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10 marzo, 2021

IL SALTO DI SPECIE

[Leggi prima: L'Uomo Selvatico]

Alcuni scienziati hanno sollevato il dubbio se l'Uomo, la Donna e la Figlia Selvatici possano effettivamente dirsi di appartenere alla specie dell'Homo Sapiens. 

Per la scienza attuale, non ci sono dubbi: le altre specie di Homo si sono estinte. Dunque appare impensabile che la Famiglia Selvatica possa appartenere a qualche ramo morto dell'evoluzione.

Si è però recentemente edotta l'umanità intera (tranne che per alcuni gruppi particolarmente resistenti alla conoscenza) della possibilità del salto di specie a proposito dei virus.

Si sa che gli scienziati non devono escludere nessuna possibilità, neppure la più remota, se vogliono riuscire a scoprire le Leggi della Natura. Perciò, da qualche tempo a questa parte, è stato avviato uno studio sulla possibilità di un salto da una specie di Homo ad un'altra, conservatasi tramite qualche sconosciuta funzione del DNA.

Vero è che l'Uomo Selvatico è solo una leggenda ma si sa che al fondo di ogni storia c'è sempre della verità. Così, dalla curiosità di alcuni scienziati e di altri professionisti, che si ritengono a buon titolo vicini di casa dell'Uomo Selvatico, è nato un progetto, inizialmente su base volontaria e autofinanziato, adesso finanziato dall'UE, per raccogliere quanti più dati a sostegno della tesi: Il salto di specie è possibile anche per l'Uomo? E, se sì, esistono più varianti in grado di fare salti differenti?

Pare che l'Uomo Selvatico possa effettivamente essere considerato una mutazione dell'Homo Sapiens in altre specie di Homo che si credevano estinte, perché in passato non avevano le condizioni per prosperare, mentre adesso, grazie alla adeguata trasformazione ambientale e sociale, sarebbero perfettamente a loro agio, decisamente più a loro agio di quanto non possa sentirsi un Sapiens, con tanto di degna rappresentanza politica.

L'indice RT per questa epidemia è elevatissimo.

Si è osservato in tutti gli esseri umani esposti alla vicinanza o convivenza con l'Uomo Selvatico, una rapida degenerazione che conduce in brevissimo tempo o alla morte o ad una orrenda mutazione.

Tutti gli esseri umani costretti a relazionarsi con l'Uomo Selvatico presentano sintomi preoccupanti per gli scienziati e che esitano in maniera molto differente a seconda del carattere del soggetto colpito dalla disgrazia. In tutti i casi, i contagiati assistono impotenti ad una esasperazione dei propri tratti caratteriali più marcati: i sensibili divengono ipersensibili e spesso muoiono. Gli indifferenti divengono sociopatici e spesso uccidono gli altri.

Si è visto che le vittime maggiori sono le persone sensibili. Negli ultimi anni sono aumentate esponenzialmente le richieste di aiuto psicologico di persone provenienti dalla zona dove è presente l'Uomo Selvatico; sono aumentati i ricoveri e le morti di giovani donne e uomini, persone emotive, intelligenti, spiccatamente sensibili. Questi soggetti fragili, di fronte ad una tale esposizione tossica, generalmente si lasciano morire, dopo atroci sofferenze emotive. Mentre, al contrario, nelle persone già predisposte all'egoismo, all'odio, all'indifferenza, all'alessitimia, la personalità muta ma sopravvive inasprendo i suddetti tratti, disumanizzando l'individuo, rendendolo totalmente anaffettivo, insensibile, indifferente, privo di empatia, di sentimenti, di passioni. Questi mutanti si nutrono di tutti gli altri. E' il caso dell'Uomo Selvatico.

Si sospetta che all'origine l'Uomo Selvatico sia venuto al mondo come un normale Sapiens ma che, a forza di deprivazioni, abbia fatto il salto di specie, mutando in Homo Ergaster, ritenuto erroneamente estinto. Comunemente, l'Homo Ergaster viene chiamato, in modo improprio, "L'Ergastolano", per quanto le sue caratteristiche specifiche siano certamente presenti in molti ergastolani.

L'Homo Ergaster era un uomo che già due milioni di anni fa aveva comportamenti socialmente ripugnanti e per questo era stato annichilito dalle specie più evolute, ancora numericamente superiori e capaci di coalizzarsi contro le minacce.

Questo ominide pareva essersi realmente estinto. Invece deve essere stato come riassorbito in forma di nucleotide nel DNA che, una volta presentatesi le condizioni favorevoli, ha provocato una trasformazione sostanziale nell'individuo ospitante.

L'Uomo Selvatico si è letteralmente trasformato in un ominide vissuto due milioni di anni fa e così hanno fatto pure coloro che, già ugualmente predisposti geneticamente, sono stati esposti alla sua influenza.

Molti individui, prima del salto di specie, necessitano di una fase intermedia durante la quale avviene una prima mutazione preparatoria al salto, partendo da certi tratti caratteriali sviluppati grazie ad un ambiente favorevole. E solo dopo compiono il vero e proprio salto di specie, mutando l'ospite in modo irreversibile, nell'Homo Ergaster.

Le condizioni ambientali favorevoli per questo salto di specie sono: l'avidità, l'egocentrismo, la diffidenza, l'indifferenza, l'anaffettività, l'alessitimia... elementi tutti eccessivamente presenti nella nostra società moderna.

Ecco dunque spiegato il fenomeno dell'Uomo Selvatico: non più leggenda ma caso umano diffusissimo.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------[Questo racconto è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto della fantasia dell'autore oppure sono usati in chiave romanzesca. Ogni somiglianza con fatti o luoghi o persone esistenti o esistite è puramente casuale].

06 marzo, 2021

RIPRODUZIONE ED EVOLUZIONE

L'innamoramento, la nascita di un sogno, l'idea per un progetto hanno il potere di illuminarci dentro a giorno, come se si accendessero per un attimo contemporaneamente tutte le luci del mondo necessarie a vincere il buio dell'Universo. Il consumo energetico è al massimo, perciò questa condizione dura poco. Ma è la spinta iniziale che serve ad avviare e poi compiere le grandi imprese: amare, superare ostacoli ai nostri sogni e credere in progetti altrimenti impossibili, rischiando persino delusioni che mai e poi mai, in condizioni normali, oseremmo anche solo immaginarci di poter sopportare. 

In quei momenti siamo come sotto effetto di stupefacenti, come se tornassimo adolescenti, infiammabili e incapaci di valutare più di tanto le conseguenze delle nostre azioni.

E' come se fossero stati progettati dei pulsanti nel cervello che si premono con un'emozione, una sensazione, un pensiero speciali, per darci una carica aggiuntiva di coraggio e determinazione tali da permetterci di rivoluzionarci, di trasformarci, di crescere e cambiare.

Processi necessari all'evoluzione. 

Talvolta però, questo meccanismo si inceppa perché, un attimo prima di premere il pulsante, siamo portati a prefigurarci la possibile sconfitta, il possibile fallimento, il disastro, la noia. E si rimane fermi sul posto o, peggio, si regredisce a stadi energetici bassi, bassissimi e che ci consentono a malapena di rimanere nella nostra zona di comfort. Dopo una eccessiva permanenza nella zona di comfort, subentra l'atrofizzazione cerebrale e la morte della nostra parte più vitale. Insomma, ci trasformiamo in zombi, dipendenti dal solito copione. Una premorte, l'anticamera di quella definitiva che sopraggiunge quasi sempre come una liberazione. 

Si sa che nel realizzare i sogni si procede per prove ed errori. Il rischio di fallire va messo in conto, senza scoraggiarsi alle prime occasioni.

Bisogna poi saper trasformare, far evolvere l'energia della spinta iniziale, destinata a consumarsi in fretta, in una fiamma controllata e durevole. Un'arte. Forse l'arte più nobile e complessa che un essere umano possa sviluppare. E, quando ci riesce, certamente ha raggiunto l'obiettivo più evoluto della propria esistenza e contribuisce, nel suo piccolo, all'evoluzione della nostra specie.

Ma non ci riesce quasi nessuno, infatti viviamo in un mondo di vigliacchi, frustrati, infelici e incazzati. Come l'Ignorante che Puzza e tutta la sua orribile famiglia, fermo con ostinazione a qualche stadio superato dell'evoluzione.

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05 gennaio, 2021

NON E' UN PAESE PER EMOTIVI

Personalmente devo aver più volte nominato e parlato più o meno di tutti i maltrattamenti subiti: ci ho pianto sopra di fronte a testimone empatico, elaborandoli uno a uno. Eppure continuo ad essere condizionata potentemente dai miei traumi, nelle scelte di vita e nelle relazioni. 

Nonostante le preziose elaborazioni, dunque, sotto stress, interviene in automatico un qualche funzionamento distorto. Moltissime situazioni fungono da trigger: in un attimo rivivo il film della mia infanzia e provo emozioni e sentimenti insopportabilmente intensi. 

Che forse dipenda dal fatto che quella persecutrice di mia madre non ha mai riconosciuto nulla di ciò che mi ha inflitto? E che ogni suo attuale pensiero per me è ancora solo di distruzione e morte? Che tutta la mia famiglia non ha visto nulla e forse stenta pure a crederci? Non parliamo poi del resto del mondo: i maltrattamenti esistono solo al telegiornale e nelle lontanissime periferie degradate degli altri mondi, dove si vede ad occhio nudo che vivi nel disagio sociale, magari perché sei sporco, puzzi, hai i lividi, i pidocchi e i vermi. Non si crede al traumatizzato quando è vestito bene, quando è pulito, profumato e sorridente. Quando viene mandato a scuola e in vacanza e non ha segni sul corpo. La mia mamma è stata molto attenta e poi le facevano male le mani. Così colpiva forte per farmi male ma non abbastanza per lasciarmi segni duraturi e poi si è dedicata anima e corpo alla violenza psicologica che, oltretutto, le dava assai maggior soddisfazione essendo sadica e contorta. Inoltre mi ha insegnato a riconoscere le sue punizioni come conseguenza della mia inadeguatezza, ottenendo la mia totale omertà fin da piccolissima. Ero sbagliata e lei una vittima: mia, della famiglia, del mondo intero. Meritavo di essere punita essendo la mia stessa esistenza una punizione per lei. Poverina.

Oppure sono come quei bambini selvaggi cresciuti da soli nella natura (nel mio caso, da sola nella sofferenza) e che, non sviluppando, ad esempio, il linguaggio al momento giusto (nel mio caso la fiducia in me e negli altri, ecc…), non lo svilupperanno mai più?

Forse un testimone non è sufficiente. Forse Alice Miller parlava di un testimone in senso lato o simbolico: "uno", ma grande abbastanza a seconda della gravità dei traumi vissuti.

Così, in attesa di scoprire un antidoto ai maltrattamenti subiti, continuo a soffrire e soffrire nel tentativo di smettere di soffrire. Il nostro, poi, non è un paese per persone fragili o per diversamente emotivi, che sono considerati dai più dei lamentoni privi di volontà e palle, degli incapaci, degli esseri inutili e incomprensibili. Questo a dimostrazione del fatto che l’umanità in generale non è in grado di farsi carico e prendersi cura delle proprie fragilità. Le combatte, moltiplicandole. 

Chissà se, date le stesse condizioni climatiche, l’uomo, oltre a pensare e fare gli stessi errori ovunque nel mondo, non possa anche riprodursi tale e quale in infiniti sistemi solari, costringendo la propria specie e la Natura tutta, ogni volta, alla stessa fine.
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26 novembre, 2020

SCELTE, AMORE E ZOMBI

Se ci concentrassimo sulle scelte che facciamo continuamente, ogni istante della vita, potrebbe venirci un attacco di panico. Scegliamo in continuazione. Consapevolmente o meno, guidati da un bisogno, da un desiderio chiaro o nella totale confusione. Ma pur sempre scegliamo. Continuamente. E, scegliendo, diamo forma al nostro destino. Il fottuto destino. Altro che predeterminazione fatale dell'accadere! Il destino è il frutto del nostro scegliere. Ed è raro che il destino possibile sia uno soltanto! Quindi, più che il problema di avere un destino predeterminato, l'essere umano ha il problema di avere infiniti destini da poter creare. Certamente il copione famigliare aiuta a sfoltire le nostre infinite possibilità, riducendole drasticamente ad un numero finito. Ma ne abbiamo comunque tantissime a disposizione. 

Scegliere è faticoso, anche quando sceglie per noi il sistema nervoso autonomo. Scegliere con consapevolezza poi è faticosissimo. Anche perché la consapevolezza spesso arriva dopo svariati tentativi di scelte insoddisfacenti. 

Ricapitolando, per scegliere bene ed essere artefici di un destino sorridente, certamente qualche scelta la sbaglieremo. Di meno, se proveniamo da una famiglia che ha tramandato l'arte della consapevolezza di generazione in generazione, invece di ricominciare ogni volta da capo! Di più, se proveniamo da zombi che vanno avanti a testa bassa e non si fermano mai a sentire, a riflettere e a pensare e che si presentano come brutta copia di quelli prima di loro.

Oltre ad avere infinite possibilità tra cui scegliere, abbiamo pure svariate intelligenze molto diverse tra loro e spesso organizzate in compartimenti stagni. 

Data la complessità dell'uomo e l'horror vacui a cui necessariamente è soggetto, è normale che la tendenza sia quella di semplificarsi l'esistenza, riducendo drasticamente la complessità della realtà incerta, in poche semplici certezze. Solo che, tra semplificare un pochino e uccidere l'essenza stessa dell'umanità, in mezzo passa un mondo di possibilità. 

E, continuamente, umani a diversissimi stadi di semplificazione, di sviluppo delle diverse intelligenze, di consapevolezza dello scegliere si incontrano e, inevitabilmente, si scontrano.

Continuamente. 

Si capisce che vivere è un casino e le droghe spesso hanno un iniziale valore terapeutico, per alleviare il disagio di una responsabilità enorme già solo per sé stessi, figuriamoci per altri: scegliere mentre annaspiamo nella confusione e nell'incertezza è una condizione fetente. 

E fu così che nacquero i negazionisti, i no-vax, i terrapiattisti... Scherzo. E fu così che nacque il male di vivere: come cazzo si fa a trovare il coraggio di scegliere quando, per farlo con un buon livello di consapevolezza, dipendi, prima, dalle scelte di qualcuno prima di te e, poi, dipendi dalla tua capacità di sopportare il dolore causato dagli errori di quelli prima di te e dei tuoi, subito dopo e ad essi collegati?

Che cazzo. 

Se poi sei circondato da una umanità miserevole di zombi, di non morti né vivi, dove, da chi, come dovresti imparare a scegliere? 

Ecco la grande tragedia umana: imparare a scegliere decentemente prima di essere morti per davvero.

E' una tragedia perché la vita di chiunque è costellata di scelte di merda. E siamo tutti destinati a fare delle scelte del cazzo. La qualità della vita dipende da quanto le scelte del cazzo portano poi a quelle soddisfacenti. Allora sì che ci siamo destinati bene. Che abbiamo creato qualcosa di nuovo e che ci siamo, come dicono tanti, realizzati. 

L'esistenza migliora se pensiamo che sbagliare è una condizione inevitabile (contrariamente alla moda in auge fino almeno almeno agli anni 2000, del bianco e nero, del giusto e sbagliato, del lineare, del genitore e dell'uomo che non sbaglia mai) e che non dovrebbe contare l'aver sbagliato di per sé, ma cosa ci si fa con quell'errore. Le scelte del cazzo fatte erano il meglio che potessimo fare in quel dato momento della nostra vita di un po' zombi che eravamo. Col tempo però, siamo maturati un pochino, siamo cresciuti, siamo diventati persone più consapevoli, che hanno imparato dai propri errori, dopo averli ripetuti il giusto numero di volte necessario all'apprendimento. 

Una magra consolazione ma l'unica che ci resta.

Lo zombismo è una metafora perfetta della condizione umana di sempre: una malattia che colpisce l'uomo riducendolo ad un mostro che si trascina in preda al proprio istinto di mangiare e che (secondo i registi moderni) guarisce grazie all'amore. Alcuni hanno capito che i mostri della nostra vita e della terra in generale sono persone che non sono state amate e che non sanno amare: individui incapaci di provare empatia, sociopatici che, proprio grazie a questa mancanza, raggiungono un senso di appagamento solo violando i diritti degli altri e qualsiasi regola di comune convivenza. Per i sani di mente, queste persone non possono che portare morte e distruzione. Per tutti gli altri, sono un esempio di riscatto. 

Purtroppo, come rappresentato nel film sugli zombi Warm Bodies, ci sono stadi della malattia reversibili e altri no e che creano rispettivamente gli zombi e gli ossuti. Allo stadio di ossuto, sei talmente trasfigurato che non puoi più tornare indietro e puoi solo fare terra bruciata attorno a te. Ci sono molti esempi di ossuti intorno a noi, nella nostra vita famigliare e nella politica attuale. Nel film era più immediato riconoscere e distinguere gli zombi dagli ossuti. Nella vita reale, invece, è più complesso. Ad alcuni si rizzano i peli del corpo quando sono vicini ad uno zombi e provano nausea e un malessere diffuso se nei paraggi c'è un ossuto. Data la difficoltà a riconoscere zombi e ossuti nella realtà, temo che la pandemia dello zombismo non terminerà mai. Gli ossuti mietono vittime dalla notte dei tempi e continueranno, più o meno sempre. Per impedire che una pandemia distrugga l'umanità, il numero degli ossuti deve diminuire.

Aggiungo una testimonianza positiva e poi chiudo con questo delirio: sono felice. Nonostante provenga da una famiglia di zombi, da un ambiente di zombi e sia stata cresciuta da un ossuto, sono riuscita a trarre qualcosa di buono dalle mie scelte infelici. E a tratti sono orgogliosa di quello che sono riuscita a fare partendo da quella realtà: ho messo una buona distanza fisica tra me e il luogo nuclearizzato e abitato dagli zombi (e soprattutto dagli ossuti) da cui provengo. Abito il rifugio dei miei sogni: quello in cui mi sento a casa, protetta dal mondo esterno. Certo, nei miei sogni non c'erano vicini zombi ma i sogni sono sogni e gli zombi ormai sono dappertutto perché sono la pandemia più resistente e difficile da superare per l'umanità. Bisogna fare attenzione ma conviverci pure un pochino e voler loro bene. Si vede che a volte batte loro il cuore. E poi non sono gli zombi dell'infanzia e non sono ancora ossuti, almeno credo! 

Infine, lavoro con i bambini, la parte bella dell'umanità e la speranza di una umanità migliore! 

Prima di scegliere, inoltre, ho imparato ad ascoltare le reazioni del mio corpo e ad integrarle con i ragionamenti. Il corpo o la mente, presi singolarmente non hanno quasi mai ragione. Bisogna farli dialogare. Un'arte! Che si impara nel tempo, con l'esempio e l'esperienza. 

A tutti gli zombi: lo zombismo è reversibile ma la cura inizia alzando lo sguardo da terra e ascoltando i micro battiti del vostro cuore e poi camminando barcollando verso ciò che lo fa battere più forte!

Agli ex zombi e a chi ha delle ricadute: non credete a chi vi dice che non valete niente! Soprattutto non date retta a quella vocina ossuta del cazzo che talvolta emerge dal profondo come un eco lontano o un chiasso assordante e che vi svaluta e fa vacillare. Avete sconfitto un virus letale e lottate contro le ricadute, siete forti e coraggiosi ed estremamente creativi! E quante più sono le vostre cicatrici, tanto più grande è stata la vostra forza e il vostro coraggio per superare le difficoltà che avete incontrato. Non siete degli sfigati perché a voi è toccata una vita infame, siete degli eroi sopravvissuti a battaglie spaventose, che non si sono arresi nonostante il dolore e la sofferenza e che costruiscono dalle macerie.

Soprattutto e contrariamente a quello che si vuol fare credere e che si ostenta sui social, sappiate che tutti sono entrati in contatto con il virus dello zombismo. E non esistono vite tutte sorrisi e successi. Proprio dietro quel bisogno di sbandierare allegria, splendore, successo, bellezza, ricchezza, si cela un profondo desiderio di riscatto da una condizione profonda in cui ci si è sentiti fragili, perdenti, inadeguati, impotenti, in cui ci si è vergognati.

Far credere che avere successo significhi potersi esibire belli, vincenti e sorridenti e che chi soffre sia uno sfigato, uno che probabilmente si merita di soffrire e che si martella pure i coglioni con seghe mentali, è sintomo di grande disagio. I modelli attuali sono degli esibizionisti dal sorriso scintillante e con la carta di credito fumante.

Una accecante illusione. 




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05 ottobre, 2020

UOMINI D'ALTRI TEMPI OFFRESI

Esistono ancora oggi, in Italia, uomini d'altri tempi. Non lo dico con nostalgia. Ma con disgusto. Questi uomini d'altri tempi poi, hanno dei figli. Quindi gli altri tempi diventano quanto mai attuali.

Capita infatti di sentire ancora oggi uomini accampare teorie per giustificare certe cattive abitudini, apprese involontariamente nella propria famiglia e non per originalità! Insomma, niente di nuovo sul fronte occidentale!

Riconoscere le proprie cattive abitudini significherebbe finire col mettere il naso nelle sporche questioni di famiglia che certi genitori hanno fatto ben capire di non gradire che si approfondisca.

Così, tendenzialmente, la prima generazione coinvolta, quella dei figli, imposta la propria vita sull'omertà, sulla negazione della necessità di approfondire, sulla giustificazione delle proprie cattive abitudini, accampando fantasiose teorie generali a sostegno di una verità purtroppo miserabile e soggettiva e allontanando tutto ciò che li avvicini alla verità. L'amore in primo luogo.

Se poi sei un figlio maschio etero, nel pacchetto ricevi non pochi privilegi, benefit e licenze. E tanto basta alle generazioni di uomini d'altri tempi per comprarsi l'obbedienza, la coazione a ripetere e il silenzio dei figli.

E' più facile e conveniente addomesticare o allontanare l'ultimo arrivato nella propria vita che approfondire un discorso vecchio e schifoso e pieno di insidie.

I figli maschi etero tendenzialmente riescono piuttosto bene nell'insabbiamento. Comprensibile, con quei benefit, la tentazione è grande! Se per sbaglio si accorgono delle incongruenze, ecco la fatica di mantenere l'equilibrio tra la verità che cerca di venire a galla e la menzogna che vuole soffocarla! Immediatamente saranno costretti dalla propria vigliaccheria e pigrizia a trovare un colpevole esterno al circo da cui provengono ma, tutto è bene quel che finisce bene, ogni cosa tornerà ad incastrarsi meglio di prima. L'amore infatti al giorno d'oggi è usa e getta: si sfrutta l'innamoramento e poi si butta. C'è chi lo fa per un intenso decennio, con solo qualche ricaduta, chi per tutta la vita.

Benvenuti al circo degli equilibrismi!

Se le cattive abitudini familiari sono ben radicate, inscritte in una famiglia tutto sommato gratificante con i figli, mediamente inconsapevole, che va avanti senza farsi troppe domande, difficilmente il figlio riuscirà a liberarsene. Vale certamente di più il modello interiorizzato fin da piccolo. Più verosimilmente adotterà le teorie più semplici e immediate che in qualche modo gli permettono velocemente di tornare ad illudersi di essere nel giusto e poter continuare a non vedere.

Il sistema poi cresce maschi con i benefit e femmine insicure. Così dura più a lungo e diventa difficile modificarlo. Se i maschi fanno squadra, più facilmente le donne si troveranno a dover accondiscendere. Un sistema collaudato da millenni di vita evoluta.

Per la rivoluzione ci vogliono dei prerequisiti. La rivoluzione di solito non è improvvisa, non la fa una generazione da sola, certamente non quella che è stata formata direttamente dagli uomini d'altri tempi, ma più probabilmente quella successiva, dopo una serie di passaggi. Altrimenti il distacco è troppo netto per essere sopportato e gestito al meglio, per consentire di non esporre troppo la propria vita alla violenza delle intemperie. 

Ad ogni modo, sono qui a denunciare la preoccupante presenza di uomini italiani eterosessuali che considerano la donna un oggetto, un servizio, colei che si smazza ciò che molto semplicemente un uomo non ha piacere di fare e che si presta alle richieste sessuali di suddetto compagno senza avanzarne di proprie (per carità, non sta bene, il maschio poi si deprime).

La fantasia più diffusa tra i maschi è ancora quella che la donna si immoli compiacente e remissiva e crei l'allucinazione di una donna un po' madre e un po' troia. Testimonianza del mancato superamento della fase edipica. Come impostare l'intera esistenza su un bisogno primario insoddisfatto. Cazzo, ma è una epidemia!!! 

Questi uomini poi non sopportano che una donna dica loro di accettare di frequentarsi per convenienza: uno scambio alla pari di favori, di sostegno reciproco e aiuto li ferisce nell'orgoglio di maschio etero! Loro desiderano una femmina che sbrighi le faccende quotidiane che non hanno voglia di fare, come segno di cura (materna), e che lo facciano senza lamentarsi e magari si facciano anche sbattere per bene o, nel caso fosse lui a non garantire la prestazione, ad offrire una presenza lusinghiera, perché poi in realtà non vogliono davvero una madre, vogliono mantenere l'illusione di essere uomini e non bambini. E se le donne non accondiscendono, tanto meglio, possono sempre avvalersi dell'altro benefit, quello di condividere con altri uomini dello stesso spessore commenti o fantasie di prepotenza sulla figa di passaggio, sentendosi legittimati in qualunque momento a mettere direttamente in pratica suddette fantasie, colpevolizzando la malcapitata di turno. Magari giovane o manipolabile. 

Tutto ciò deve far sentire potenti. Ribellarsi farebbe perdere non pochi privilegi, anche se apparenti.

Propongo uno scambio, visti i problemi a far tornare i conti: un barcone di questi uomini nostrani in cambio di uno di donne immigrate. Grazie.

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05 giugno, 2020

KILL BILL


Certe relazioni meriterebbero un finale, simbolico ovviamente, come questo! Rapporti malati che originano da un disequilibrio, uno sbilanciamento dei poteri; rapporti verticali, dunque, dove i ruoli sono rigidi e ben definiti: manipolatore/padrone/oppressore/carnefice/sadico e manipolato/schiavo/oppresso/vittima/masochista. Entrambe personalità dipendenti, pilotate da bisogni primari insoddisfatti e inconsci.

Kill Bill rappresenta per me un percorso simbolico di liberazione dalla condizione di dipendenza di uno dei due protagonisti (Beatrix Kiddo), mentre l'altro (Bill appunto) cerca di mantenere la posizione di dominio, prima utilizzando la manipolazione, il ricatto morale, poi, attraverso la violenza.

Tutto il film simboleggia una condizione esistenziale tipica dell'uomo: una relazione  fondata sulle debolezze, messa in crisi da un evento significativo al punto da generare una sana evoluzione in uno dei due partner e una feroce rabbia proiettiva nell'altro. Kill Bill racconta anche della difficoltà e della fatica necessarie ad una reale e profonda "liberazione" da legami perversi.

Chiunque abbia vissuto un percorso di crescita, per quanto inserito in una realtà meno traumatica, può riconoscersi nella protagonista.

Il processo di liberazione può essere anche molto doloroso sul momento ma genera un cambiamento positivo irreversibile.

E' dunque auspicabile riconoscere e affrontare il proprio "Bill" interiorizzato, qualunque aspetto abbia. "Ucciderlo" simbolicamente, con la consapevolezza del proprio valore e della propria forza emotiva, con l'uscita dalla dipendenza. 

A questo scopo esiste il desiderio di cambiare, innanzitutto, il muoversi alla ricerca, e la psicoterapia, poi, per orientarci e strutturarci, imparando così a camminare nella giusta direzione. Per sistemare i "Bill" reali che ci perseguitano, invece, esistono prima di tutto la fuga appena possibile, l'attivazione di adeguate strategie di autoconservazione e la ricerca di aiuto. Uccidere, nella realtà, persino quando siamo perseguitati, tormentati, gravemente torturati e minacciati, creerebbe successivi ulteriori problemi di coscienza, etica e morale oltre che di libertà personale. Le molestie morali sono difficilmente dimostrabili. E questo i persecutori lo sanno bene. Dobbiamo quindi fare i conti con il principio di Realtà, il nostro Super-Io e le regole della nostra società, anche quando sono poco efficaci o addirittura insufficienti. La vita va protetta, difesa e continuamente garantita da noi stessi, innanzitutto attraverso la consapevolezza, il più efficace garante del rispetto dei propri diritti. 

A questo ho pensato vedendo Kill Bill… E di tutti i "Bill" incontrati nella mia vita, dedico questo pensiero e questo film a M.P.: hai detto bene quando, realizzato che avevi perso il tuo giochino, ti sei definito un mostro. Una consapevolezza durata un nano secondo, immagino, ma ormai non più un mio problema. Quanto ti somiglia, fisicamente, David Carradine e, psicologicamente, il personaggio che interpreta in Kill Bill! Stessa spietatezza, fino all'ultimo! Hai persino tentato la mia distruzione finale ma io, come Beatrix, durante il mio addestramento, evidentemente avevo imparato la tecnica di esplosione del cuore con cinque colpi delle dita e l'ho usata, mio malgrado, per difendermi. Perché per me sei morto. Il nostro duello finale assomiglia molto al loro anche se giocato tutto con le parole, parole affilate come lame.
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03 maggio, 2020

DOMANI INVENTERO'

"Ai confini di ogni confine c'è l'ignoto.  
Se salto, dove andrò?  
E se c'è qualcosa di brutto?  
O di sbagliato?  
E se c'è qualcosa di nuovo?  
Domani inventerò." 
[Domani Inventerò, Agnes de Lestrade e Valeria Docampo, TERRE DI MEZZO editore].
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Domani è il 4 maggio 2020: FASE 2.

In questi giorni ho parlato al telefono con un sacco di gente e raccolto tante preoccupazioni... qualcuna forse mi è rimasta addosso. 

E adesso?

Mi sembra di essere in un libro di storia mentre accade e dentro al telegiornale. Per la prima volta tutto quello che riguardava gli altri, lontani da me, riguarda proprio me. 

E in un colpo solo mi confronto con il passato, il presente e il futuro, con la morte, con la malattia, con un regime, con l'indignazione, il dolore, la paura, l'orrore, la disumanità tutta insieme... 

Per la prima volta sembra che tutto sia collegato e che abbia senso. Un senso profondo e agghiacciante, doloroso, travolgente come un'onda gigantesca, immensa nella sua potenza. 

Una volta, mentre giocavo in un mare agitato, sono stata travolta da un'onda molto grande. Quando pensavo avrei cominciato a risalire, ne è arrivata un'altra a tenermi sotto. In un tempo sospeso, ho assecondato una forza più grande di me e aspettato di venire rilasciata. Non ho pensato al bisogno di respirare, che non potevo in alcun modo soddisfare. Ho atteso di sentire il momento in cui quella forza avrebbe mollato la presa permettendo alle mie forze di reagire. 

Se non avessi fatto quella esperienza adesso non saprei di avere quella resistenza.

In questo tempo sospeso, trattenuta nella mancanza e nel dolore, nel bisogno simbolico di respirare, ho atteso. 

Ma c'è una differenza: trattenuta sott'acqua da un'onda, tutto è passato appena riemersa. Trattenuta dal provvedere a me stessa e a i miei cari da una umanità contorta e perversa, tornare in superficie a respirare non sarà cosa semplice. E ciò che rende l'esperienza molto più terrifica di allora, è la complessità con cui dovrò confrontarmi prima di poter determinare o meno la mia salvezza.

Non ho idea di quando potrò respirare. Il tempo è ancora sospeso anche se gli hanno dato un altro nome. Questo è importante sapere! Altrimenti si rischia di annegare per la disperazione di aver vissuto l'ennesima illusione.

Per sopravvivere non resta che inventare. Succederà di venire spinti giù ancora e ancora. Di venire trattenuti da forze più grandi di noi. Dovremo conservare le forze, prepararci, attendere il momento per scalciare, trasgredire e verremo puniti prima di vedere riconosciuti i nostri diritti... in gioco è il diritto stesso alla vita. 

Siamo ad un confine chiaro: la storia la stiamo scrivendo noi. Era così anche prima, certo, ma non lo sapevamo davvero... a molti di noi sembrava più di camminare su un sentiero. Adesso è chiaro che il sentiero lo stiamo tracciando noi e che eravamo "fuori strada" già prima. Per questo abbiamo paura. La realtà di prima era piena di illusioni che creavano dipendenza e a stento alleviavano i nostri dolori. 

Dunque siamo qui, senza illusioni, senza anestetico, senza medicine, senza strade chiare da percorrere. La nostra sopravvivenza è stata messa fortemente in discussione. Non ci resta che inventare.
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26 marzo, 2020

I MOSTRI SON TORNATI - CAP 1: L'ERRORE

Errore 1: Tornare a casa.
Per nessuna ragione al mondo bisogna tornare nella casa da cui si è scappati.
Soprattutto se sta dilagando un virus nuovo per il mondo e rischi di rimanerci bloccata dentro, chiusa gomito a gomito insieme a tutta la tua famiglia patologica, ad oggi invalida al 100% e abbandonata per precauzione dai servizi domiciliari.

Errore 2: Agire in preda ai sensi di colpa, al senso del dovere, alla pietà, al senso comune, dimenticando di interpellare i tuoi incubi. 
Per una volta che potrebbero servire a farti ragionare invece di impedirti di dormire. E pensarci ormai solo mentre si stanno realizzando uno dopo l'altro, mentre le varie ordinanze messe in atto per arginare il virus si inaspriscono, non tenendo conto di invalidi e bisognosi, figuriamoci di figli maltrattati, rischiando così di essere obbligato a rinchiuderti insieme ai tuoi peggiori incubi, coi vicini che lapidano dai terrazzi chi, come te ed evidentemente meno fortunato di loro, esce a prendere una boccata d'aria e con essa una di speranza di continuare a vivere. Perché in casa accampati, abbandonati, immersi in una montagna di merda ci stai tu e loro non possono saperlo ma potrebbero almeno esimersi dall'infierire, nel dubbio. Come sempre, vale solo se ti butti dal 5 piano: poverina, doveva stare male, avrebbe potuto chiedere aiuto. Bastardi!!! E a chi, a voi che lo offrite solo quando uno si è già ammazzato?

Errore 3: Rimanere calmo mentre chiedi aiuto alle uniche persone che conosci in quella realtà, che hanno sempre fatto pasticci quando c'erano, che per le cose importanti non ci sono mai state e che si sono sempre tirate indietro nel momento del bisogno dopo avertelo offerto. Urla, idiota, incazzati e prendili per il colletto: mi hai offerto aiuto, mi hai detto di stare tranquilla che se ho bisogno accorri? Bene, adesso ho bisogno. Come? Avevi capito male? Vieni qui o mi butto giù dalla finestra.

Errore 4: Portare con te la persona più cara che hai, rischiando di vedere distrutta tutta la tua nuova vita. Sia per lo shock di conoscere i tuoi mostri -non più sotto forma di irrequietudine notturna e furto di coperte mentre si dorme ma in carne e ossa e veleno-, sia per il rischio di prendere il virus.

Errore 5: Pensare di poter essere d'aiuto alla tua famiglia senza perdere una parte di te stesso. Poi quale parte non si sa. Certamente la salute mentale e forse anche quella fisica.

Errore 6: Pensare in successione a tutti gli eventi negativi appena accaduti, ipotizzare il realizzarsi dell'evento sfavorevole successivo tanto per spaventarti un po' e provare a vedere se ti svegli e, impotente, vederlo realizzarsi.

Errore 7: Insistere a voler cercare una soluzione quando l'unica soluzione per te praticabile per sopravvivere è scappare.

Errore 8: Pensare di aver fatto solo errori. Qualcosa, anche solo per sbaglio, devi averlo azzeccato. Come quando litigavi come una pazza col nonno affinché non uscisse, sentendoti un mostro con un brutto carattere e, appena te ne sei andata, lui è uscito, ha preso freddo e si è ammalato. E capisci che quello col brutto carattere era lui.

Errore 9: Illudersi.
Non aver preso con te droghe per evadere dalla realtà nel momento che fosse divenuta insopportabile, illudendoti che gli esseri umani, fragili e inconsistenti, in questa emergenza poi, potessero conservare o ritrovare un briciolo di buon senso e umanità. 

Errore 10: Riflettere.
Riflettere che sei un cretino che non sa come autoconservarsi, figuriamoci come potrebbe aiutare qualcun altro. Se non hai saputo pensare prima come evitare tutto questo, meglio non pensare proprio allora.
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13 settembre, 2019

PARTICOLARI

Un artista dipinge un disegno ma non ne rimane soddisfatto. Normalmente lo butterebbe ma, questa volta, decide di fare una cosa diversa dal suo consueto, qualcosa di meno assoluto: trasformare anziché distruggere.

Così taglia in tanti parti il disegno e lo mette via in una busta per proteggerlo dalle proprie pulsioni.

Tempo dopo, a freddo, lo ritrova e decide di soffermarsi su quelli che sostanzialmente non sono altro che dei particolari di quel suo disegno originale ormai irriconoscibile.

E succede una cosa: alcuni di quei particolari, inaspettatamente, gli piacciono moltissimo! Altri meno... ma scopre che a seconda del momento in cui li guarda, gli stessi particolari suscitano in lui emozioni differenti.

Ancora però non sa cosa farne di quel disegno. A volte lo porta con sé, perché contemplarlo e scoprire cosa prova non gli basta: vuole condividerlo con qualcuno.

Scopre così che l'altro, con la sua diversità, lo completa e con sorpresa quel disegno trova il suo scopo: partecipa ad un corso di psicomotricità in qualità di omaggio agli allievi che hanno appena fatto una seduta proprio con la pittura.

Ogni allievo del corso viene invitato a prendere un particolare del disegno dell'artista con la consegna di farne quello che desidera: buttarlo o trasformarlo.

Il particolare nel frattempo si è arricchito di un messaggio sul retro: 
'Nei particolari è contenuta la nostra unicità... ma è con l'altro che ci completiamo'.

L'artista è infatti cresciuto durante il percorso fatto da solo e insieme agli altri e si è reso conto, osservando quei pezzetti del suo disegno nel tempo, che egli stesso -e così ogni persona che incontra- è fatto di tanti particolari: alcuni gli piacciono e altri no, oppure piacciono ad altri e, nel bene e nel male, sono proprio quei particolari a renderlo e a rendere ogni singola persona speciale e unica. 

Capisce così che il valore è sempre relativo, che non vale la pena ragionare per assoluti, che solo nell'incontro e nel confronto con gli altri ci si completa e che si cresce integrando nuovi particolari e nuovi punti di vista.


Disegno di Olivya Blogger con contributi speciali di altri partecipanti:
il disegno è stato fatto su un foglio molto grande su cui hanno disegnato in tanti contemporaneamente. Ad un certo punto, il gioco si è impossessato dei partecipanti che hanno cominciato a dipingere il proprio corpo e quello dei compagni e a rotolarsi sul foglio. Hanno quindi sporcato dappertutto tranne quel particolare: quando arrivavano lì nei paraggi, spontaneamente deviavano per andare a pasticciare altrove, o aggiungevano un prezioso particolare. Il risultato finale è persino più bello dell'originale.
E' proprio vero che nei particolari è contenuta la nostra unicità e che è con gli altri che ci completiamo.


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19 giugno, 2019

VELOCE COME IL VENTO


Vacca boia... sta psico del cazzo alla fine mi ha fatto crescere delle radici e la fiammella vitale! Avevo raggiunto la vitalità di un tossicodipendente, ormai ero finita. Non credevo più a nulla, non mi fidavo più di nessuno, non avevo più nessun desiderio. Solo stanchezza. Poi, sostenuta dall'affetto, giorno dopo giorno, casino dopo casino, provando e riprovando, qualcosa si è riacceso e sono ripartita. Una fatica. Quanto è andato sprecato. Come avere una macchina da corsa e farci la spesa. Dopo un po' si ingolfa, si ferma e non vuole più ripartire.

Ogni tanto riguardo 'Veloce come il vento' e sono proprio come Accorsi quando pensa di venir mollato dalla sorella e comincia a predicare che non ci si può fidare e poi lei invece gli si affida e lui si emoziona, ha una possibilità e poi un'altra ancora, fanno un casino dopo l'altro finché non imparano ad essere una famiglia. E l'umorismo salva. Aiuta a sdrammatizzare questa cazzo di fottuta vita di merda. Così chiama Allegria il fratellino triste e lo fa sorridere andando contro tutte le regole. Ma si fa male. Si fanno tutti male. Eppure ce la fanno. E non c'è altro modo per quelli come noi. Provando e riprovando e facendo e facendosi male. Alla fine poi forse ce la facciamo. Bisogna non aver paura di soffrire. E lui è un eroe. Un testimone per i suoi fratelli dopo che è morto il padre. E la sua vita è valsa la pena. Così, scombinato com'era.


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07 settembre, 2018

L'ARTE DI FARE LA NANNA

A pochi mesi lo prendevo in braccio e dopo le coccole e una canzoncina, tenendo il ritmo giusto, in pochi minuti, si addormentava. 

Crescendo in consapevolezza, prese giustamente a dire la sua per ogni cosa; si opponeva come per dire 'io comincio a riconoscere che sono diverso da te e mi devi lasciare andare'.

05 settembre, 2018

PASSAGGIO PONTE

Riflessioni sul traghetto da Venezia/Ancona per Igoumenitsa/Patrasso e ritorno: i passeggeri sono, a turno, protagonisti e spettatori involontari di un documentario sul concetto di selezione naturale di Darwin.

23 maggio, 2018

VOGLIA DI VARICELLA

Da piccola mi ammalavo sempre. Somatizzavo la mancanza di affettività... solo che, a somatizzare, sono sì sopravvissuta all'abbandono, ma che fatica! Ed ho per giunta rischiato di subire delle modificazioni genetiche per massiccio uso di medicinali combinati, all'epoca mica tanto controllati. 

11 maggio, 2018

IL LETTO

Oggi ho cambiato le lenzuola: finalmente l'ho fatto di mattina, ho fatto prendere aria al materasso una mezz'ora e messo subito dopo la biancheria pulita, di cui ho azzeccato l'orientamento al primo colpo. 

08 aprile, 2018

GIOCARE COL FUOCO

Risaliamo di corsa il pendio tra gli alberi e, appena fuori, ecco le fiamme. E' un incendio e il fronte sembra molto vasto. Brucia il basso paleo per centinaia di metri e si sta insinuando tra le prime piante ai margini del bosco.

30 gennaio, 2018

CURIOSITA' [POST N°100]

'Life with Beans' 
Per caso ho scoperto questa simpatica famiglia australiana: una coppia di ragazzi molto giovani con 6 bambini sotto i 5 anni. Wow! Ogni tanto vedo qualche pezzetto di video e mi rallegro! 

Consiglio di non precipitarsi a giudicare
perché ci può essere qualcosa di interessante da imparare prima e si fa sempre a tempo, non c'è fretta. Osservare in silenzio ogni tanto e darsi il tempo di sentire e comprendere le nostre emozioni è una bella esperienza. E poi possiamo sempre criticare la nostra di vita, piuttosto, prendere qualche spunto per cambiare o confermarci nel nostro agire! 

A me, ad esempio, han fatto venire voglia di mangiare più frutta e verdura crudi! Ed anche io adesso mi preparo tavolozze colorate di frutti misti per merenda (da qualche giorno...speriamo che duri!); poi mi han fatto venire voglia di mangiare più spesso in compagnia; e, osservando i bimbi mangiare da soli, ho confermato ancora una volta alcune convinzioni educative che ho e che, incredibilmente, vanno un po' controtendenza rispetto ai metodi usati in molte delle famiglie italiane che incontro per lavoro: il momento del pasto in casa molto spesso non viene vissuto bene dai genitori che preferiscono imboccare i bambini molto a lungo, non riuscendo a sopportare che mangino con le mani e che sporchino in giro; in parte anche perché non sanno se è giusto ed hanno paura di dare dei vizi, così si rassicurano che tanto lo faranno all'asilo dove sanno come fare ad insegnare e dove pulisce qualcun altro...e talvolta aspettano che i bambini imparino almeno un po' a mangiare da soli in quelle occasioni (tanto ormai ci vanno appena nati) e li lasciano fare a casa solo una volta 'imparati'...

Forse se vedessero questi video si rassicurerebbero che è tutto ok...che è una fase fondamentale e transitoria quella di mettere le mani nel piatto! In fondo, abbiamo tutti bisogno di rassicurazioni sui bambini nel nostro isolamento condominiale ed esistenziale.

E poi ci sono tanti altri spunti e curiosità...qualche perplessità ma, in realtà, ho visto davvero pochi frammenti di video per ora e tante cose sembrano funzionare davvero bene. A me questa famiglia mette buon umore...soprattutto quando arriva la frutta :D ! Sul pubblicare la propria vita familiare in un vlog...in questa società virtuale e liquida...perché no...magari ha un risvolto costruttivo in questo caso più che in altri...e poi io che posso dire in proposito che scrivo della mia vita su un blog?!

Insomma...per adesso mi sento di pubblicarlo come esempio sostanzialmente positivo...se cambio idea...rettifico.

Buona visione critica a tutti!

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24 gennaio, 2018

BAMBINI

Nel caso vi venisse il dubbio...i bambini non lo fanno apposta a muoversi in continuazione con il preciso scopo di sfinirvi...sono programmati per rotolare, raddrizzarsi, gattonare ed esplorare!

Mi viene in mente il libro Il Bambino Filosofo di Alison Gopnik...

Buoni figli a tutti!

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22 gennaio, 2018

ZITTI TUTTI

  
Non so di cosa possa essere stato capace l'amore materno e paterno di questi giovanissimi campioni per riuscire così bene ad individuare e canalizzare il talento dei propri figli...

Ad ogni modo non posso che emozionarmi di fronte a quella che per me è la perfezione! Ed erano perfette anche le atlete sotto di molti punti.

Stamattina mi sono svegliata riflettendo sul fatto che io non sono capace di regolare il traffico dei miei pensieri: sono loro che decidono quando sia il momento di essere pensati. E se io per caso mi sono assentata, che so, dormendo, ad esempio...loro mi appaiono in sogno. Insomma...non ho tregua!

Così penso a questa pattinatrice eccezionale; poi penso a me che con una testa così finirei per pensare una cosa inutile tra una piroetta e l'altra, una cosa qualsiasi, di nessuna importanza esistenziale ma prepotente perché autorizzata da anni di intrusioni nella mia attenzione dei pensieri inutili dei miei genitori. E finirei per cadere. E sarebbe così tutte le volte, non ci sarebbe una esibizione perfetta fino in fondo, mai. 

Non pretendo una tale capacità di concentrazione da non avere la minima esitazione...solo un po' d'ordine: momenti in cui dire 'zitti tutti' e poter decidere a cosa pensare senza essere travolta...

Buona concentrazione a tutti!

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13 gennaio, 2018

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA...DELL'INCONSAPEVOLEZZA


Sono a zonzo per le montagne del Montenegro da tutto il giorno; arrivo a sera stanca e soddisfatta e sul sentiero del ritorno incontro il gregge dei pastori nella cui valle con la mia tenda dormo. Il gregge è immenso e il sentiero stretto; uno dei pastori mi vede e mi fa segno di passare.

Io mi faccio largo tra le pecore e, avvolta nella lana, passo sicura; qui e là, mimetizzati ci sono i cani da pastore, grandi, grossi e pelosi e faccio attenzione a non disturbare; poi ne incontro uno che conosco, che, al campo, alla sera, viene sempre a salutarmi, si fa accarezzare e sta insieme a me fin quando non torna a lavorare. Lo saluto, gli parlo in falsetto, Ciao bello, come stai? E lui ringhia, Sei proprio un bravo cagnolino, sai? Cavolo, chissà come sei stanco dopo una giornata dietro alle pecore! Grrrrrrrrr. Sì, sì, lo so che non puoi parlare sul lavoro...Forza e coraggio, tra poco sarai a casa e potrai riposarti! Passa a trovarmi! Nel frattempo lo accarezzo affettuosa, gli sprimaccio il pelo e lui mi ringhia ancora!

Alla fine lo saluto calorosamente, svicolo tra due file di pecore e sorpasso il gregge; i pastori mi sorridono stupefatti.

Appena sbuco dal bosco la madre dei ragazzi che accompagnavano il gregge mi viene incontro e mi chiede come sto un po' in inglese, un po' a gesti: Tutto bene? I cani non ti hanno aggredita? (Sottinteso nello sguardo: Ma non lo sai che non si passa in mezzo ad un gregge?! Che è pericoloso? Che questi cani proteggono il branco da chiunque si avvicini o rappresenti un pericolo? Ed io rispondo sempre con lo sguardo: Certo che lo so ma, con mia grande sorpresa, ho ancora fiducia nell'umanità e se il pastore mi fa segno di passare penso che non ci sia pericolo...che pure i cani lo capiscono...che sono innocua e forse sono come i bambini...tu gli parli e ci si intende ad emozioni...). 

Va bé, è andata...

Mi guarda come se non potesse credere ai suoi occhi, indecisa se arrabbiarsi coi cani che non mi hanno sbranato come avrebbero dovuto o con me che avrei potuto essere sbranata con tutti gli inconvenienti del caso...per fortuna finisce tutto a latte crudo, formaggio fresco e un pezzo di baklava che così buona in nessuna pasticceria si trova. 

Il cane che importunavo, dal canto suo, avrà pensato che dovessi essere completamente scema per comportarmi in maniera così sprovveduta e, forse, se mi avesse morsicato, lo avrei potuto pure contagiare! 

Dal canto mio, l'avevo 'solo' scambiato per il suo gemello buono che, appena uscito dal bosco è venuto a salutarmi con dietro quell'altro lì identico a lui che mi ringhiava ancora...quest'ultimo stavolta ringhiava bofonchiando di stupore: oltre alle bastonate, gli umani possono elargire anche tenerezza e questa non sembra poi così male; inoltre forse di questa scema ci si può pure fidare, che dietro la coccola non nasconde il bastone...ma poi ha preferito rimanere fedele al suo copione e tornare a ringhiare altrove.
Olivya in Montenegro

A volte, ad essere inconsapevoli e, per questo, fiduciosi, per caso, ci si salva e si arriva pure prima a casa. E ci si fa amico un potenziale aggressore. Nei giorni seguenti, mentre il gemello buono veniva a farsi coccolare, lui si avvicinava a due metri e ringhiava di voglia di coccole che non osava farsi fare e mi seguiva anche a fare la pipì...ancora qualche giorno e...chissà...magari facevo un gesto sbagliato e zomp, mi ritrovavo bistecca. 

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10 gennaio, 2018

POSSO AVERE UN BICCHIERE D'ACQUA PER FAVORE?


Grazie agli insegnamenti amorevoli del mio di Pai Mei...ho sfondato la bara di traumi dentro cui sono stata sepolta viva. La mia attuale condizione esistenziale è al bar a farsi un bicchier d'acqua (e un cappuccino, finalmente, ora che posso!) per riprendersi dallo sforzo...

'Pai Mei', spero sarà orgoglioso di me!

Ma forse basterebbe anche solo che io fossi orgogliosa di me stessa...

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