Ma tu sai tutte quelle cose sui tuoi personaggi per esperienza diretta o tuo padre a caratterizzarli un po' t'aiuta?
Nel primo caso, se tua madre o tuo padre ti hanno maltrattato, va bene: c'è pieno di persone, come gli psicoterapeuti, che possono aiutare gli altri ma che massacrano i propri figli. E' una questione di ambiti e proiezioni: con gli altri non ci sono di mezzo certe emozioni. E i figli sono una occasione imperdibile per potersi rifare.
21 aprile, 2018
08 aprile, 2018
GIOCARE COL FUOCO
Risaliamo di corsa il pendio tra gli alberi e, appena fuori, ecco le fiamme. E' un incendio e il fronte sembra molto vasto. Brucia il basso paleo per centinaia di metri e si sta insinuando tra le prime piante ai margini del bosco.
A proposito di:
CURIOSITA',
DOCUMENTARI,
IN 200 PAROLE,
MONTAGNA
06 aprile, 2018
L'ENNESIMO SPAVENTO
C'è chi invecchiando rimane fedele a sé stesso, al proprio aspetto, solo cede un po' o si indurisce, fa le pieghe e s'ingrigisce...
E poi c'è chi, come me, invecchiando sembra come buttar fuori sua madre e sua nonna dalle pieghe della pelle.
Quelle due paion proprio emergere da dentro di me e deformarmi a loro immagine!
Sarà forse l'ultima prova prima del distacco definitivo?
Sì, una tremenda prova del nove: riuscire a sopportare, senza impazzire, l'allucinazione della vecchia generazione proiettata nello specchio ad ogni mio passaggio.
Dopo di che niente di loro potrà più spaventarmi davvero. Perché è solo apparenza, non c'è sostanza.
Sopravvissuta alla loro rabbia proiettiva, alla loro incapacità affettiva, alle persecuzioni, alle umiliazioni, ai tormenti, ai dispiaceri; presa la distanza dai loro comportamenti, dalle loro aspettative, consapevole di essere altro da loro, ne ho neutralizzato l'influenza, sono in grado di riconoscere i loro pensieri dai miei e di scartarli prima di agire. Potrà mica spaventarmi una vaga somiglianza...
Devo solo ricordarmi che il processo è irreversibile, che non si può tornare indietro nella consapevolezza, nel profondo cambiamento, neppure dopo l'ennesimo spavento.
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E poi c'è chi, come me, invecchiando sembra come buttar fuori sua madre e sua nonna dalle pieghe della pelle.
Quelle due paion proprio emergere da dentro di me e deformarmi a loro immagine!
Sarà forse l'ultima prova prima del distacco definitivo?
Sì, una tremenda prova del nove: riuscire a sopportare, senza impazzire, l'allucinazione della vecchia generazione proiettata nello specchio ad ogni mio passaggio.
Dopo di che niente di loro potrà più spaventarmi davvero. Perché è solo apparenza, non c'è sostanza.
Sopravvissuta alla loro rabbia proiettiva, alla loro incapacità affettiva, alle persecuzioni, alle umiliazioni, ai tormenti, ai dispiaceri; presa la distanza dai loro comportamenti, dalle loro aspettative, consapevole di essere altro da loro, ne ho neutralizzato l'influenza, sono in grado di riconoscere i loro pensieri dai miei e di scartarli prima di agire. Potrà mica spaventarmi una vaga somiglianza...
Devo solo ricordarmi che il processo è irreversibile, che non si può tornare indietro nella consapevolezza, nel profondo cambiamento, neppure dopo l'ennesimo spavento.
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04 aprile, 2018
CONVERSAZIONI PROFESSIONALI?
Per comprendere un messaggio nella sua globalità dobbiamo sempre tenere conto che esso si compone di più messaggi insieme: quelli verbali, diretti, espliciti e quelli non verbali, indiretti, impliciti. Questi ultimi hanno sempre un peso maggiore nell'economia della comunicazione.
Vediamo un esempio tratto da una conversazione realmente accaduta.
MEDICO ORTOPEDICO (controllato, sintetico, freddo, diretto senza filtro, impassibile, interventista):
- Quanto tempo è passato dall'incidente? Due mesi? [Non verbale, sottinteso nell'espressione facciale e nel tono=Così tanto?!];
- Quando hai tolto i punti? Un mese fa? [=Veramente? Non ci siamo!];
- Da quando hai cominciato a muoverlo? Ah, non si muove...? [=Allora non c'è niente da fare];
Conclusioni [ricevute prima indirettamente nel sottinteso e, adesso, nel non verbale: postura rigida, sguardo serio=la speranza, che è l'ultima a morire...è già morta! Infatti...]: se non ha riacquistato mobilità finora, difficile lo possa più fare ormai; certo, puoi provare a fare esercizi, male non fa, ma 90% va operato di nuovo, bisognerà riaprire e rompere.
Tanto vale forzare la mano: fai esercizi, non lo proteggere e se dovessi romperlo accidentalmente, tanto meglio, così vai direttamente a Modena dove sono specializzati in chirurgia e riabilitazione della mano.
PAZIENTE PSICOMOTRICISTA RELAZIONALE (espressiva, emotiva, diretta con filtro, coinvolta, mediatrice...il più delle volte!):
Si mette a ridere.
Il medico non ne comprende le ragioni e fa capire che l'incontro è terminato: si alza, porge la mano, stringe inespressivo.
Lei va via sorridente ma depressa e preoccupata: operare, di nuovo, il lavoro, lo sbattimento, le difficoltà economiche di un precario senza malattia...e ride...poi piagnucola...alla fine si arrabbia...prima con sé stessa e la sua sbadataggine e poi con lui e la sua spinosa imperturbabilità; infine, per sdrammatizzare un po' la questione, pensa, a parti invertite, come sarebbe se lei comunicasse a quel modo le cose alle persone con cui lavora: genitori e bambini a proposito dei loro disagi.
Così si immagina di vedere arrivare l'ortopedico con il suo bambino di 5 anni al corso di psicomotricità. All'inizio del percorso hanno un colloquio, stavolta è lei che fa le domande:
- Quanti anni ha il bambino? 5? [Non verbale, implicito nell'espressione facciale e nel tono = Di già? Allora è peggio di quel che credessi...];
- Ha già fatto psicomotricità prima di oggi? [E' evidente che no ma te lo chiedo lo stesso e penso pure che cosa aspettassi per deciderti];
- Fa sempre così, davvero? Anche a casa e a scuola? [Accipicchia, non ci siamo proprio!].
Conclusioni: se sta messo così a questa età, difficile ormai correggerlo [parola che usa di proposito in questa fantasiosa ipotesi vendicativa ma che non userebbe mai nella realtà]; noi ci proviamo, certamente, ma 90% ti diventa tossicodipendente entro i 16 anni.
Possiamo forzare la mano: gli diamo uno spinello, una sigaretta e vediamo se ci prende gusto e nel caso lo mandiamo direttamente a San Patrignano che sono esperti e te lo sistemano come si deve.
AAAAh, se solo si potessero impiantare o espiantare chirurgicamente l'empatia e l'emotività!!!
Però si potrebbero sempre riciclare i comportamentisti più estremisti: invece di tormentare i bambini autistici, potrebbero sfogarsi con certi medici adulti! Un bel percorso insieme su come riconoscere le emozioni e i sentimenti degli altri con esercizi maniacali su come rispondere adeguatamente...almeno se la vedrebbero tra pari...
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Vediamo un esempio tratto da una conversazione realmente accaduta.
MEDICO ORTOPEDICO (controllato, sintetico, freddo, diretto senza filtro, impassibile, interventista):
- Quanto tempo è passato dall'incidente? Due mesi? [Non verbale, sottinteso nell'espressione facciale e nel tono=Così tanto?!];
- Quando hai tolto i punti? Un mese fa? [=Veramente? Non ci siamo!];
- Da quando hai cominciato a muoverlo? Ah, non si muove...? [=Allora non c'è niente da fare];
Conclusioni [ricevute prima indirettamente nel sottinteso e, adesso, nel non verbale: postura rigida, sguardo serio=la speranza, che è l'ultima a morire...è già morta! Infatti...]: se non ha riacquistato mobilità finora, difficile lo possa più fare ormai; certo, puoi provare a fare esercizi, male non fa, ma 90% va operato di nuovo, bisognerà riaprire e rompere.
Tanto vale forzare la mano: fai esercizi, non lo proteggere e se dovessi romperlo accidentalmente, tanto meglio, così vai direttamente a Modena dove sono specializzati in chirurgia e riabilitazione della mano.
PAZIENTE PSICOMOTRICISTA RELAZIONALE (espressiva, emotiva, diretta con filtro, coinvolta, mediatrice...il più delle volte!):
Si mette a ridere.
Il medico non ne comprende le ragioni e fa capire che l'incontro è terminato: si alza, porge la mano, stringe inespressivo.
Lei va via sorridente ma depressa e preoccupata: operare, di nuovo, il lavoro, lo sbattimento, le difficoltà economiche di un precario senza malattia...e ride...poi piagnucola...alla fine si arrabbia...prima con sé stessa e la sua sbadataggine e poi con lui e la sua spinosa imperturbabilità; infine, per sdrammatizzare un po' la questione, pensa, a parti invertite, come sarebbe se lei comunicasse a quel modo le cose alle persone con cui lavora: genitori e bambini a proposito dei loro disagi.
Così si immagina di vedere arrivare l'ortopedico con il suo bambino di 5 anni al corso di psicomotricità. All'inizio del percorso hanno un colloquio, stavolta è lei che fa le domande:
- Quanti anni ha il bambino? 5? [Non verbale, implicito nell'espressione facciale e nel tono = Di già? Allora è peggio di quel che credessi...];
- Ha già fatto psicomotricità prima di oggi? [E' evidente che no ma te lo chiedo lo stesso e penso pure che cosa aspettassi per deciderti];
- Fa sempre così, davvero? Anche a casa e a scuola? [Accipicchia, non ci siamo proprio!].
Conclusioni: se sta messo così a questa età, difficile ormai correggerlo [parola che usa di proposito in questa fantasiosa ipotesi vendicativa ma che non userebbe mai nella realtà]; noi ci proviamo, certamente, ma 90% ti diventa tossicodipendente entro i 16 anni.
Possiamo forzare la mano: gli diamo uno spinello, una sigaretta e vediamo se ci prende gusto e nel caso lo mandiamo direttamente a San Patrignano che sono esperti e te lo sistemano come si deve.
AAAAh, se solo si potessero impiantare o espiantare chirurgicamente l'empatia e l'emotività!!!
Però si potrebbero sempre riciclare i comportamentisti più estremisti: invece di tormentare i bambini autistici, potrebbero sfogarsi con certi medici adulti! Un bel percorso insieme su come riconoscere le emozioni e i sentimenti degli altri con esercizi maniacali su come rispondere adeguatamente...almeno se la vedrebbero tra pari...
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03 aprile, 2018
INCONTRI E PROMESSE
Gli incontri con gli altri sono stimoli preziosi. A volte anche brevi scambi possono essere molto significativi se vanno a toccare decisi certi tasti impolverati: grazie ad un urto modesto e del tutto casuale, possono movimentare quella melma solitamente ferma in cui spesso si trasforma la nostra intraprendenza e che talvolta molto presto nella vita giace, annichilita dalla routine e dal disincanto, sul fondo della nostra consapevolezza.Così capita di leggere di una iniziativa un po' diversa dal solito, di parlare con qualcuno in modo spontaneo e unico, di toccarsi per sbaglio per una frazione impercettibile pelle su pelle...e questa esperienza produce una scossa, una spinta e si intravede un movimento laddove pensavi fosse tutto immobile, stagnante e in decadimento...
Quando succede questo, è un attimo che risalgano da dentro di noi tronfie bollicine di vitalità, di creatività, di sogni, di fantasie, echi di cose dimenticate e assopite.
A me è successo proprio questo di recente. Poco tempo fa ho avuto un breve, insolito confronto in cui ho involontariamente ragionato su chi sono e cosa voglio: sono stata invitata a farne un progetto...e da allora qualcosa dentro di me si è smosso. Le mie fantasie un po' alla volta si sono affacciate alla mia consapevolezza e, pure adesso, nonostante gli imprevisti e le difficoltà, stanno lì e mi guardano come se avessi fatto loro una promessa.
Sembrano come il sole quando il cielo è cosparso di nuvole: timide e curiose...si mostrano belle e piene di calore ma possono venire nascoste di nuovo, all'improvviso. Anche quando tutto torna grigio, per un po' non puoi più fare a meno di guardare verso di loro...ma alla lunga si corre il rischio di rinunciarci per fatica, per paura della delusione e dell'attesa. Sarebbe bello acchiapparle subito insieme all'introverso sole primaverile e tenersele strette, con tenacia! Invece ci vuole costanza, pazienza e tanta fiducia...
Almeno in questo, la stagione aiuta!
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01 aprile, 2018
RESUSCITIAMOCI!
- 'Buona Pasqua!'.
- 'Grazie, anche a te!'.
Ma io sono atea e, per quanto, a lungo, nella mia vita abbia partecipato in maniera involontaria e stereotipata a certi rituali religiosi -voluti dagli altri più per abitudine che per convinzione- fatico un po' a contribuire all'atmosfera spirituale comune...
Ad ogni modo, la mia vita non è certamente governata dal caos o dall'ingiustizia: ho scelto dei validi maestri dagli insegnamenti profondi e, forse, pure più attuali di certi altri...
Devo quindi fare uno sforzo per ricordarmi che è Pasqua e cercare di fare gli auguri agli amici che so per certo credenti: a quelli che credono profondamente e praticano assiduamente e a quelli che credono solo durante le feste e che non fanno penitenza per quaranta giorni ma tutta insieme, mescolando la penitenza alla resurrezione! Troppi parenti e pietanze mescolate insieme possono essere devastanti...una punizione!
Perché, credenti o meno, chi è cresciuto con Babbo Natale, il pandoro e il panettone, la colomba e l'uovo di cioccolata...fa fatica ad emanciparsi da certe abitudini apprese fin da bambini! Ma strada facendo il fisico ne risente...allora, forse, un po' di astinenza almeno prima non sarebbe male...rivisitata, con motivazioni più attuali magari sarebbe pure presa in considerazione...
Comunque, una delusione o un po' di risentimento per una disattenzione in queste occasioni sono sempre in agguato...
Quindi, BUONA PASQUA a tutti e, per l'amor del cielo, non scoppiatevi!
Personalmente, poi, ho cercato di emanciparmi dalla dipendenza dall'uovo di Pasqua, oggetto tentatore che mi ricorda i momenti di tregua e abbondanza dell'infanzia e per questo l'ho voluto spesso anche da adulta. Ho scelto da tempo di convertire la dipendenza emotiva dal consumismo nostalgico in una attenzione e protezione verso me stessa e gli altri: avete visto cosa costa un uovo di Pasqua con cioccolata scadente e con dentro una sorpresa deludente rispetto alla stessa quantità di cioccolata in una tavoletta di qualità? Molto di più!
Così sono felice quando resuscito il mio buon senso, la mia autonomia di pensiero e proteggo pure la mia fragile economia...
Ma, a proposito di resurrezione...sto pensando che certamente abbiamo tutti, credenti o no, qualcosa di importante da resuscitare o di cui commemorare la resurrezione: che so, l'allegria scomparsa, la gioia abbandonata, la creatività assopita, il dinamismo perso, la pigrizia trascurata o abusata, l'ozio mai provato, il corpo avvilito, la mente spenta, l'inconscio sconosciuto, i sogni dimenticati, i desideri soffocati o respinti...
Io oggi, ad esempio, ho resuscitato il mio corpo in Appennino in giro con le pelli, dopo un tempo piuttosto lungo di necessaria astinenza e involontaria penitenza. E sono finita a tavola alle 15 in un rifugio dove ho festeggiato l'evento con un favoloso tortino di castagna e gelato alla cannella. Alla faccia dell'uovo di Pasqua! Tié!
Che resurrezione e che gioia!
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- 'Grazie, anche a te!'.
Ma io sono atea e, per quanto, a lungo, nella mia vita abbia partecipato in maniera involontaria e stereotipata a certi rituali religiosi -voluti dagli altri più per abitudine che per convinzione- fatico un po' a contribuire all'atmosfera spirituale comune...
Ad ogni modo, la mia vita non è certamente governata dal caos o dall'ingiustizia: ho scelto dei validi maestri dagli insegnamenti profondi e, forse, pure più attuali di certi altri...
Devo quindi fare uno sforzo per ricordarmi che è Pasqua e cercare di fare gli auguri agli amici che so per certo credenti: a quelli che credono profondamente e praticano assiduamente e a quelli che credono solo durante le feste e che non fanno penitenza per quaranta giorni ma tutta insieme, mescolando la penitenza alla resurrezione! Troppi parenti e pietanze mescolate insieme possono essere devastanti...una punizione!
Perché, credenti o meno, chi è cresciuto con Babbo Natale, il pandoro e il panettone, la colomba e l'uovo di cioccolata...fa fatica ad emanciparsi da certe abitudini apprese fin da bambini! Ma strada facendo il fisico ne risente...allora, forse, un po' di astinenza almeno prima non sarebbe male...rivisitata, con motivazioni più attuali magari sarebbe pure presa in considerazione...
Comunque, una delusione o un po' di risentimento per una disattenzione in queste occasioni sono sempre in agguato...
Quindi, BUONA PASQUA a tutti e, per l'amor del cielo, non scoppiatevi!
Personalmente, poi, ho cercato di emanciparmi dalla dipendenza dall'uovo di Pasqua, oggetto tentatore che mi ricorda i momenti di tregua e abbondanza dell'infanzia e per questo l'ho voluto spesso anche da adulta. Ho scelto da tempo di convertire la dipendenza emotiva dal consumismo nostalgico in una attenzione e protezione verso me stessa e gli altri: avete visto cosa costa un uovo di Pasqua con cioccolata scadente e con dentro una sorpresa deludente rispetto alla stessa quantità di cioccolata in una tavoletta di qualità? Molto di più!
Così sono felice quando resuscito il mio buon senso, la mia autonomia di pensiero e proteggo pure la mia fragile economia...
Ma, a proposito di resurrezione...sto pensando che certamente abbiamo tutti, credenti o no, qualcosa di importante da resuscitare o di cui commemorare la resurrezione: che so, l'allegria scomparsa, la gioia abbandonata, la creatività assopita, il dinamismo perso, la pigrizia trascurata o abusata, l'ozio mai provato, il corpo avvilito, la mente spenta, l'inconscio sconosciuto, i sogni dimenticati, i desideri soffocati o respinti...
Io oggi, ad esempio, ho resuscitato il mio corpo in Appennino in giro con le pelli, dopo un tempo piuttosto lungo di necessaria astinenza e involontaria penitenza. E sono finita a tavola alle 15 in un rifugio dove ho festeggiato l'evento con un favoloso tortino di castagna e gelato alla cannella. Alla faccia dell'uovo di Pasqua! Tié!
Che resurrezione e che gioia!
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19 marzo, 2018
IL SASSO
19 marzo, festa del papà...
Per anni a scuola ho preparato regalini da portare a casa e archiviare per la festa del papà. Quello del quale ricordo meglio la preparazione è stato un sasso dipinto, confezionato alla materna mentre mi scappava la cacca e cercavo di tenerla...inutilmente perché poi me la sono fatta addosso...
I pensierini destinati ai genitori mi portavano una gran iella (Temi Difficili Alle Elementari)! Sono stata molto sgridata dalla maestra che mi ha dovuto cambiare prendendo a prestito il cambio di un mio compagno: ricordati di dire alla mamma di riportarlo pulito, hai capito! Vergognati!
Ti pare di tormentarmi con il tuo livore, brutta strega isterica, mentre sto esprimendo tutto il mio sentimento per mio padre???
Certo, uno vive un doppio dramma -preparare l'ennesimo regalino a vuoto per suo padre stronzo e, sotto sforzo di concentrazione, riprodurre simbolicamente la propria figura genitoriale- e questa protesta e mi umilia!
Aveva intuito cosa stava per succedere e avrebbe voluto portarmi in bagno in tempo ma ero comprensibilmente assorbita dal gesto creativo, per abbandonare la mia opera anche solo un momento...
A pensarci bene, sarebbe stato ganzo trovarselo a casa, andargli incontro così, piena di merda, tirargli il bel sasso variopinto in testa e poi, una volta steso a terra e finalmente alla mia portata, sedermici sulla faccia! Un gioco simbolico per me, con un retrogusto così reale per lui...
Devo rivalutare le maestre di quell'asilo a questo punto: mi avevano dato l'occasione di esprimere le mie emozioni represse tramite l'arte, suggerito un gioco simbolico di grande soddisfazione per un bambino (uccidere il genitore) e fornito un oggetto-mediatore della relazione che nella realtà avrebbe potuto essere un'arma contundente! Il sangue si sarebbe poi confuso tra le macchie di pittura...nessuno avrebbe cercato l'arma del delitto tra i regali di una bambina e, comunque, a 4 anni non sarei stata perseguibile ancora...
Mia madre, da quando ho memoria, quando me la facevo addosso mi gonfiava di botte e mi urlava contro furibonda e non ha mai molto gradito i miei regali, anzi me li cassava quasi sempre. Ripensandoci, quel dono, passata la festa del papà, avrei potuto riciclarlo per festeggiare pure lei la volta dopo!
Ma lui non è mai venuto a prenderselo e così il sasso è rimasto lì, ad aspettarlo.
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Per anni a scuola ho preparato regalini da portare a casa e archiviare per la festa del papà. Quello del quale ricordo meglio la preparazione è stato un sasso dipinto, confezionato alla materna mentre mi scappava la cacca e cercavo di tenerla...inutilmente perché poi me la sono fatta addosso...
I pensierini destinati ai genitori mi portavano una gran iella (Temi Difficili Alle Elementari)! Sono stata molto sgridata dalla maestra che mi ha dovuto cambiare prendendo a prestito il cambio di un mio compagno: ricordati di dire alla mamma di riportarlo pulito, hai capito! Vergognati!
Ti pare di tormentarmi con il tuo livore, brutta strega isterica, mentre sto esprimendo tutto il mio sentimento per mio padre???
Certo, uno vive un doppio dramma -preparare l'ennesimo regalino a vuoto per suo padre stronzo e, sotto sforzo di concentrazione, riprodurre simbolicamente la propria figura genitoriale- e questa protesta e mi umilia!
Aveva intuito cosa stava per succedere e avrebbe voluto portarmi in bagno in tempo ma ero comprensibilmente assorbita dal gesto creativo, per abbandonare la mia opera anche solo un momento...
A pensarci bene, sarebbe stato ganzo trovarselo a casa, andargli incontro così, piena di merda, tirargli il bel sasso variopinto in testa e poi, una volta steso a terra e finalmente alla mia portata, sedermici sulla faccia! Un gioco simbolico per me, con un retrogusto così reale per lui...
Devo rivalutare le maestre di quell'asilo a questo punto: mi avevano dato l'occasione di esprimere le mie emozioni represse tramite l'arte, suggerito un gioco simbolico di grande soddisfazione per un bambino (uccidere il genitore) e fornito un oggetto-mediatore della relazione che nella realtà avrebbe potuto essere un'arma contundente! Il sangue si sarebbe poi confuso tra le macchie di pittura...nessuno avrebbe cercato l'arma del delitto tra i regali di una bambina e, comunque, a 4 anni non sarei stata perseguibile ancora...
Mia madre, da quando ho memoria, quando me la facevo addosso mi gonfiava di botte e mi urlava contro furibonda e non ha mai molto gradito i miei regali, anzi me li cassava quasi sempre. Ripensandoci, quel dono, passata la festa del papà, avrei potuto riciclarlo per festeggiare pure lei la volta dopo!
Ma lui non è mai venuto a prenderselo e così il sasso è rimasto lì, ad aspettarlo.
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A proposito di:
ATTUALITA',
CHICCHE D'INFANZIA,
CURIOSITA',
IDEE REGALO,
INTROSPEZIONI,
LIBERI SFOGHI
17 marzo, 2018
ESSERE BAMBINI
Fare il bambino è proprio uno sporco lavoro.
Non parli o ti esprimi che gli adulti da cui dipendi non capiscono niente, vanno in crisi, si mettono a leggere come matti manuali, si imbarazzano, non sanno a chi chiedere, vorrebbero essere adottati dalle maestre dell'asilo, avere una consulenza h24 perché l'insicurezza è tale che non sanno come fare neppure dopo molte letture; poveretti, nella corsa all'affermazione, all'emancipazione, alla sopravvivenza psichica, durante la fuga dai propri bisogni profondi e dalla consapevolezza...hanno rimosso sentimenti ed emozioni e non frequentando bambini dai tempi dell'asilo, oggi, un po' li temono pure...
Prendiamoci cinque minuti per pensare a come deve essere la vita di un bambino per umanizzarlo e renderlo più comprensibile e meno spaventoso.
Da piccoli le emozioni sono un grumo indistinto che esce fuori tutto insieme, violento e angosciante. Non ci si capisce niente, in certi momenti, ti senti solo disintegrare improvvisamente. E se stai in quella condizione di disagio diffuso, generalizzato e insopportabile, di rabbia, mista a tristezza, mista ad angoscia di perdere l'amore e a paura di scoppiare...è urgente trovare qualcuno in grado di capire, altrimenti ti senti solo di una solitudine davvero orribile e rischi la dissociazione.
Se in quei momenti ti trovi di fronte allo sgomento, al panico e alla rabbia furibonda di tua madre e tuo padre che vanno in risonanza, reciprocano o non sanno che fare...pensi che quella sia la fine e ogni cosa si complica, si aggroviglia: ridi magari perché piangere è anche peggio ma così sembri un caso patologico e li allontani; tiri pugni perché vuoi un abbraccio ma quello non arriva mai al momento giusto, se non per acchiapparti e sculacciarti; corri per non farti prendere o per farti prendere in un ultimo disperato tentativo di attirare l'attenzione di cui hai tanto bisogno, ma hai fatto talmente tanto casino a quel punto che ti arrivano solo urli, isterie, rabbie e altri 'sculaccioni'.
Inoltre per fare ordine bisogna prima fare disordine: buttare fuori e sperare che qualcuno là fuori ci capisca qualcosa, elabori, interpreti, restituisca tradotto, possibilmente attenuato e ci aiuti a mettere finalmente un po' a posto...
Ma là fuori ci guardano come fossimo alieni...dov'è il libretto di istruzioni di questo piccolo demonio...nessuno li aveva preparati, se poi lo avessero saputo...
Da piccolo la vita è un casino: per vivere e crescere dipendi, hai bisogno di fusione ma anche di sperimentare momenti di indipendenza, di diffusione, in una giusta alternanza e proporzione; e devi testare continuamente quel contenitore fatto di mani e braccia e amore che sono mamma e papà sperando che siano abbastanza forti, che non si disintegrino davanti ai tuoi occhi, che continuino a volerti bene qualunque sia la tua emozione; sperando di essere rassicurato, tenuto e di non essere ferito durante queste prove...
Tra i 12-18 mesi circa, come strategia per 'diffonderti', cominci pure a prendere a morsi, calci e tirate di capelli i tuoi genitori e chi ne fa le veci...e volevi solo far capire che hai capito che sei qualcosa di diverso da loro, proprio come loro sperano tu capisca presto se no si esauriscono...ma anche stavolta sei maldestro e quelli di là, con sempre meno capelli, insonni e i nervi a fior di pelle...chissà come la prendono. 'Lo fa apposta', 'Guarda che occhi che fa', 'E' terribile'...se solo avessero visto che fanno tutti così, che è solo un transitorio passaggio obbligato, che è difficile tanto per i genitori quanto per i bambini...
Ma spesso si fan figli senza nessuna preparazione e con scarsa consapevolezza di sé e di quale sia la propria responsabilità di genitore. Come prendersi un cane senza sapere come educarlo, per finire poi a dargli dei calci o ad abbandonarlo. Più o meno, a livello emotivo, si può far lo stesso con un bambino: si tollerano i suoi eccessi senza saper cosa fare, a lungo, poi si scoppia e li si investe di rabbia.
Ma il bambino era stato autorizzato proprio dagli adulti, dai propri genitori -inconsapevoli- a chiedere ancora e ancora, nel momento in cui lui cercava il limite come doveva e non lo trovava.
Ad un certo punto però lo trova, certo, perché subentra il limite emotivo dell'adulto che determina un brusco cambio di registro e di tendenza.
L'adulto dà il limite alzando bandiera bianca, sfinito, furibondo, arreso, non di fronte all'ingratitudine e all'ingordigia del figlio -come crede- ma alla propria inadeguatezza al ruolo di genitore e solo dopo aver lanciato un missile terra aria travestito da rimprovero: sei sbagliato, non ti sopporto, perdi il mio amore, mentre magari gli chiede tuo fratello com'è che è così diverso da te?
Che poi, il risultato di tutti quegli esercizi vanno a formare le basi del nostro copione e le strategie di adulti con cui entrare e rimanere in relazione...Capito di che cosa è l'inizio? E poi ci si chiede come mai ci siano così tante difficoltà di comunicazione tra le persone...
Capito che casino essere bambini? Non c'è volontà malefica in loro, solo un grandissimo bisogno di essere amati, rassicurati e affettivamente contenuti.
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Non parli o ti esprimi che gli adulti da cui dipendi non capiscono niente, vanno in crisi, si mettono a leggere come matti manuali, si imbarazzano, non sanno a chi chiedere, vorrebbero essere adottati dalle maestre dell'asilo, avere una consulenza h24 perché l'insicurezza è tale che non sanno come fare neppure dopo molte letture; poveretti, nella corsa all'affermazione, all'emancipazione, alla sopravvivenza psichica, durante la fuga dai propri bisogni profondi e dalla consapevolezza...hanno rimosso sentimenti ed emozioni e non frequentando bambini dai tempi dell'asilo, oggi, un po' li temono pure...
Prendiamoci cinque minuti per pensare a come deve essere la vita di un bambino per umanizzarlo e renderlo più comprensibile e meno spaventoso.
Da piccoli le emozioni sono un grumo indistinto che esce fuori tutto insieme, violento e angosciante. Non ci si capisce niente, in certi momenti, ti senti solo disintegrare improvvisamente. E se stai in quella condizione di disagio diffuso, generalizzato e insopportabile, di rabbia, mista a tristezza, mista ad angoscia di perdere l'amore e a paura di scoppiare...è urgente trovare qualcuno in grado di capire, altrimenti ti senti solo di una solitudine davvero orribile e rischi la dissociazione.
Se in quei momenti ti trovi di fronte allo sgomento, al panico e alla rabbia furibonda di tua madre e tuo padre che vanno in risonanza, reciprocano o non sanno che fare...pensi che quella sia la fine e ogni cosa si complica, si aggroviglia: ridi magari perché piangere è anche peggio ma così sembri un caso patologico e li allontani; tiri pugni perché vuoi un abbraccio ma quello non arriva mai al momento giusto, se non per acchiapparti e sculacciarti; corri per non farti prendere o per farti prendere in un ultimo disperato tentativo di attirare l'attenzione di cui hai tanto bisogno, ma hai fatto talmente tanto casino a quel punto che ti arrivano solo urli, isterie, rabbie e altri 'sculaccioni'.
Inoltre per fare ordine bisogna prima fare disordine: buttare fuori e sperare che qualcuno là fuori ci capisca qualcosa, elabori, interpreti, restituisca tradotto, possibilmente attenuato e ci aiuti a mettere finalmente un po' a posto...
Ma là fuori ci guardano come fossimo alieni...dov'è il libretto di istruzioni di questo piccolo demonio...nessuno li aveva preparati, se poi lo avessero saputo...
Da piccolo la vita è un casino: per vivere e crescere dipendi, hai bisogno di fusione ma anche di sperimentare momenti di indipendenza, di diffusione, in una giusta alternanza e proporzione; e devi testare continuamente quel contenitore fatto di mani e braccia e amore che sono mamma e papà sperando che siano abbastanza forti, che non si disintegrino davanti ai tuoi occhi, che continuino a volerti bene qualunque sia la tua emozione; sperando di essere rassicurato, tenuto e di non essere ferito durante queste prove...
Tra i 12-18 mesi circa, come strategia per 'diffonderti', cominci pure a prendere a morsi, calci e tirate di capelli i tuoi genitori e chi ne fa le veci...e volevi solo far capire che hai capito che sei qualcosa di diverso da loro, proprio come loro sperano tu capisca presto se no si esauriscono...ma anche stavolta sei maldestro e quelli di là, con sempre meno capelli, insonni e i nervi a fior di pelle...chissà come la prendono. 'Lo fa apposta', 'Guarda che occhi che fa', 'E' terribile'...se solo avessero visto che fanno tutti così, che è solo un transitorio passaggio obbligato, che è difficile tanto per i genitori quanto per i bambini...
Ma spesso si fan figli senza nessuna preparazione e con scarsa consapevolezza di sé e di quale sia la propria responsabilità di genitore. Come prendersi un cane senza sapere come educarlo, per finire poi a dargli dei calci o ad abbandonarlo. Più o meno, a livello emotivo, si può far lo stesso con un bambino: si tollerano i suoi eccessi senza saper cosa fare, a lungo, poi si scoppia e li si investe di rabbia.
Ma il bambino era stato autorizzato proprio dagli adulti, dai propri genitori -inconsapevoli- a chiedere ancora e ancora, nel momento in cui lui cercava il limite come doveva e non lo trovava.
Ad un certo punto però lo trova, certo, perché subentra il limite emotivo dell'adulto che determina un brusco cambio di registro e di tendenza.
L'adulto dà il limite alzando bandiera bianca, sfinito, furibondo, arreso, non di fronte all'ingratitudine e all'ingordigia del figlio -come crede- ma alla propria inadeguatezza al ruolo di genitore e solo dopo aver lanciato un missile terra aria travestito da rimprovero: sei sbagliato, non ti sopporto, perdi il mio amore, mentre magari gli chiede tuo fratello com'è che è così diverso da te?
Che poi, il risultato di tutti quegli esercizi vanno a formare le basi del nostro copione e le strategie di adulti con cui entrare e rimanere in relazione...Capito di che cosa è l'inizio? E poi ci si chiede come mai ci siano così tante difficoltà di comunicazione tra le persone...
Capito che casino essere bambini? Non c'è volontà malefica in loro, solo un grandissimo bisogno di essere amati, rassicurati e affettivamente contenuti.
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IL MIO SUPERPOTERE
A volte la tristezza mi avvolge e immobilizza, come una fitta nebbia; mi sento intorpidita e priva di consistenza...e in questo stato mi è difficile ogni cosa. Così chiudo gli occhi, metto su un po' di musica, cerco di fare uscire le emozioni...la rabbia, la tristezza, la paura, le stesse che ho raccolto in questi giorni, di cui adesso sono piena: avverto una certa pressione dall'interno ed ho bisogno di lasciar andare qualche cosa.
Com'è difficile in questi momenti, quando ti senti un tutt'uno con i tormenti tuoi e degli altri...
Ma lunedì torno al lavoro e dentro me devo aver fatto uno spazio sufficiente per potermi fare carico di nuovo.
La musica prende il posto della nebbia e mi culla in un abbraccio caldo, ma non basta: istintivamente faccio resistenza; una parte di me vorrebbe che rimanessi in controllo. Ma resistere mi sfianca e vorrei essere lontana da tutto per sfogare meglio. Un bel paesaggio, un viaggio. Servirebbe a distrarmi, forse, non a sfogare tutto questo. Ad ogni modo, mi tocca di farlo qui dove sono e cercare di non ferire nessuno.
La difficoltà è soprattutto iniziale: lasciare andare piano per non lacerarsi...che il dolore sembra grosso e si gonfia dei tanti dolori simili che risuonano al suo passaggio. Per sua natura si amplifica e rimbomba per darsi un tono ed essere sicuro di essere sentito, senza sapere che così spaventa e si rischia di negarlo.
Ma ad un certo punto succede che piango, forte, triste, arrabbiata...poi più calma e infine rasserenata.
E sto meglio. Qualcosa dentro di me sta già germogliando.
E per un attimo rifletto su chi sono, con affetto.
Riscopro pure la mia bellezza, dopo aver cercato a lungo di nasconderla, di ritirarla, nel vano e disperato tentativo di passare inosservata, di non essere oggetto di cattiverie o di invidie. E capisco che ci sarà sempre una ragione per essere invidiati, che non c'è modo di sottrarsi agli occhi di persone cattive e infelici...bisogna solo trovare le risorse dentro di sé per continuare a splendere anche nell'oscurità.
Allora penso e mi aggrappo forte ad ogni raggio di bellezza che emano e lo accarezzo, ci gioco e rido. Sono felice.
In fondo, il mio superpotere è questa mia contorta sensibilità: da un lato, debolezza dolorosa perché mi rende fragile ed emotiva e, dall'altro, dono unico e prezioso perché mi rende empatica con i bambini e le loro difficoltà.
E questo dono non può portarmelo via nessuno. E possono raccontarsela, che io continuo a risplendere anche quando sembro stanca, distrutta o sconfitta.
Non c'è modo di sottrarsi all'invidia, alla cattiveria...allora, me ne frego e mi circondo e vivo solo con persone che hanno superpoteri complementari o affini, con cui ci capiamo e ci ricarichiamo e stiamo bene insieme. Poi esco nel mondo, ogni volta con un po' più di coraggio, sapendo, adesso, di poter tornare al sicuro, molto presto.
Grazie amici.
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22 febbraio, 2018
IN UN ORDINE DIVERSO
Un'amica cara mi ha inviato l'oroscopo di incoraggiamento di Rob Brezsny di questa settimana circa l'Acquario:
<<“Sii ostinato negli obiettivi ma flessibile nei metodi”, è il messaggio che ho letto sulla maglietta di una ragazza. È il miglior consiglio possibile per te ora.
Per fartelo capire ancora meglio aggiungo questa citazione dell’esperto di produttività David Allen: “La pazienza è la tranquilla accettazione del fatto che le cose possono succedere in un ordine diverso da quello che abbiamo in mente”.
Sei disposto a essere fedele ai tuoi ideali più alti, anche se dovrai improvvisare per affermarli e realizzarli?>>.
Sì.
E vorrei non aver niente da aggiungere per non guastare la mia crescita personale stimolata da queste belle parole...
Ma non resisto: perché bisognerebbe che lo pensassero anche tutti quelli coinvolti insieme a me in questi imprevisti, che le cose possono succedere in un ordine diverso da quello che abbiamo in mente, persone che invece mi chiedono certezze e si arrabbiano! Qualcuno si incazza pure se sono io la vittima dell'imprevisto e a loro tocca di pazientare aspettando che, a me, mi ricuciano e, a me, mi riabilitino per tornare a lavorare!
E bisognerebbe riuscire a fregarsene se gli altri non capiscono. Allora sì che andrebbe bene. Ma forse quell'insegnamento era in un altro oroscopo di Brezsny...o sono io particolarmente resistente all'apprendimento...
Dopo un mese di incertezze e complicazioni, mi sento un po' Giobbe...messa a dura prova.
E mi pare che Giobbe alla fine si incazza, eh, ma poi torna bello, ricco e tanto amato. Sarà così anche per me?
Inoltre...se mai supererò questa prova con pazienza, in questa epoca di crediti, in cui ogni azione ha un valore, posso sapere almeno quale sarebbe il mio punteggio finale? E poi mi verrà rilasciato un attestato di Esperto in Imprevisti e in Improvvisazione? Perché al giorno d'oggi non si fa più nulla per la gloria ma solo per gli attestati.
Anzi, dopo questo periodo di prova, spero che mi assumano come veggente in qualche struttura perché a fare previsioni sto diventando davvero brava! Speriamo solo di averle azzeccate tutte se no sai che casino? Corsi in partenza, dita che migliorano ma che non si piegano, madri isteriche che mi tirano nomi perché non sanno come fare coi loro bambini mentre io sto qua a farmi travolgere dalla sfiga, impotente!
E poi, c'è un limite alle cose che possono succedere in un ordine diverso da come lo abbiamo in mente? Perché avrei bisogno di ricaricarmi un pochino...
Anzi, dopo questo periodo di prova, spero che mi assumano come veggente in qualche struttura perché a fare previsioni sto diventando davvero brava! Speriamo solo di averle azzeccate tutte se no sai che casino? Corsi in partenza, dita che migliorano ma che non si piegano, madri isteriche che mi tirano nomi perché non sanno come fare coi loro bambini mentre io sto qua a farmi travolgere dalla sfiga, impotente!
E poi, c'è un limite alle cose che possono succedere in un ordine diverso da come lo abbiamo in mente? Perché avrei bisogno di ricaricarmi un pochino...
Ecco che tutta la poesia di Brezsny si è volatilizzata! Ma forse, così facendo, l'avrò pure un po' interiorizzata...?
C'è tanta gente che perché siamo nel 2018 non concepisce che vada via la corrente, che nevichi abbondantemente fino a bloccare la circolazione, che qualcosa sia indipendente dal loro controllo e dalla loro manipolazione. Tutto deve tornare e possibilmente come dicono loro.
E allora voi lì così...andate un po' a cagare.
Ahaaaaa...che liberazione!
Ahaaaaa...che liberazione!
Comunque, ci vuole pazienza, sì! Buoni imprevisti a tutti!
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19 febbraio, 2018
NESSUNO AL MONDO SI SENTE ALL'ALTEZZA
Dal film Youth - La Giovinezza di Paolo Sorrentino. Una bambina dice ad un attore:
"Io l'ho vista in un film...è il film in cui fa un padre che non ha mai visto suo figlio e lo incontra per la prima volta in un bar quando ha 14 anni. Mi è piaciuto uno scambio di battute, quando tuo figlio dice:
-Perché non hai fatto il padre?
E tu rispondi:
-Pensavo di non essere all'altezza.
In quel momento ho capito una cosa importante...
-Cosa?
Che nessuno al mondo si sente all'altezza...quindi non c'è da preoccuparsi.".
[Ascoltando: Mark Kozelek - Jimmy Lavalle, Ceiling Gazing]
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