigliare, nessuno impugnerà mai il cuore per fargli una rianimazione e far arrivare il sangue alle palle. Non è nell’interesse personale e neppure in quello comune. 

Per questo, tutto andrà bene.
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18 aprile, 2020

FELICITA' A MOMENTI

La gioia di stasera è nata così, per non aver lavato i piatti e aver preso per mangiare due piatti molto speciali che non usavo da tempo.

Grecia 2018: ci inerpichiamo con il pick-up su per le strade sterrate più improbabili e raggiungiamo un piccolo paradiso. Mettiamo la macchina -su cui dormiremo- in bolla e prendiamo possesso del luogo.

A. però ha preso freddo, ha mal di testa e vomito e si sdraia un momento… io invece cerco un posto dove andare un attimo in bagno… ma mi accorgo in tempo di un tipo con un binocolo, un militare che si avvicina, ci chiede sorridente come diavolo siamo arrivati fino lì e se ne va. Vado da A. sperando che sia ancora cosciente e gli dico che forse non dovremmo stare lì… lui non reagisce, alzo gli occhi e vedo tornare il tipo in compagnia di altri 6 nerboruti militari, sono nervosa ma… hanno due piatti di tartine, acqua e succo di frutta: un benvenuto speciale per noi amici italiani! Sembrano più degli aiuti umanitari… in effetti sembriamo due barboni. Parliamo di qualcosa, ci stringiamo le mani e, siccome non sembriamo molto svegli, uno dei tipi si trattiene un momento e ci scandisce che quello con cui abbiamo appena parlato è Stefanis Alkiviadis, niente meno che il capo dell'esercito greco. 

Quella sera non sono andata in bagno. A. poi si è ripreso. Stasera abbiamo riso un sacco a
ripensare a quel viaggio.
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26 marzo, 2020

I MOSTRI SON TORNATI - CAP 1: L'ERRORE

Errore 1: Tornare a casa.
Per nessuna ragione al mondo bisogna tornare nella casa da cui si è scappati.
Soprattutto se sta dilagando un virus nuovo per il mondo e rischi di rimanerci bloccata dentro, chiusa gomito a gomito insieme a tutta la tua famiglia patologica, ad oggi invalida al 100% e abbandonata per precauzione dai servizi domiciliari.

Errore 2: Agire in preda ai sensi di colpa, al senso del dovere, alla pietà, al senso comune, dimenticando di interpellare i tuoi incubi. 
Per una volta che potrebbero servire a farti ragionare invece di impedirti di dormire. E pensarci ormai solo mentre si stanno realizzando uno dopo l'altro, mentre le varie ordinanze messe in atto per arginare il virus si inaspriscono, non tenendo conto di invalidi e bisognosi, figuriamoci di figli maltrattati, rischiando così di essere obbligato a rinchiuderti insieme ai tuoi peggiori incubi, coi vicini che lapidano dai terrazzi chi, come te ed evidentemente meno fortunato di loro, esce a prendere una boccata d'aria e con essa una di speranza di continuare a vivere. Perché in casa accampati, abbandonati, immersi in una montagna di merda ci stai tu e loro non possono saperlo ma potrebbero almeno esimersi dall'infierire, nel dubbio. Come sempre, vale solo se ti butti dal 5 piano: poverina, doveva stare male, avrebbe potuto chiedere aiuto. Bastardi!!! E a chi, a voi che lo offrite solo quando uno si è già ammazzato?

Errore 3: Rimanere calmo mentre chiedi aiuto alle uniche persone che conosci in quella realtà, che hanno sempre fatto pasticci quando c'erano, che per le cose importanti non ci sono mai state e che si sono sempre tirate indietro nel momento del bisogno dopo avertelo offerto. Urla, idiota, incazzati e prendili per il colletto: mi hai offerto aiuto, mi hai detto di stare tranquilla che se ho bisogno accorri? Bene, adesso ho bisogno. Come? Avevi capito male? Vieni qui o mi butto giù dalla finestra.

Errore 4: Portare con te la persona più cara che hai, rischiando di vedere distrutta tutta la tua nuova vita. Sia per lo shock di conoscere i tuoi mostri -non più sotto forma di irrequietudine notturna e furto di coperte mentre si dorme ma in carne e ossa e veleno-, sia per il rischio di prendere il virus.

Errore 5: Pensare di poter essere d'aiuto alla tua famiglia senza perdere una parte di te stesso. Poi quale parte non si sa. Certamente la salute mentale e forse anche quella fisica.

Errore 6: Pensare in successione a tutti gli eventi negativi appena accaduti, ipotizzare il realizzarsi dell'evento sfavorevole successivo tanto per spaventarti un po' e provare a vedere se ti svegli e, impotente, vederlo realizzarsi.

Errore 7: Insistere a voler cercare una soluzione quando l'unica soluzione per te praticabile per sopravvivere è scappare.

Errore 8: Pensare di aver fatto solo errori. Qualcosa, anche solo per sbaglio, devi averlo azzeccato. Come quando litigavi come una pazza col nonno affinché non uscisse, sentendoti un mostro con un brutto carattere e, appena te ne sei andata, lui è uscito, ha preso freddo e si è ammalato. E capisci che quello col brutto carattere era lui.

Errore 9: Illudersi.
Non aver preso con te droghe per evadere dalla realtà nel momento che fosse divenuta insopportabile, illudendoti che gli esseri umani, fragili e inconsistenti, in questa emergenza poi, potessero conservare o ritrovare un briciolo di buon senso e umanità. 

Errore 10: Riflettere.
Riflettere che sei un cretino che non sa come autoconservarsi, figuriamoci come potrebbe aiutare qualcun altro. Se non hai saputo pensare prima come evitare tutto questo, meglio non pensare proprio allora.
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I MOSTRI SON TORNATI - PREMESSA

Quando si sta male può essere molto difficile reagire. Al fine di sentirmi protagonista attiva, anziché vittima impotente, della sequenza negativa di eventi che mi stanno capitando, ho deciso di rimettermi a scrivere. Mi sento provata nel fisico e nella mente e se dovessi dare ascolto al mio umore, mi dissocerei dalla realtà. Così rieccomi qui, a scrivere per sopravvivere, con poche pretese, utilizzando le briciole delle mie energie.

Basterebbe scrivere il semplice elenco degli eventi oggettivi, così come si sono susseguiti, per sfogarmi, fare immaginare il dolore, la sofferenza, la tristezza che sto vivendo e che mi stanno provando e sperare in un po' di comprensione. Aggiungendo i carichi emotivi, le molestie morali (difficilmente percepibili da altri che non siano le vittime), i tormenti, i maltrattamenti, l'abbandono, la solitudine, la disumanità incontrate, diverrebbe un racconto straziante e dai più poco accettato. 

Succede così infatti: che troppo spesso non si crede a ciò che capita agli altri, a meno che non ci si sia appena passati e che gli eventi vissuti non ci siano capitati esattamente uguali. Condizioni impossibili a realizzarsi tutte insieme, evidentemente. La vita è sempre una sfida. Ognuno ha la sua che non è uguale a quella di nessuno. Più spesso quindi ci troviamo ad archiviare il dolore degli altri come qualcosa di poco credibile, che capita a chi non sa reagire, a chi non è forte, a chi, insomma, fa sì che gli succedano queste cose. Noi sì che siamo più consapevoli, più intelligenti, più bravi, che abbiamo dei meriti perché veniamo da famiglie migliori. D'altronde i meriti si tramandano e acquisiscono per nascita oltre che per aver fatto qualcosa, ma senza tenere conto che fare qualcosa partendo da meno di niente dovrebbe valere più del fare la stessa cosa partendo dalle migliori condizioni possibili. Per questo non ci capita quello che succede agli altri. Perché noi siamo migliori.

Ovviamente sto traducendo il sentimento che spesso capita di provare agli esseri umani: la superiorità. A sostegno del proprio sentire, si accampano poi le più fantasiose motivazioni.

La realtà è diversa in base a come viene vissuta e percepita dalle diverse persone e va al di là di un semplice elenco. E' costituita da eventi oggettivi e vissuti soggettivi. Ognuno di noi ha un passato, un vissuto, degli strumenti diversi a seconda di dove è cresciuto, delle persone che ha incontrato e lo hanno formato. La realtà cambia anche di molto, in base a chi la sta vivendo. Se chiediamo in giro, ognuno di noi ha una percezione diversa degli stessi eventi, perché uno stesso evento impatta diversamente su ognuno di noi. E prima di distribuire colpe e meriti, bisogna valutare il peso diverso che ha quella stessa realtà a seconda di chi incontra. 
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16 settembre, 2019

CHIAREZZA

Caro nonno, ho accettato di vedere la mamma solo per te e la nonna, per evitare sceneggiate e festeggiare il tuo compleanno.

Mi dispiace molto per mia madre ma mi dispiace molto anche per me. Ad oggi se sto male lo devo soprattutto a lei (e a mio padre, certamente! Nominiamolo il vigliacco una volta tanto visto che questi padri troppo spesso si defilano e si dimenticano). 

Mia madre è stata per me -quando ero bambina e a lungo anche dopo- terribilmente dannosa: mi ha maltrattata, tormentata e tiranneggiata, danneggiandomi pesantemente. 

Avendo constatato fin troppo tardi che la sola strategia possibile per salvarmi da lei fosse quella di allontanarmi, vorrei che fosse chiaro che non ho intenzione di espormi ulteriormente alla sua presenza.

Il mio professore -che mi conosce molto bene perché sono 5 anni che mi osserva in palestra e mi analizza- sa, senza ombra di dubbio, cosa ho passato. E quando in un resoconto mi ha detto che io ho il tocco magico, una sensibilità e qualità fuori dal comune e di cui non riesco a rendermi conto, ha specificato che è così perché ho molto sofferto.

Di questa grande sofferenza che ho patito pare che nella nostra famiglia nessuno si sia mai accorto. Persino tu mi hai sempre detto che ho vissuto nella bambagia. Certamente tu sei un adulto che sa amare e sa prendersi cura dell'altro e, nello specifico, ti sei preso cura di me come hai potuto e con grande affetto. Ma, in questa gestione condivisa, disordinata e conflittuale, il tuo contributo non è stato sufficiente a proteggermi da una sofferenza troppo grande e troppo precoce. 

Nella pratica io sono stata una bambina in balia di una madre incompetente, fragile, inconsistente, problematica e patologica, e che, a piacimento, veniva sbolognata a te e alla nonna come un pacco. Quante volte la nonna stufa di avermi tra i piedi mi ha detto che una madre l'avevo, di chiedere a lei e non a voi. Di tornarmene a casa mia perché non mi sopportava. E tu impassibile leggevi il tuo giornale in sala. 

Posso affermare senza errore che ho vissuto in un ambiente patologico dove ognuno ha visto in me quello che più gli pareva: ora un figlio, ora un peso, un oggetto, un giocattolo, una riserva privata di affetto e riconoscimento gratuito e incondizionato, una fonte di vitalità a cui attingere per tirare avanti e, per tutti, sono stata l'occasione d'oro di proiettare allucinazioni e aspettative. Ognuno di voi ha preso da me ciò che ha voluto e ha lasciato che soffrissi senza riconoscerlo e senza scusarsi. Anzi, sono stata continuamente rimproverata, aggredita e commiserata perché non rispondevo mai adeguatamente alle aspettative di nessuno. 

Solo adesso che finalmente sono adulta, posso scegliere di sottrarmi alla vostra vicinanza mortifera.

Ad ogni modo, se sono ancora al mondo, è grazie a te e al tuo affetto. Tu sei l'unica persona affettiva della famiglia. Sicuramente per questo sei stato la salvezza per tutte noi quando sei arrivato. Ma soprattutto sei stato la salvezza per me, altrimenti deprivata completamente di affetto e umanità. Neppure mia nonna mi ha mai sopportata quando ero bambina o quando ho vissuto con voi. Per te almeno rappresentavo la speranza del riscatto e non una 'schifosa maledetta' come a turno ero per mia madre e mia nonna; per te ero una vita completamente nuova da amare e da crescere. E non l'adolescente problematica che ti sei ritrovato quando hai conosciuto la nonna. 

Ho poi passato una vita in analisi per cercare di fare ordine. È stato un percorso faticoso e doloroso quello per la comprensione della mia storia, ma necessario per poter continuare a vivere. Molte difficoltà permangono perché il maltrattamento e l'abbandono precoce ti segnano per tutta la vita.

Io non ce l'ho con nessuno di voi, e non ce l'ho tantomeno con mia madre, che è una persona palesemente piena di problemi, incapace e sofferente. Ma, avendomi lei investita -da appena nata e per tutta la vita- di odio, invidia, gelosia, rabbia, cattiveria fino quasi ad annientarmi; avendo io constatato che supplicarla di smettere di tormentarmi otteneva l'effetto di incoraggiarla a continuare, non ho intenzione di sottopormi mai più alla sua voracità e tossicità. Evidentemente è una persona gravemente disturbata e il sacrificio della mia infanzia di certo non è servito a guarirla. Adesso vado avanti per la mia strada, il più lontano possibile dalla sua.

Allontanarmi e chiudere con mia madre mi ha permesso finalmente di cominciare a respirare, di allentare la morsa della sofferenza, di fare ordine dentro me stessa e di vivere. Se avessi continuato ad espormi a lei sarei certamente morta. Ricordi i dolori atroci che avevo spesso alla pancia fino a svenire? Somatizzavo la sofferenza. Sono diminuiti gradualmente man mano che vi vedevo sempre meno fino a scomparire quando ho definitivamente chiuso con mia madre. Tornano solo quando sono molto stressata e spesso in concomitanza con un nostro incontro per paura di incontrarla. Ma ormai non svengo più. Sono più forte adesso grazie alla distanza e al lavoro su me stessa.

Come tu non ti sia accorto di tutto questo davvero non lo so. Forse lo hai detto perché non c'era un modo per salvare tutti quanti. Ma hai fatto comunque moltissimo per me. I ricordi belli della mia infanzia sono tutti legati a te che, nonostante le difficoltà, sei stato per me un nonno premuroso, un papà responsabile e una mamma  affettuosa. Non hai cacciato i mostri e non mi hai aiutata a fare chiarezza ma mi hai attrezzata per farlo da sola. Nessuno è perfetto. E tu hai delle qualità umane preziose e, adesso che ho studiato e lo so, delle competenze genitoriali rare per i tuoi tempi e che ancora troppo pochi uomini possiedono persino oggi. Chissà se un giorno capirò meglio cosa ti abbia spinto a fermarti in quella famiglia difficile. Forse è stato il profondo senso di responsabilità e fiducia che hai dimostrato in ogni aspetto della tua vita? Considero la tua esistenza una testimonianza di rispetto, coraggio, cura e bellezza. Nel tuo piccolo, con impegno e costanza, hai migliorato il mondo. Sei prezioso per me.

Ti voglio bene.
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13 settembre, 2019

PARTICOLARI

Un artista dipinge un disegno ma non ne rimane soddisfatto. Normalmente lo butterebbe ma, questa volta, decide di fare una cosa diversa dal suo consueto, qualcosa di meno assoluto: trasformare anziché distruggere.

Così taglia in tanti parti il disegno e lo mette via in una busta per proteggerlo dalle proprie pulsioni.

Tempo dopo, a freddo, lo ritrova e decide di soffermarsi su quelli che sostanzialmente non sono altro che dei particolari di quel suo disegno originale ormai irriconoscibile.

E succede una cosa: alcuni di quei particolari, inaspettatamente, gli piacciono moltissimo! Altri meno... ma scopre che a seconda del momento in cui li guarda, gli stessi particolari suscitano in lui emozioni differenti.

Ancora però non sa cosa farne di quel disegno. A volte lo porta con sé, perché contemplarlo e scoprire cosa prova non gli basta: vuole condividerlo con qualcuno.

Scopre così che l'altro, con la sua diversità, lo completa e con sorpresa quel disegno trova il suo scopo: partecipa ad un corso di psicomotricità in qualità di omaggio agli allievi che hanno appena fatto una seduta proprio con la pittura.

Ogni allievo del corso viene invitato a prendere un particolare del disegno dell'artista con la consegna di farne quello che desidera: buttarlo o trasformarlo.

Il particolare nel frattempo si è arricchito di un messaggio sul retro: 
'Nei particolari è contenuta la nostra unicità... ma è con l'altro che ci completiamo'.

L'artista è infatti cresciuto durante il percorso fatto da solo e insieme agli altri e si è reso conto, osservando quei pezzetti del suo disegno nel tempo, che egli stesso -e così ogni persona che incontra- è fatto di tanti particolari: alcuni gli piacciono e altri no, oppure piacciono ad altri e, nel bene e nel male, sono proprio quei particolari a renderlo e a rendere ogni singola persona speciale e unica. 

Capisce così che il valore è sempre relativo, che non vale la pena ragionare per assoluti, che solo nell'incontro e nel confronto con gli altri ci si completa e che si cresce integrando nuovi particolari e nuovi punti di vista.


Disegno di Olivya Blogger con contributi speciali di altri partecipanti:
il disegno è stato fatto su un foglio molto grande su cui hanno disegnato in tanti contemporaneamente. Ad un certo punto, il gioco si è impossessato dei partecipanti che hanno cominciato a dipingere il proprio corpo e quello dei compagni e a rotolarsi sul foglio. Hanno quindi sporcato dappertutto tranne quel particolare: quando arrivavano lì nei paraggi, spontaneamente deviavano per andare a pasticciare altrove, o aggiungevano un prezioso particolare. Il risultato finale è persino più bello dell'originale.
E' proprio vero che nei particolari è contenuta la nostra unicità e che è con gli altri che ci completiamo.


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19 giugno, 2019

VELOCE COME IL VENTO


Vacca boia... sta psico del cazzo alla fine mi ha fatto crescere delle radici e la fiammella vitale! Avevo raggiunto la vitalità di un tossicodipendente, ormai ero finita. Non credevo più a nulla, non mi fidavo più di nessuno, non avevo più nessun desiderio. Solo stanchezza. Poi, sostenuta dall'affetto, giorno dopo giorno, casino dopo casino, provando e riprovando, qualcosa si è riacceso e sono ripartita. Una fatica. Quanto è andato sprecato. Come avere una macchina da corsa e farci la spesa. Dopo un po' si ingolfa, si ferma e non vuole più ripartire.

Ogni tanto riguardo 'Veloce come il vento' e sono proprio come Accorsi quando pensa di venir mollato dalla sorella e comincia a predicare che non ci si può fidare e poi lei invece gli si affida e lui si emoziona, ha una possibilità e poi un'altra ancora, fanno un casino dopo l'altro finché non imparano ad essere una famiglia. E l'umorismo salva. Aiuta a sdrammatizzare questa cazzo di fottuta vita di merda. Così chiama Allegria il fratellino triste e lo fa sorridere andando contro tutte le regole. Ma si fa male. Si fanno tutti male. Eppure ce la fanno. E non c'è altro modo per quelli come noi. Provando e riprovando e facendo e facendosi male. Alla fine poi forse ce la facciamo. Bisogna non aver paura di soffrire. E lui è un eroe. Un testimone per i suoi fratelli dopo che è morto il padre. E la sua vita è valsa la pena. Così, scombinato com'era.


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01 maggio, 2019

NOI

E’ me che vuole e non importa se lo farò soffrire. Adesso ha il coraggio del suo sentire.

E’ me che vuole, nessun’altra. 

Si avvicina, mi tocca, il suo respiro è certezza. 

E’ me che vuole.

Mi prende la mano, mi stringe, mi volta. Non c’è più nessuno nella stanza. 

Insieme, troviamo il nostro posto, ogni cosa adesso ha il suo senso. 

Facciamo l’amore, senza parlare. Ci siamo scelti. Non c’è bisogno di alcuna protezione. E’ l’amore a proteggere e riempire. 

Avremo una bambina e poi un’altra ancora, e la vita, che prima era solo dura, adesso avrà una tenera corazza contro la paura. 

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24 ottobre, 2018

GENGIVE

Puoi affinare quanto ti pare tecniche per tenere a bada l'ansia, le emozioni, le paure ma ci sarà sempre una parte del tuo corpo che, magari in modo impercettibile, ti tradirà davanti al tuo interlocutore.

Io, ad esempio, ho le gengive!

Quelle stronze sono sempre state eccessive. Pretendono di comparire in ogni mio sorriso e si mostrano svergognate in combutta con il resto della bocca. Infatti devo avere la mandibola snodata e molto competitiva perché ad una gara di ampiezza di morsi ad una fetta di pane ho vinto a pari merito con un tizio alto un metro e novanta che ha pure una enorme bocca. Molto più grande di quella di Julia Roberts per intenderci, mentre la mia, da fuori, sembra minuscola! (Con l'occasione mi sono inavvertitamente morsicata le guance e tagliata agli angoli).
Non sarebbe un problema se non ridessi spesso. 'Voglio la dada che ride', disse una mamma chiedendo di me alla segretaria della piscina… Un sorriso caratterizzante perché quando rido è piuttosto evidente. E mi succede spesso. Se poi lo unisco al resto della mia personalità, divento uno strano personaggio e non passo inosservata. Quella 'strana': che potrò mai avere da sorridere tanto in questa valle di lacrime!

Ad ogni modo, il problema più imbarazzante è quando sono emozionata. Evidentemente mi disidrato e succede una cosa orrenda: pian piano, mentre parlo e sorrido mi si asciuga la saliva a tal punto che mi ritrovo… il labbro superiore arrotolato in cima alle gengive, come una tapparella, incapace di scendere se non srotolato manualmente o facendo delle smorfie.

Succede gradualmente: all'inizio sento che il labbro scorre male sulle gengive, la bocca è leggermente asciutta ma parlare è ancora possibile.

Poi inizia ad incepparsi, solo da un lato, mezzo labbro su e mezzo giù, come ho visto succedere forse ai cani qualche volta. Infine non scende più del tutto e mi ritrovo a usare i muscoli della faccia per biascicare le parole in un indicibile imbarazzo.

Comunque sempre meglio di quando mi veniva un attacco di diarrea...


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NEL SILENZIO

Ore passate nel silenzio a riascoltare quanto detto, nella preoccupazione di aver ferito, di non aver capito, nel dolore di aver sbagliato. Così non dormo. Il silenzio è solo intorno, dentro le voci si accendono. Chiudo gli occhi -arriverà lo sfinimento?- ma quelli si riaprono dentro: è ancora come di giorno, le luci, le persone, ogni cosa si ripete. Vorrei accettare ciò che è accaduto, domani farò diverso, adesso ho sonno. Impossibile dormire, prima devo rivivere tutte quelle storie.

All’inizio sospiro, non le sopporto, ho troppo sbagliato! Ma ad ogni rivisitazione, gli errori pian piano prendono posto nella mia comprensione, si allenta la tensione e solo dopo molte passate, succede, finalmente, di dormire.

Il mattino arriva presto e non c’è più modo di riposare: di giorno non ci sono scuse, è vietato lasciarsi andare. Solo per un film o un libro ma senza veramente dormire.

Tutto inizia quasi ogni sera, dopo cena e solo dopo essermi distratta: allora mi addormento per caso sullo scomodo divano, mentre sono arrotolata dentro ad una coperta e appoggiata a qualcuno. E’ un sonno perfetto. Appena resto sola però mi sveglio perché dentro si accorgono che è notte e di quel vuoto nel silenzio.

Così cominciano a parlarmi per riempirlo e io non so fare altro che ascoltarli. Passano le ore, in mezzo a quella folla di persone e ascolto e riascolto le nostre parole e tutte quelle storie…


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04 ottobre, 2018

CORAGGIO!

Da piccola ricordo di aver desiderato disperatamente per qualche tempo la bacchetta magica per poter fare tutte le magie che mi pareva. Un breve delirio stimolato dai cartoni animati e forse dall'inconscio che chiedeva i rinforzi. 

Fatto i conti col principio di realtà, me ne sono fatta una ragione di non poterla avere ed ho poi capito in seguito di essere stata comunque molto magica nella mia infanzia: sapevo vedere la bellezza intorno a me, avevo una fantasia, una vitalità e una gioia traboccanti e con esse ricoprivo ogni cosa. 

[La realtà 'nuda e cruda' come alcuni pensano di vederla, non so neppure se esista davvero o se sia pure quella una magia, ma di altra natura. Non a caso, ognuno vede le cose a modo proprio e le stesse 'tragedie' determinano vissuti e conseguenze molto diversi tra loro]. 

Purtroppo nella mia famiglia c'è stata una grande richiesta della mia magia che deve essere stata vista come una piccola miniera di tesori (gioia, vitalità, bellezza, nuovo inizio, nuova vita, crescita, appunto!) e che hanno sfruttato però senza criterio, esaurendola in fretta. 

Un dono inaspettato. Una riserva di vita inaspettata: accolta con sorpresa in mezzo ai sopravvissuti, sono stata depredata, svuotata e accantonata. Qualcuno mi ha pure rinfacciato di non risplendere più molto, di essere diventata opaca, dopo tutto l'investimento affettivo che avevo ricevuto. Che ingrata!

A lungo ho arginato il panico furibondo di mia madre, placandola; e non sono raggelata di fronte alla fredda razionalità di mio nonno, addolcendola. Ma ogni dinamica, ogni problema familiare ha continuato a riproporsi, sempre, fino alla fine, senza soluzione. Ho così interiorizzato di non essere abbastanza. Per molto tempo ho mantenuto un magico equilibrio per me stessa e per gli altri intorno ricevendo indietro solo disprezzo. 

Fatto sta che riconosco di essere stata magica, un tempo, perché ad oggi le magie non mi riescono più tanto bene e le sbaglio spesso. Vedo 'male' dove non ce n'è neppure molto e 'bene' ormai raramente. Come avessi consumato precocemente un potere senza riuscire a rinnovarlo opportunamente. 

Sono stata costretta così a lungo a sopportare 'per amore' cose che mi facevano male che ad un certo punto ho smesso di lottare, sono fuggita e mi sono nascosta. 

Adesso vivo come una rifugiata. Come mia nonna che, dopo essere sopravvissuta alla guerra, alla fame, alla morte e alla disperazione, ha vissuto il resto della vita in una calma placida e apparente, rinunciando a sé stessa pur di non iniziare, 'disarmata', nuove battaglie. In un certo senso ha continuato a lottare, come poteva, certo: ora per i diritti dei lavoratori, ora per quelli delle donne magari, ma non per sé stessa, visto che aveva creduto di non valerne la pena, rifiutando lavori di maggiore responsabilità e prestigio e lavorando sia fuori che a casa come da una donna ancora ci si aspettava. 

Certe battaglie si fa prima a combatterle per gli altri che per sé stessi, soprattutto quando ci hanno fatto credere di essere delle schifose, maledette e tremende quando invece siamo preziose, intelligenti e molto coraggiose.

Si arriva ad un punto che il desiderio di tregua supera qualunque altra ambizione e, una volta ottenuta, percependo lo svuotamento interiore, si rischia di non sapere più come e da cosa ripartire.

Il coraggio nella mia famiglia si è spesso consumato troppo in fretta e il resto della vita si è finito poi per passarla alla finestra...

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