24 dicembre, 2021
NATALE
10 marzo, 2021
IL SALTO DI SPECIE
[Leggi prima: L'Uomo Selvatico]
Alcuni scienziati hanno sollevato il dubbio se l'Uomo, la Donna e la Figlia Selvatici possano effettivamente dirsi di appartenere alla specie dell'Homo Sapiens.
Per la scienza attuale, non ci sono dubbi: le altre specie di Homo si sono estinte. Dunque appare impensabile che la Famiglia Selvatica possa appartenere a qualche ramo morto dell'evoluzione.
Si è però recentemente edotta l'umanità intera (tranne che per alcuni gruppi particolarmente resistenti alla conoscenza) della possibilità del salto di specie a proposito dei virus.
Si sa che gli scienziati non devono escludere nessuna possibilità, neppure la più remota, se vogliono riuscire a scoprire le Leggi della Natura. Perciò, da qualche tempo a questa parte, è stato avviato uno studio sulla possibilità di un salto da una specie di Homo ad un'altra, conservatasi tramite qualche sconosciuta funzione del DNA.
Vero è che l'Uomo Selvatico è solo una leggenda ma si sa che al fondo di ogni storia c'è sempre della verità. Così, dalla curiosità di alcuni scienziati e di altri professionisti, che si ritengono a buon titolo vicini di casa dell'Uomo Selvatico, è nato un progetto, inizialmente su base volontaria e autofinanziato, adesso finanziato dall'UE, per raccogliere quanti più dati a sostegno della tesi: Il salto di specie è possibile anche per l'Uomo? E, se sì, esistono più varianti in grado di fare salti differenti?
Pare che l'Uomo Selvatico possa effettivamente essere considerato una mutazione dell'Homo Sapiens in altre specie di Homo che si credevano estinte, perché in passato non avevano le condizioni per prosperare, mentre adesso, grazie alla adeguata trasformazione ambientale e sociale, sarebbero perfettamente a loro agio, decisamente più a loro agio di quanto non possa sentirsi un Sapiens, con tanto di degna rappresentanza politica.
L'indice RT per questa epidemia è elevatissimo.
Si è osservato in tutti gli esseri umani esposti alla vicinanza o convivenza con l'Uomo Selvatico, una rapida degenerazione che conduce in brevissimo tempo o alla morte o ad una orrenda mutazione.
Tutti gli esseri umani costretti a relazionarsi con l'Uomo Selvatico presentano sintomi preoccupanti per gli scienziati e che esitano in maniera molto differente a seconda del carattere del soggetto colpito dalla disgrazia. In tutti i casi, i contagiati assistono impotenti ad una esasperazione dei propri tratti caratteriali più marcati: i sensibili divengono ipersensibili e spesso muoiono. Gli indifferenti divengono sociopatici e spesso uccidono gli altri.
Si è visto che le vittime maggiori sono le persone sensibili. Negli ultimi anni sono aumentate esponenzialmente le richieste di aiuto psicologico di persone provenienti dalla zona dove è presente l'Uomo Selvatico; sono aumentati i ricoveri e le morti di giovani donne e uomini, persone emotive, intelligenti, spiccatamente sensibili. Questi soggetti fragili, di fronte ad una tale esposizione tossica, generalmente si lasciano morire, dopo atroci sofferenze emotive. Mentre, al contrario, nelle persone già predisposte all'egoismo, all'odio, all'indifferenza, all'alessitimia, la personalità muta ma sopravvive inasprendo i suddetti tratti, disumanizzando l'individuo, rendendolo totalmente anaffettivo, insensibile, indifferente, privo di empatia, di sentimenti, di passioni. Questi mutanti si nutrono di tutti gli altri. E' il caso dell'Uomo Selvatico.
Si sospetta che all'origine l'Uomo Selvatico sia venuto al mondo come un normale Sapiens ma che, a forza di deprivazioni, abbia fatto il salto di specie, mutando in Homo Ergaster, ritenuto erroneamente estinto. Comunemente, l'Homo Ergaster viene chiamato, in modo improprio, "L'Ergastolano", per quanto le sue caratteristiche specifiche siano certamente presenti in molti ergastolani.
L'Homo Ergaster era un uomo che già due milioni di anni fa aveva comportamenti socialmente ripugnanti e per questo era stato annichilito dalle specie più evolute, ancora numericamente superiori e capaci di coalizzarsi contro le minacce.
Questo ominide pareva essersi realmente estinto. Invece deve essere stato come riassorbito in forma di nucleotide nel DNA che, una volta presentatesi le condizioni favorevoli, ha provocato una trasformazione sostanziale nell'individuo ospitante.
L'Uomo Selvatico si è letteralmente trasformato in un ominide vissuto due milioni di anni fa e così hanno fatto pure coloro che, già ugualmente predisposti geneticamente, sono stati esposti alla sua influenza.
Molti individui, prima del salto di specie, necessitano di una fase intermedia durante la quale avviene una prima mutazione preparatoria al salto, partendo da certi tratti caratteriali sviluppati grazie ad un ambiente favorevole. E solo dopo compiono il vero e proprio salto di specie, mutando l'ospite in modo irreversibile, nell'Homo Ergaster.
Le condizioni ambientali favorevoli per questo salto di specie sono: l'avidità, l'egocentrismo, la diffidenza, l'indifferenza, l'anaffettività, l'alessitimia... elementi tutti eccessivamente presenti nella nostra società moderna.
Ecco dunque spiegato il fenomeno dell'Uomo Selvatico: non più leggenda ma caso umano diffusissimo.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------[Questo racconto è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto della fantasia dell'autore oppure sono usati in chiave romanzesca. Ogni somiglianza con fatti o luoghi o persone esistenti o esistite è puramente casuale].
09 marzo, 2021
SEMAFORO ROSSO
Da bambina, ad un semaforo, chiesi a mia madre che stava guidando per andare a trovare una sua amica:
- "Perché il semaforo rosso è rosso?".
Lo domandai curiosa, come folgorata da una domanda fondamentale, mentre osservavo il semaforo in tutto il suo fascino, in attesa di ripartire.
- "Perché ci dobbiamo fermare per dare la precedenza alle altre macchine", fu la sua risposta, certamente pratica, razionale e sbrigativa.
- "Sì, ma perché rosso?"
-"Non capisco cosa dici, cosa vuol dire, cosa stai dicendo!!!". Risposta con increspatura disperante, testimonianza stavolta di una madre provata.
-"Perché rosso? Perché si chiama rosso?", domandai io, dispiaciuta di non riuscire a spiegarmi ma ancora curiosa di sapere, al punto da insistere a domandare senza accorgermi del pericolo imminente.
Mentre mi accingevo a formulare meglio il mio difficile interrogativo, tutta concentrata sulle parole da usare, in un attimo la macchina, mia madre, io, tutto esplose.
Ancora una volta ero riuscita a fare del male senza capire come.
Tra urla, grida e colpi, mia madre girò a sinistra, riformulando la destinazione: doveva urgentemente portarmi a casa per picchiarmi prima che la sua furia scemasse.
Era esplosa eppure continuava a guidare mentre mi colpiva senza successo perché troppo lontana e si dimenava sul sedile in preda ad una furia violenta e implacabile. Un evidente esempio di persona multitasking, capace di domare una bestia come me mentre contemporaneamente osservava il semaforo diventare verde (non chiesi mai perché verde), svoltava, seguiva la strada, parcheggiava.
Doveva arrivare a casa alla svelta, prima che la mia stupidità e la mia stronzaggine la facessero ammalare. Colpirmi violentemente funzionava sempre, dopo guariva e tornava quella di prima.
Dopo una certa età, quella in cui si smette di sfidare i genitori, mica alla ricerca della separazione e della identità di genere come dicono oggi, ma per diaboliche intenzioni malefiche, la terapia della mia povera mamma funzionò ancora meglio e la bestia fu domata, almeno fino all'adolescenza. Per precauzione mi colpì ancora e ancora, a volte preventivamente. Io non capivo, ma lei sapeva con chi aveva a che fare.
Presi atto che, non solo dovevo essere scema perché facevo domande idiote, ma pure stronza, perché insistevo, con evidente intenzione maligna di tormentarla anche dopo che già avevo avuto una risposta.
Da bambina ero una ingrata. Se mi avessero conosciuta, certi teorici della pedagogia che andava di moda una volta avrebbero potuto scrivere un libro sul mio caso e intitolarlo: "La maledetta bambina ingrata", spiegando alle famiglie come individuare in tempo i primi segni diabolici e come prepararsi a domare un tale essere immondo, prima che si mangi il cervello dei suoi stessi genitori o li faccia ammalare.
Ero dunque una bambina malvagia, con poteri oscuri, tipo quelli degli stregoni, e di cui non avevo assolutamente il controllo.
Invece nessuno mi ha mai studiata, nessuno ha scritto un saggio, o anche solo un articolo scientifico sulla mia pericolosissima condizione.
Non solo, anni dopo, fior fiore di scienziati, evidentemente matti, scrissero addirittura "Il bambino filosofo", farneticando sulla preziosissima curiosità dei bambini e il senso profondo del loro incomprensibile modo di conoscere il mondo.
Nessuno, dunque, era stato informato del potere malefico mascherato da curiosità di certi bambini diabolici come me.
Roba da matti. Se mia madre lo leggesse, certamente andrebbe fuori di testa, poverina.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
06 marzo, 2021
RIPRODUZIONE ED EVOLUZIONE
L'innamoramento, la nascita di un sogno, l'idea per un progetto hanno il potere di illuminarci dentro a giorno, come se si accendessero per un attimo contemporaneamente tutte le luci del mondo necessarie a vincere il buio dell'Universo. Il consumo energetico è al massimo, perciò questa condizione dura poco. Ma è la spinta iniziale che serve ad avviare e poi compiere le grandi imprese: amare, superare ostacoli ai nostri sogni e credere in progetti altrimenti impossibili, rischiando persino delusioni che mai e poi mai, in condizioni normali, oseremmo anche solo immaginarci di poter sopportare.
In quei momenti siamo come sotto effetto di stupefacenti, come se tornassimo adolescenti, infiammabili e incapaci di valutare più di tanto le conseguenze delle nostre azioni.
E' come se fossero stati progettati dei pulsanti nel cervello che si premono con un'emozione, una sensazione, un pensiero speciali, per darci una carica aggiuntiva di coraggio e determinazione tali da permetterci di rivoluzionarci, di trasformarci, di crescere e cambiare.
Processi necessari all'evoluzione.
Talvolta però, questo meccanismo si inceppa perché, un attimo prima di premere il pulsante, siamo portati a prefigurarci la possibile sconfitta, il possibile fallimento, il disastro, la noia. E si rimane fermi sul posto o, peggio, si regredisce a stadi energetici bassi, bassissimi e che ci consentono a malapena di rimanere nella nostra zona di comfort. Dopo una eccessiva permanenza nella zona di comfort, subentra l'atrofizzazione cerebrale e la morte della nostra parte più vitale. Insomma, ci trasformiamo in zombi, dipendenti dal solito copione. Una premorte, l'anticamera di quella definitiva che sopraggiunge quasi sempre come una liberazione.
Si sa che nel realizzare i sogni si procede per prove ed errori. Il rischio di fallire va messo in conto, senza scoraggiarsi alle prime occasioni.
Bisogna poi saper trasformare, far evolvere l'energia della spinta iniziale, destinata a consumarsi in fretta, in una fiamma controllata e durevole. Un'arte. Forse l'arte più nobile e complessa che un essere umano possa sviluppare. E, quando ci riesce, certamente ha raggiunto l'obiettivo più evoluto della propria esistenza e contribuisce, nel suo piccolo, all'evoluzione della nostra specie.
Ma non ci riesce quasi nessuno, infatti viviamo in un mondo di vigliacchi, frustrati, infelici e incazzati. Come l'Ignorante che Puzza e tutta la sua orribile famiglia, fermo con ostinazione a qualche stadio superato dell'evoluzione.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
05 gennaio, 2021
NON E' UN PAESE PER EMOTIVI
20 dicembre, 2020
LA FIGLIA SELVATICA
[Consigliato leggere prima: L'Uomo Selvatico]
La Figlia Selvatica, rinominata qui Babbuina in onore di Fantozzi, essendo tutta la famiglia un cliché fantozziano, è la figlia non voluta dell'Uomo e della Donna Selvatica. La Donna Selvatica è qui rinominata Babbiona, per assonanza con Babbuina e indole stolta.
Si racconta, e a raccontare è proprio l'Uomo Selvatico, il padre, che la Babbuina sia stata un errore.
L'Uomo Selvatico è talmente poco avvezzo all'affetto che pare aver ripetuto più volte questa affermazione di fronte alla figlia e altri testimoni occasionali.
A questa affermazione è seguita poi la dimostrazione pratica di non provare nulla per essa se non mero senso del dovere. Se solo fosse uscito in tempo. Se solo avesse saputo che i bambini non si concepiscono solamente se si hanno rapporti frequenti! Accidenti! All'Uomo e alla Donna Selvatici non piace dare nell'occhio, così decidono di fare quello che va fatto sperando che passi in fretta.
La coppia selvatica si imbarca suo malgrado in questa impresa, piena di speranza che presto ne sarebbero usciti e se ne sarebbero dimenticati.
Purtroppo però, a rendere tutto più sgradevole, la creatura inaspettata è una femmina! L'Uomo Selvatico è misogino e maschilista e non riesce ad immaginarsi una dannazione peggiore: una compagna e pure una figlia femmina da addomesticare!
Spesso si chiede a cosa servano le femmine oltre all'accoppiamento e a pulire e cucinare, perché debbano essere così impegnative! Se solo si potessero chiudere nello sgabuzzino insieme alle scope e tirare fuori solo all'occorrente! Sono esseri deboli, incomprensibili, pieni di cazzate nella testa che non si capisce una mazza di cosa pensino veramente. Che senso ha la loro esistenza?
Gli anni passano e la Babbuina non fa che confermare la visione distorta che ha il padre delle donne: si fa sempre male, non ha propriocezione, soffre di asma e allergie strane, non capisce niente a scuola e, ahimé, ha preso gli stessi infernali capelli della madre!
Più la Babbuina cresce, più le aumentano i capelli. Ci vogliono ore al mattino perché lei e la madre siano pronte per uscire dal bagno e, alla Babbuina serve il certificato medico per non andare in piscina con la scuola. L'acqua è per le Babbions ciò che la kryptonite è per Superman. Ore di phon e discorsi alle 5 e mezza della mattina tutti i giorni svegliano e traumatizzano tutto il paese da anni e la notizia si è ormai sparsa in tutta la provincia. La scuola non ha fatto obiezioni quando la Babbuina ha presentato il certificato medico di non idoneità all'attività sportiva in acqua. Le ripercussioni sociali di un evento del genere sarebbero state gravissime.
Nessuno così ha mai visto le due creature selvatiche con il loro vero aspetto prima del phon e della piastra. In paese ci sono delle leggende in proposito. E' noto che alcuni parrucchieri hanno dovuto far rifare l'impianto elettrico dopo aver tentato di domare quelle criniere impossibili. Altrimenti chi le sentiva! Son sempre dietro a fare i numeri "servizio clienti" per lamentarsi di tutto.
Ad ogni modo, tutte quelle catture per rendere più adeguata la Babbuina, oltre a disturbare la quiete pubblica, hanno reso la ragazzina profondamente insicura. I suoi genitori la guardano sempre come se fosse un oggetto impresentabile, un po' come loro, tant'è che non si mostrano spesso in giro e non frequentano nessuno.
La mancanza di amore, le correzioni e l'isolamento pian piano modellano una ragazzina priva di vitalità e passione, dallo sguardo vuoto e incapace di esprimersi.
Nessuno dei Selvatici sa come ci si relazioni tra esseri umani, tanto meno tra genitori e figli. Spesso sono inopportuni, aggressivi e cafoni. E si stupiscono se l'Altro reagisce con sdegno ai loro attacchi.
Ad ogni modo, crescendo, la Babbuina, da insicura remissiva, diventa estremamente aggressiva. In principio nell'aspetto: si maschera con trucco pesante, sopracciglia tatuate spesse e scure, vestiti neri e azzardati, piercing e tatuaggi. Successivamente, grazie alle giuste frequentazioni, con un atteggiamento da vera bulla. Si rigira ai genitori che, intimoriti, tra sceneggiate, urla e pianti, la assecondano in ogni suo capriccio, nella remota speranza che qualcuno se la porti via prima o poi: ormai ha vent'anni. Fatto sta che la ragazza è ad oggi una scheggia impazzita: pur appartenendo ad una famiglia economicamente stabile, in un paese dormitorio di campagna, sembra uscita dalla periferia più povera della metropoli più degradata del pianeta. Ha persino iniziato a parlare un dialetto non suo ma che esprime bene la sua rabbia profonda che ora è pura cattiveria che usa contro chiunque le capiti a tiro.
I due genitori selvatici paiono ogni giorno più impotenti di fronte a tanta malvagità. L'unica cosa che fanno per sopravvivere è assecondarla e coalizzarsi con lei contro gli altri per evitare di subire le sue ire.
Solo che gli altri sono i poveri vicini e gli occasionali frequentatori.
L'idea poi che questa bestia possa riprodursi a sua volta fa orrore e pena: nessuno vuole assistere ad un altro esperimento fondato sulla deprivazione.
Decisamente i due selvatici hanno fallito il loro compito. Avrebbero dovuto stare più attenti ad accoppiarsi vista la non intenzione di riprodursi e l'impossibilità di mettersi in discussione a causa della grave ignoranza e totale inconsapevolezza.
Purtroppo però la storia è ancora in corso: ce la farà la Babbuina a cambiare o si trasformerà inesorabilmente in un Ossuto* o in un Dissennatore**?
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
* Cit. da "Warm Bodies", film di Jonathan Levine
** Cit. dalla saga di "Harry Potter" di J. K. Rowling
[Questo racconto è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto della fantasia dell'autore oppure sono usati in chiave romanzesca. Ogni somiglianza con fatti o luoghi o persone esistenti o esistite è puramente casuale].
07 dicembre, 2020
STORIA A BIVI
[Leggi prima: L'Uomo Selvatico]
Il tempo passa e dell'Uomo Selvatico si continua ad avere notizie di fastidi, spaventi e aggressioni. Con un caratteraccio come il suo, si è presto diffuso un generale malcontento tra i paesani: non è più possibile fare una battuta di caccia, andare a raccogliere funghi, asparagi, castagne o semplicemente passeggiare nel bosco, senza temere i suoi agguati, le sue catture, i suoi stupidi discorsi, le sue rimostranze, le sue urla.
Succede così che i paesani si organizzano per dare all'Uomo Selvatico una lezione.
Tecnicamente si chiamerebbe reciprocare e, si sa, non è proprio l'ideale. Anzi non fa che alimentare inutilmente il conflitto. Ma tra i paesani non c'è uno psicologo e, se c'è, sta zitto. La psicologia è la seconda causa di esilio da paese dopo l'omosessualità. E il bosco è già occupato.
Tornando all'Uomo Selvatico, forse invitarlo a cena per Natale ed essere amichevoli sarebbe la vera soluzione. Volergli bene e trattarlo con amore. O, semplicemente, essere una testimonianza di affetto e rispetto. Non che non ci si sia provato, ognuno a modo suo! Purtroppo però, l'ottusità e la diffidenza dell'Uomo Selvatico è un grosso limite alle sue relazioni e alla pazienza di chiunque.
Infatti, quando si convince erroneamente (cosa che sarebbe facilmente dimostrabile se solo ti stesse a sentire e ti desse il beneficio del dubbio) che l'Altro è la causa di un suo problema, non c'è modo di farlo ragionare. Sembra in totale balia della sua allucinazione. Come una furia, ti si para davanti ad un centimetro, paonazzo, balbettante, sputazzante, accecato dalla rabbia. E, fintanto che permane in quella modalità, è totalmente impossibile comunicare con lui. Nel frattempo hai pure il tuo bel da fare a tenere a bada la tua reazione nervosa autonoma. C'è chi ha una finestra di tolleranza ampia e chi scarsetta ma, prima o poi, di fronte all'Uomo Selvatico, a tutti capita di provare la reazione nervosa autonoma. Ad alcuni poi, scatta prima il simpatico (attacco e fuga) con altrettanta crisi di rabbia furibonda e, ad altri, il parasimpatico (congelamento). Fatto sta che entrambe le reazioni sono piuttosto impegnative per l'organismo e, dopo averle sperimentate entrambe più volte in compagnia dell'Uomo Selvatico, in breve tempo protendi per lasciar perdere qualsiasi strategia relazionale e opti per l'evitamento. Cerchi solo di dribblare l'avversario e di rimandare il più in là possibile la prossima occasione di scontro, sperando che passerà in fretta.
Dopo che ha sfogato, l'Uomo Selvatico se ne va e ti lascia lì, stecchito, con le budella aggrovigliate intorno al collo, prigioniero di un senso di impotenza che ti dà la nausea.
Certo, capita di provare tenerezza di fronte a quei rari momenti di lucidità di quel poveraccio. E' persino commovente, ad un certo punto, in qualche rara occasione, vederlo capire, osservarlo collocarti nel giusto, nella casella del non colpevole e fare marcia indietro rispetto alla manifestazione palese di un suo inconscio desiderio di distruggerti. (Inconscio perché lui non si accorge proprio di essere aggressivo: per lui assalirti senza lasciarti possibilità di replica e, un minuto dopo, sentirsi a posto è avere un normale confronto).
Ma sono magre consolazioni. Se sei emotivo, ti ci vogliono giorni per riprenderti dal senso di impotenza provato o dalla rabbia e dal desiderio di fuga castrato. E, in quei giorni, è peggio che essere mestruati. Si è intrattabili, nervosi, si ha paura di tutto, si piange spesso e ci si sente estremamente vulnerabili! Come un animale che, solo, realizza di poter essere braccato in qualunque momento!
Quindi, il desiderio dei paesani è comprensibile anche se sbagliato e potenzialmente pericoloso. Serve davvero dare una lezione all'Uomo Selvatico? Che tipo di lezione poi?
Cosa gli faranno i paesani?
Finale 1 - Cos'ho dimenticato?
Finale 4 - Il bambino filosofo
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------[Questo racconto è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto della fantasia dell'autore oppure sono usati in chiave romanzesca. Ogni somiglianza con fatti o luoghi o persone esistenti o esistite è puramente casuale].
06 dicembre, 2020
L'UOMO SELVATICO
10 ottobre, 2020
LA MATRIOSKA
18 aprile, 2020
FELICITA' A MOMENTI
Grecia 2018: ci inerpichiamo con il pick-up su per le strade sterrate più improbabili e raggiungiamo un piccolo paradiso. Mettiamo la macchina -su cui dormiremo- in bolla e prendiamo possesso del luogo.
Quella sera non sono andata in bagno. A. poi si è ripreso. Stasera abbiamo riso un sacco a
ripensare a quel viaggio.
13 settembre, 2019
PARTICOLARI
Così taglia in tanti parti il disegno e lo mette via in una busta per proteggerlo dalle proprie pulsioni.
Tempo dopo, a freddo, lo ritrova e decide di soffermarsi su quelli che sostanzialmente non sono altro che dei particolari di quel suo disegno originale ormai irriconoscibile.
E succede una cosa: alcuni di quei particolari, inaspettatamente, gli piacciono moltissimo! Altri meno... ma scopre che a seconda del momento in cui li guarda, gli stessi particolari suscitano in lui emozioni differenti.
Ancora però non sa cosa farne di quel disegno. A volte lo porta con sé, perché contemplarlo e scoprire cosa prova non gli basta: vuole condividerlo con qualcuno.
Scopre così che l'altro, con la sua diversità, lo completa e con sorpresa quel disegno trova il suo scopo: partecipa ad un corso di psicomotricità in qualità di omaggio agli allievi che hanno appena fatto una seduta proprio con la pittura.
Ogni allievo del corso viene invitato a prendere un particolare del disegno dell'artista con la consegna di farne quello che desidera: buttarlo o trasformarlo.
Il particolare nel frattempo si è arricchito di un messaggio sul retro:
Capisce così che il valore è sempre relativo, che non vale la pena ragionare per assoluti, che solo nell'incontro e nel confronto con gli altri ci si completa e che si cresce integrando nuovi particolari e nuovi punti di vista.
24 ottobre, 2018
GENGIVE
Io, ad esempio, ho le gengive!
Quelle stronze sono sempre state eccessive. Pretendono di comparire in ogni mio sorriso e si mostrano svergognate in combutta con il resto della bocca. Infatti devo avere la mandibola snodata e molto competitiva perché ad una gara di ampiezza di morsi ad una fetta di pane ho vinto a pari merito con un tizio alto un metro e novanta che ha pure una enorme bocca. Molto più grande di quella di Julia Roberts per intenderci, mentre la mia, da fuori, sembra minuscola! (Con l'occasione mi sono inavvertitamente morsicata le guance e tagliata agli angoli).
Non sarebbe un problema se non ridessi spesso. 'Voglio la dada che ride', disse una mamma chiedendo di me alla segretaria della piscina… Un sorriso caratterizzante perché quando rido è piuttosto evidente. E mi succede spesso. Se poi lo unisco al resto della mia personalità, divento uno strano personaggio e non passo inosservata. Quella 'strana': che potrò mai avere da sorridere tanto in questa valle di lacrime!
Ad ogni modo, il problema più imbarazzante è quando sono emozionata. Evidentemente mi disidrato e succede una cosa orrenda: pian piano, mentre parlo e sorrido mi si asciuga la saliva a tal punto che mi ritrovo… il labbro superiore arrotolato in cima alle gengive, come una tapparella, incapace di scendere se non srotolato manualmente o facendo delle smorfie.
Succede gradualmente: all'inizio sento che il labbro scorre male sulle gengive, la bocca è leggermente asciutta ma parlare è ancora possibile.
Poi inizia ad incepparsi, solo da un lato, mezzo labbro su e mezzo giù, come ho visto succedere forse ai cani qualche volta. Infine non scende più del tutto e mi ritrovo a usare i muscoli della faccia per biascicare le parole in un indicibile imbarazzo.
Comunque sempre meglio di quando mi veniva un attacco di diarrea...
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
NEL SILENZIO
All’inizio sospiro, non le sopporto, ho troppo sbagliato! Ma ad ogni rivisitazione, gli errori pian piano prendono posto nella mia comprensione, si allenta la tensione e solo dopo molte passate, succede, finalmente, di dormire.
Il mattino arriva presto e non c’è più modo di riposare: di giorno non ci sono scuse, è vietato lasciarsi andare. Solo per un film o un libro ma senza veramente dormire.
Tutto inizia quasi ogni sera, dopo cena e solo dopo essermi distratta: allora mi addormento per caso sullo scomodo divano, mentre sono arrotolata dentro ad una coperta e appoggiata a qualcuno. E’ un sonno perfetto. Appena resto sola però mi sveglio perché dentro si accorgono che è notte e di quel vuoto nel silenzio.
Così cominciano a parlarmi per riempirlo e io non so fare altro che ascoltarli. Passano le ore, in mezzo a quella folla di persone e ascolto e riascolto le nostre parole e tutte quelle storie…
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
05 settembre, 2018
PASSAGGIO PONTE
23 maggio, 2018
VOGLIA DI VARICELLA
15 maggio, 2018
IMPERFETTO CON ORGOGLIO
Lo dicono nei siti che offrono consigli a chi vuol partecipare a concorsi letterari e non essere cestinato prima ancora di essere letto.
11 maggio, 2018
IL LETTO
21 aprile, 2018
A NICCOLO' AMMANITI
Nel primo caso, se tua madre o tuo padre ti hanno maltrattato, va bene: c'è pieno di persone, come gli psicoterapeuti, che possono aiutare gli altri ma che massacrano i propri figli. E' una questione di ambiti e proiezioni: con gli altri non ci sono di mezzo certe emozioni. E i figli sono una occasione imperdibile per potersi rifare.
08 aprile, 2018
GIOCARE COL FUOCO
19 marzo, 2018
IL SASSO
Per anni a scuola ho preparato regalini da portare a casa e archiviare per la festa del papà. Quello del quale ricordo meglio la preparazione è stato un sasso dipinto, confezionato alla materna mentre mi scappava la cacca e cercavo di tenerla...inutilmente perché poi me la sono fatta addosso...
I pensierini destinati ai genitori mi portavano una gran iella (Temi Difficili Alle Elementari)! Sono stata molto sgridata dalla maestra che mi ha dovuto cambiare prendendo a prestito il cambio di un mio compagno: ricordati di dire alla mamma di riportarlo pulito, hai capito! Vergognati!
Ti pare di tormentarmi con il tuo livore, brutta strega isterica, mentre sto esprimendo tutto il mio sentimento per mio padre???
Certo, uno vive un doppio dramma -preparare l'ennesimo regalino a vuoto per suo padre stronzo e, sotto sforzo di concentrazione, riprodurre simbolicamente la propria figura genitoriale- e questa protesta e mi umilia!
Aveva intuito cosa stava per succedere e avrebbe voluto portarmi in bagno in tempo ma ero comprensibilmente assorbita dal gesto creativo, per abbandonare la mia opera anche solo un momento...
A pensarci bene, sarebbe stato ganzo trovarselo a casa, andargli incontro così, piena di merda, tirargli il bel sasso variopinto in testa e poi, una volta steso a terra e finalmente alla mia portata, sedermici sulla faccia! Un gioco simbolico per me, con un retrogusto così reale per lui...
Devo rivalutare le maestre di quell'asilo a questo punto: mi avevano dato l'occasione di esprimere le mie emozioni represse tramite l'arte, suggerito un gioco simbolico di grande soddisfazione per un bambino (uccidere il genitore) e fornito un oggetto-mediatore della relazione che nella realtà avrebbe potuto essere un'arma contundente! Il sangue si sarebbe poi confuso tra le macchie di pittura...nessuno avrebbe cercato l'arma del delitto tra i regali di una bambina e, comunque, a 4 anni non sarei stata perseguibile ancora...
Mia madre, da quando ho memoria, quando me la facevo addosso mi gonfiava di botte e mi urlava contro furibonda e non ha mai molto gradito i miei regali, anzi me li cassava quasi sempre. Ripensandoci, quel dono, passata la festa del papà, avrei potuto riciclarlo per festeggiare pure lei la volta dopo!
Ma lui non è mai venuto a prenderselo e così il sasso è rimasto lì, ad aspettarlo.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


