06 marzo, 2021

RIPRODUZIONE ED EVOLUZIONE

L'innamoramento, la nascita di un sogno, l'idea per un progetto hanno il potere di illuminarci dentro a giorno, come se si accendessero per un attimo contemporaneamente tutte le luci del mondo necessarie a vincere il buio dell'Universo. Il consumo energetico è al massimo, perciò questa condizione dura poco. Ma è la spinta iniziale che serve ad avviare e poi compiere le grandi imprese: amare, superare ostacoli ai nostri sogni e credere in progetti altrimenti impossibili, rischiando persino delusioni che mai e poi mai, in condizioni normali, oseremmo anche solo immaginarci di poter sopportare. 

In quei momenti siamo come sotto effetto di stupefacenti, come se tornassimo adolescenti, infiammabili e incapaci di valutare più di tanto le conseguenze delle nostre azioni.

E' come se fossero stati progettati dei pulsanti nel cervello che si premono con un'emozione, una sensazione, un pensiero speciali, per darci una carica aggiuntiva di coraggio e determinazione tali da permetterci di rivoluzionarci, di trasformarci, di crescere e cambiare.

Processi necessari all'evoluzione. 

Talvolta però, questo meccanismo si inceppa perché, un attimo prima di premere il pulsante, siamo portati a prefigurarci la possibile sconfitta, il possibile fallimento, il disastro, la noia. E si rimane fermi sul posto o, peggio, si regredisce a stadi energetici bassi, bassissimi e che ci consentono a malapena di rimanere nella nostra zona di comfort. Dopo una eccessiva permanenza nella zona di comfort, subentra l'atrofizzazione cerebrale e la morte della nostra parte più vitale. Insomma, ci trasformiamo in zombi, dipendenti dal solito copione. Una premorte, l'anticamera di quella definitiva che sopraggiunge quasi sempre come una liberazione. 

Si sa che nel realizzare i sogni si procede per prove ed errori. Il rischio di fallire va messo in conto, senza scoraggiarsi alle prime occasioni.

Bisogna poi saper trasformare, far evolvere l'energia della spinta iniziale, destinata a consumarsi in fretta, in una fiamma controllata e durevole. Un'arte. Forse l'arte più nobile e complessa che un essere umano possa sviluppare. E, quando ci riesce, certamente ha raggiunto l'obiettivo più evoluto della propria esistenza e contribuisce, nel suo piccolo, all'evoluzione della nostra specie.

Ma non ci riesce quasi nessuno, infatti viviamo in un mondo di vigliacchi, frustrati, infelici e incazzati. Come l'Ignorante che Puzza e tutta la sua orribile famiglia, fermo con ostinazione a qualche stadio superato dell'evoluzione.

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05 marzo, 2021

MADRE ANAGRAMMA DI _____, PADRE DI PERDA

Ci avevate mai pensato? 

Era un giorno qualunque, si faceva un gioco di parole tipo Il Bersaglio della Settimana Enigmistica ed è successo: madre anagramma di mer... avete capito, e padre di perda. Orribile e profetico: che la madre sia una mer... e che il padre si perda per strada. E sia una mer... pure lui. 

Ovviamente non va sempre così. Ma quando succede, forse elaborare la frustrazione attraverso un gioco, per quanto di parole, può aiutare.

Insomma, si potrebbe costruire un bersaglio mandando a stendere tutta la famiglia. Studiare una successione complessa, poi, assolverebbe a più funzioni contemporaneamente: dare soddisfazione alla nostra creatività, attivare aree diverse del cervello, avere un adeguato passatempo per quando desideriamo prolungare la nostra permanenza al gabinetto nella speranza di avere una tregua dalla vita e un momento solo per noi. Un esercizio mentale che potrebbe dare sfogo al magma infernale che ribolle nel nostro inconscio e farci evacuare spensieratamente.

Il bersaglio potrebbe infatti aiutarci a mantenere fisso l'obiettivo (esprimere dissenso nei confronti dei genitori quando ci appaiono ottusi, insensati, pessimi), osservare le nostre emozioni, i nostri sentimenti nei loro confronti, imparando a gestirli ed esprimerli adeguatamente. Troppo spesso succede di dirottare le nostre rimostranze su altri che non c'entrano nulla. Invece dobbiamo farci carico della nostra storia e andare oltre, tagliando il cordone ombelicale, i legami perversi, le dipendenze dai copioni, smettendo di aspettarci una qualche comprensione o riconoscimento, smettendo di preoccuparci finalmente di ciò che non ci appartiene ma che ci ostiniamo a portarci appresso: il loro sguardo.

Proviamo a costruire un bersaglio/sfogo/associazione di idee, anche con parole che certamente non diremmo mai ai nostri genitori ma che, talvolta, sentiamo risalirci alle labbra dal profondo. Un percorso che, ad un certo punto, offra magari una via di uscita, mettendo come parola finale, ad esempio, libertà, respirare, lontano, gioia, sole. Una possibile soluzione verso la quale andare man mano che si risolve il bersaglio o i bersagli. A volte, uno non basta. E per le parole ognuno sceglie le sue. Se volete che le pubblichi, bisogna che non siano oscene.

Risolvere/costruire il bersaglio ha il vantaggio di regolamentare il flusso delle nostre emozioni, contribuendo a prepararci emotivamente ad un eventuale successivo confronto vis a vis più calmo e determinato.

Offendere direttamente la famiglia darebbe un senso di svuotamento e liberazione solo momentanea perché presenta degli svantaggi: può comportare un ulteriore deterioramento nei rapporti, una reazione di chiusura totale, sensi di colpa, clima di guerra fredda. 

Possiamo sempre cercare il confronto e, dove impossibile, congedarci, quantomeno grati per aver ricevuto la vita (per quanto possa essere successo accidentalmente e nonostante ce l'abbiano fatta pagare saporitamente). Di certo, in quest'ultimo caso, non avremmo debiti. Dopodiché potremmo andarcene sereni per la nostra strada.

Mi riferisco qui in particolare ai genitori incapaci di assumersi la responsabilità del proprio ruolo, quelli che ci umiliano e svalutano, che non ci amano per ciò che siamo e magari ci tormentano. Non sto pensando ai casi limite. Lì ci vuole la legge, la medicina, un po' di fortuna oltre che forza, coraggio... altro che bersaglio...

Ecco un primo bersaglio da ricomporre. Si parte da "Parenti" e si arriva a "Libertà".

In ordine sparso le parole che, per associazione di idee, anagramma, aggiunta o sottrazione di una lettera, andranno collegate fra loro in modo unico per arrivare gradualmente da "Parenti" a "Libertà".

Parenti      Navigare           Ratto                 Constrictor            Dopo                Saldo

           Boa               Caldo             Soffoca                    Dubito           America            Inferno

Subito          Muori              Serpenti                Topo                 Rotta                 Simbolo

                                 Nave               Debito                  Sbarcare          Libertà 


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Soluzione:

[Parenti/Serpenti/Boa/Constrictor/Soffoca/Muori/Inferno/Caldo/Saldo/Debito/Dubito/Subito/Dopo/Topo/Ratto/Rotta/Nave/Navigare/Sbarcare/America/Simbolo/Libertà].  

02 marzo, 2021

Il PIANETA RIMOSSO

Durante il suo viaggio nell'Universo, il Piccolo Principe* giunse sul pianeta dell'Ignorante che Puzza. Fu una esperienza tanto terribile che la rimosse.

L'Ignorante che Puzza si crede il padrone del pianeta e tratta gli altri abitanti come degli invasori. Soprattutto le donne che considera... com'era quella parolaccia che usano certi adulti per umiliarne altri? Avete capito. Terribile. Diceva continuamente "Quella t... di qua, quella t... di là".

L'Ignoranza di per sé non sarebbe nulla di grave. Ma la sua è una ignoranza ottusa, ostinata e complicata dalla cattiveria.

L'Ignorante che Puzza avrebbe potuto semplicemente essere un ignorante con la i minuscola, nel senso stretto di persona priva di istruzione. Ciò non gli avrebbe impedito di essere ricco di qualità, doni e competenze umane, di sensibilità, di fiducia e altruismo. Avrebbe potuto essere una persona curiosa e interessante e con una parte di potenziale inespresso ma pronto a manifestarsi non appena gli si fosse presentata l'occasione. Il Piccolo Principe scoprì presto a proprie spese che la mancanza di istruzione non è nulla di fronte alla condizione assai peggiore e di difficile evoluzione che è l'analfabetismo emotivo.

Si sa, la prima alfabetizzazione emotiva avviene in famiglia. Poi ne dovrebbe seguire almeno una seconda, di rinforzo, a scuola. Ma, per riceverla, intanto bisogna andarci, a scuola. E comunque, non sempre la scuola riesce a colmare certe lacune abissali.

Evidentemente all'Ignorante che Puzza non è arrivato sufficiente nutrimento in questo senso e, a causa della sua successiva condotta di vita, priva degli adeguati stimoli a crescere e cambiare, è avvenuta in lui una potatura mortifera e totale di tutte quelle connessioni necessarie ad una corretta evoluzione. Per questo, l'Ignorante qui ha la I maiuscola. Ignora in senso assoluto. E puzza.

Lo studio, la lettura, lo sport, la condivisione con altri di interessi e attività arricchiscono e aprono la mente. Ma certamente l'Ignorante che Puzza deve aver creduto di essere nato già fatto e finito e di doversi arricchire solo economicamente. Perché, mai e poi mai, in tutta la sua misera esistenza, gli è venuto il dubbio di aver qualcosa da imparare dagli altri, per lui una manica di inutili sciocchi da deridere in tutto e per tutto. Nutre infatti profonda convinzione di essersi fatto da solo e di potersi affinare al bar per quel poco che gli manca, osservando certi suoi simili ICP comunque sempre criticatissimi, al massimo per acquisire uno o due trucchetti triviali, necessari alla sua meschina esistenza. Certamente deve aver creduto che fosse possibile vivere in quell'unico modo lì e che i rapporti umani fossero riconducibili a semplici stereotipi di convenienza. Una potente e pericolosa semplificazione.

Sembra che, nella sua famiglia, ognuno reciti una parte assegnata da un copione collaudato da millenni. Entrambi privi di passioni vere e proprie, l'uomo fa, senza porsi domande, si accoppia, figlia suo malgrado, garantisce la sopravvivenza alla prole come capita ma con autorità, mentre la donna cura l'apparenza, si occupa della casa, la pulisce, la fa benedire anche se non sa cosa sia avere fede. Ogni sua azione è ottimizzata e finalizzata all'apparire in regola allo sguardo distratto o impotente dei malcapitati testimoni. Sia lui che lei rispettano il proprio copione con precisione maniacale. Inoltre, sia a casa che fuori, fanno la stessa cosa: faticare lui in mestieri tradizionalmente svolti da uomini, pulire lei, entrambi fino a consumarsi le giunture. Niente di male, se non fosse che quelle due attività, nel giro di poco tempo, grazie alla determinazione con cui ne hanno ricercato l'automatismo, possono essere compiute senza pensare, staccando completamente il cervello. Si sa che il cervello è pigro e, se assecondato, va facilmente in automatico e atrofizza ciò che non utilizza, ottenendo certamente di affaticarsi meno, ma danneggiandosi su lungo periodo. Perché pensare quando domani arriva lo stesso e con meno sforzo?

Studiare, fare esperienze diverse, conoscere persone nuove con le quali condividere tratti del proprio percorso esistenziale serve a non marcire umanamente e a mantenere il cervello bello, attivo e sano. Il comportamento dell'Ignorante che Puzza, per un circolo vizioso, deve aver causato l'aggravamento costante delle proprie funzionalità psichiche. Un impoverimento inesorabile e devastante che lo ha reso una persona inadeguata alle relazioni, che siano con persone o animali. L'indifferenza alle emozioni dell'Altro è tale da produrre in un osservatore esterno una stretta al cuore, seguito da disgusto, vomito e senso di orrore.

Questa ignoranza profonda, totalizzante, ha permesso all'Ignorante che Puzza di costruirsi una corazza impermeabile: egli non ha la benché minima consapevolezza della propria miseria umana e ciò gli consente di non preoccuparsi di nulla, tranne di come allontanare il prossimo o addomesticarlo a dovere affinché lui possa continuare a vivere nella propria illusione autoreferenziale e onnipotente. Un meccanismo di difesa eccellente. La semplificazione assoluta. Egli ha ridotto le dimensioni del proprio cervello fino ad ottenerne il funzionamento minimo necessario a vivere senza pensare. Notevole. Parlargli è assolutamente inutile. Sa quattro frasi che utilizza per qualsiasi conversazione.

La puzza, purtroppo, è la conseguenza dell'eccesso di ignoranza: a forza di accumularsi, inizia un processo di fermentazione misto a marcescenza. Appena apre bocca, l'Ignorante che Puzza stende chiunque con il fetore dei propri marci pensieri. Certamente la puzza può intensificarsi anche a causa di abitudini compensatorie puzzolenti: per esempio, fumando il sigaro per darsi un tono. E' poi una immagine oscena vederlo ciucciare quel sigaro come se fosse la tetta della mamma. In quei momenti, l'Ignorante che Puzza appare nella sua infinita piccolezza, un uomo miserevole, un essere che ha lasciato germogliare e avvelenare la propria vita nella frustrazione, nell'odio, nello squallore di rapporti finti, nella solitudine  esistenziale. 

Chiunque incontrandolo rimane colpito dalla sua espressione idiota piena di livore misto a scherno e convinzione di essere l'unico che ha capito tutto dell'Universo, ovvero che tutti gli altri sono il problema oltre che dei deficienti. Le donne poi sono tutte t.., inutili accessori che, finito di recitare il proprio copione, andrebbero appoggiate nel ripostiglio insieme alle scope.

L'Ignorante che Puzza è un uomo capace di stabilire sì relazioni ma a senso unico, solo di potere e completamente anaffettive. E' malfidato, diffidente e non impara niente. Non importa quanta pazienza e fiducia gli abbiano accordato i colleghi, i datori di lavoro, i familiari, i conoscenti, i vicini: lui, appena qualcosa non gli torna, dà loro contro con tutta la forza che ha in corpo, li tormenta, li investe con il suo giudizio inconfutabile, in una comunicazione unidirezionale, volta a colpire e, possibilmente, annichilire l'interlocutore. E qualsiasi reazione esasperata delle sue vittime è per lui conferma della propria giustezza. Non sa cosa sia il confronto. Non sa cosa sia la buonafede. Non ha idea di cosa provino gli altri, delle emozioni che suscita. Lui pensa e dice male appena si sente insicuro, ovvero spesso, se non sempre, non si sa mai. Tanto, secondo il proprio pensare, certamente se non lo fa lui con gli altri, lo faranno gli altri con lui. Una vera e propria profezia autoavverante.

L'Ignorante che Puzza è maleducato, cafone e non riesce neppure a realizzare che ciò che lo disturba dell'Altro è lo stesso che fa lui, solo che lui lo fa in modo più molesto e inopportuno. Tanto meno sa mettersi in discussione o accorgersi dei propri eccessi e atteggiamenti aggressivi, invadenti e inappropriati alle diverse situazioni. In fondo è pure un parsimonioso, per non dire tirchio, avido e avaro e ha una unica modalità relazionale con la quale pensa di poter gestire qualsiasi relazione. Un po' troppo poco persino nel suo mondo che ha ridotto ai minimi termini. Purtroppo, nessun essere umano può scollegarsi completamente dal resto del mondo e crearsi una bolla completamente indipendente, lui tantomeno. Prima o poi qualcuno atterra sempre nelle sue vicinanze e lui non potrà che trascorrere l'esistenza a difendersi, odiare e cercare di allontanare il prossimo fino alla fine dei suoi giorni. 

Conoscere l'Ignorante che Puzza sconvolse il Piccolo Principe che dovette soffrire molto a quella vista. Si racconta che incontrò altri Ignoranti che Puzzano e imparò a conviverci alla giusta distanza, riuscendo a ricordare di quel primo doloroso incontro. Provò infine pena per l'Ignorante che Puzza che, inconsapevole, passò a cervello spento l'intera esistenza.

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*Riferimento al racconto "Il Piccolo Principe" di Antoine De Saint-Exupéry.

[Questo racconto è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto della fantasia dell'autore oppure sono usati in chiave romanzesca. Ogni somiglianza con fatti o luoghi o persone esistenti o esistite è puramente casuale].

05 gennaio, 2021

NON E' UN PAESE PER EMOTIVI

Personalmente devo aver più volte nominato e parlato più o meno di tutti i maltrattamenti subiti: ci ho pianto sopra di fronte a testimone empatico, elaborandoli uno a uno. Eppure continuo ad essere condizionata potentemente dai miei traumi, nelle scelte di vita e nelle relazioni. 

Nonostante le preziose elaborazioni, dunque, sotto stress, interviene in automatico un qualche funzionamento distorto. Moltissime situazioni fungono da trigger: in un attimo rivivo il film della mia infanzia e provo emozioni e sentimenti insopportabilmente intensi. 

Che forse dipenda dal fatto che quella persecutrice di mia madre non ha mai riconosciuto nulla di ciò che mi ha inflitto? E che ogni suo attuale pensiero per me è ancora solo di distruzione e morte? Che tutta la mia famiglia non ha visto nulla e forse stenta pure a crederci? Non parliamo poi del resto del mondo: i maltrattamenti esistono solo al telegiornale e nelle lontanissime periferie degradate degli altri mondi, dove si vede ad occhio nudo che vivi nel disagio sociale, magari perché sei sporco, puzzi, hai i lividi, i pidocchi e i vermi. Non si crede al traumatizzato quando è vestito bene, quando è pulito, profumato e sorridente. Quando viene mandato a scuola e in vacanza e non ha segni sul corpo. La mia mamma è stata molto attenta e poi le facevano male le mani. Così colpiva forte per farmi male ma non abbastanza per lasciarmi segni duraturi e poi si è dedicata anima e corpo alla violenza psicologica che, oltretutto, le dava assai maggior soddisfazione essendo sadica e contorta. Inoltre mi ha insegnato a riconoscere le sue punizioni come conseguenza della mia inadeguatezza, ottenendo la mia totale omertà fin da piccolissima. Ero sbagliata e lei una vittima: mia, della famiglia, del mondo intero. Meritavo di essere punita essendo la mia stessa esistenza una punizione per lei. Poverina.

Oppure sono come quei bambini selvaggi cresciuti da soli nella natura (nel mio caso, da sola nella sofferenza) e che, non sviluppando, ad esempio, il linguaggio al momento giusto (nel mio caso la fiducia in me e negli altri, ecc…), non lo svilupperanno mai più?

Forse un testimone non è sufficiente. Forse Alice Miller parlava di un testimone in senso lato o simbolico: "uno", ma grande abbastanza a seconda della gravità dei traumi vissuti.

Così, in attesa di scoprire un antidoto ai maltrattamenti subiti, continuo a soffrire e soffrire nel tentativo di smettere di soffrire. Il nostro, poi, non è un paese per persone fragili o per diversamente emotivi, che sono considerati dai più dei lamentoni privi di volontà e palle, degli incapaci, degli esseri inutili e incomprensibili. Questo a dimostrazione del fatto che l’umanità in generale non è in grado di farsi carico e prendersi cura delle proprie fragilità. Le combatte, moltiplicandole. 

Chissà se, date le stesse condizioni climatiche, l’uomo, oltre a pensare e fare gli stessi errori ovunque nel mondo, non possa anche riprodursi tale e quale in infiniti sistemi solari, costringendo la propria specie e la Natura tutta, ogni volta, alla stessa fine.
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21 dicembre, 2020

RICETTA EFFICACE PER REALIZZARE UNA PERSONA CHE ODIA

 Ingredienti:

- un bambino 

- traumi precoci

- ambiente connivente

- solitudine

- contenitore rigido con chiusura ermetica


Procedimento:

- Mescolare con decisione il bambino insieme ai traumi in un ambiente connivente all'interno del contenitore ermetico per tutta l'infanzia. 

- Lasciare in solitudine, in assenza di testimoni, per tutta l'adolescenza.

- Aprire il coperchio con cautela: il bambino adesso è un adulto incazzato nero a cui non è stato mostrato il vero persecutore, colui o coloro che gli hanno provocato tutto quel dolore, così odierà la prima persona che gli capiterà a tiro e avanti così fino alla fine dei suoi giorni. 

Ogni paese ha la sua variante ma la base resta sempre questa.

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20 dicembre, 2020

LA FIGLIA SELVATICA

[Consigliato leggere prima: L'Uomo Selvatico]

La Figlia Selvatica, rinominata qui Babbuina in onore di Fantozzi, essendo tutta la famiglia un cliché fantozziano, è la figlia non voluta dell'Uomo e della Donna Selvatica. La Donna Selvatica è qui rinominata Babbiona, per assonanza con Babbuina e indole stolta.

Si racconta, e a raccontare è proprio l'Uomo Selvatico, il padre, che la Babbuina sia stata un errore.

L'Uomo Selvatico è talmente poco avvezzo all'affetto che pare aver ripetuto più volte questa affermazione di fronte alla figlia e altri testimoni occasionali.

A questa affermazione è seguita poi la dimostrazione pratica di non provare nulla per essa se non mero senso del dovere. Se solo fosse uscito in tempo. Se solo avesse saputo che i bambini non si concepiscono solamente se si hanno rapporti frequenti! Accidenti! All'Uomo e alla Donna Selvatici non piace dare nell'occhio, così decidono di fare quello che va fatto sperando che passi in fretta. 

La coppia selvatica si imbarca suo malgrado in questa impresa, piena di speranza che presto ne sarebbero usciti e se ne sarebbero dimenticati.

Purtroppo però, a rendere tutto più sgradevole, la creatura inaspettata è una femmina! L'Uomo Selvatico è misogino e maschilista e non riesce ad immaginarsi una dannazione peggiore: una compagna e pure una figlia femmina da addomesticare!

Spesso si chiede a cosa servano le femmine oltre all'accoppiamento e a pulire e cucinare, perché debbano essere così impegnative! Se solo si potessero chiudere nello sgabuzzino insieme alle scope e tirare fuori solo all'occorrente! Sono esseri deboli, incomprensibili, pieni di cazzate nella testa che non si capisce una mazza di cosa pensino veramente. Che senso ha la loro esistenza? 

Gli anni passano e la Babbuina non fa che confermare la visione distorta che ha il padre delle donne: si fa sempre male, non ha propriocezione, soffre di asma e allergie strane, non capisce niente a scuola e, ahimé, ha preso gli stessi infernali capelli della madre! 

Più la Babbuina cresce, più le aumentano i capelli. Ci vogliono ore al mattino perché lei e la madre siano pronte per uscire dal bagno e, alla Babbuina serve il certificato medico per non andare in piscina con la scuola. L'acqua è per le Babbions ciò che la kryptonite è per Superman. Ore di phon e discorsi alle 5 e mezza della mattina tutti i giorni svegliano e traumatizzano tutto il paese da anni e la notizia si è ormai sparsa in tutta la provincia. La scuola non ha fatto obiezioni quando la Babbuina ha presentato il certificato medico di non idoneità all'attività sportiva in acqua. Le ripercussioni sociali di un evento del genere sarebbero state gravissime.

Nessuno così ha mai visto le due creature selvatiche con il loro vero aspetto prima del phon e della piastra. In paese ci sono delle leggende in proposito. E' noto che alcuni parrucchieri hanno dovuto far rifare l'impianto elettrico dopo aver tentato di domare quelle criniere impossibili. Altrimenti chi le sentiva! Son sempre dietro a fare i numeri "servizio clienti" per lamentarsi di tutto.

Ad ogni modo, tutte quelle catture per rendere più adeguata la Babbuina, oltre a disturbare la quiete pubblica, hanno reso la ragazzina profondamente insicura. I suoi genitori la guardano sempre come se fosse un oggetto impresentabile, un po' come loro, tant'è che non si mostrano spesso in giro e non frequentano nessuno. 

La mancanza di amore, le correzioni e l'isolamento pian piano modellano una ragazzina priva di vitalità e passione, dallo sguardo vuoto e incapace di esprimersi.

Nessuno dei Selvatici sa come ci si relazioni tra esseri umani, tanto meno tra genitori e figli. Spesso sono inopportuni, aggressivi e cafoni. E si stupiscono se l'Altro reagisce con sdegno ai loro attacchi.

Ad ogni modo, crescendo, la Babbuina, da insicura remissiva, diventa estremamente aggressiva. In principio nell'aspetto: si maschera con trucco pesante, sopracciglia tatuate spesse e scure, vestiti neri e azzardati, piercing e tatuaggi. Successivamente, grazie alle giuste frequentazioni, con un atteggiamento da vera bulla. Si rigira ai genitori che, intimoriti, tra sceneggiate, urla e pianti, la assecondano in ogni suo capriccio, nella remota speranza che qualcuno se la porti via prima o poi: ormai ha vent'anni. Fatto sta che la ragazza è ad oggi una scheggia impazzita: pur appartenendo ad una famiglia economicamente stabile, in un paese dormitorio di campagna, sembra uscita dalla periferia più povera della metropoli più degradata del pianeta. Ha persino iniziato a parlare un dialetto non suo ma che esprime bene la sua rabbia profonda che ora è pura cattiveria che usa contro chiunque le capiti a tiro. 

I due genitori selvatici paiono ogni giorno più impotenti di fronte a tanta malvagità. L'unica cosa che fanno per sopravvivere è assecondarla e coalizzarsi con lei contro gli altri per evitare di subire le sue ire.

Solo che gli altri sono i poveri vicini e gli occasionali frequentatori.

L'idea poi che questa bestia possa riprodursi a sua volta fa orrore e pena: nessuno vuole assistere ad un altro esperimento fondato sulla deprivazione.

Decisamente i due selvatici hanno fallito il loro compito. Avrebbero dovuto stare più attenti ad accoppiarsi vista la non intenzione di riprodursi e l'impossibilità di mettersi in discussione a causa della grave ignoranza e totale inconsapevolezza.

Purtroppo però la storia è ancora in corso: ce la farà la Babbuina a cambiare o si trasformerà inesorabilmente in un Ossuto* o in un Dissennatore**?

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* Cit. da "Warm Bodies", film di Jonathan Levine

** Cit. dalla saga di "Harry Potter" di J. K. Rowling

[Questo racconto è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto della fantasia dell'autore oppure sono usati in chiave romanzesca. Ogni somiglianza con fatti o luoghi o persone esistenti o esistite è puramente casuale].

12 dicembre, 2020

STRATEGIE DI AUTOCONSERVAZIONE: RADICAMENTO

In questa seconda fase della pandemia, quando hanno bloccato il mio lavoro sono rimasta a casa e non sono uscita per un mese e mezzo. Mi è parso un lusso questa volta poter stare in casa, rispetto a marzo quando sono andata a prendermi il covid dentro agli ospedali e in giro allo sbaraglio, nel tentativo disperato di assistere mia nonna nel suo straziante trapasso. 

In questo lungo periodo non ho sentito particolare bisogno di uscire. Giusto qualche giro a piedi sulle colline qui intorno, quasi più per dovere nei confronti del mio corpo e della mia pelle che per reale piacere. Non mi piace faticare in questo periodo, non mi dà gioia in questo momento. Sto esplorando la calma, la lentezza, il pensare con la mia testa. Impresa pericolosa questa per me se non avessi una buona compagnia. Il rischio concreto sarebbe quello di rimanerci impantanata dentro. Anche oggi mi sono chiesta se non stia sprecando il mio tempo. Ma le ricerche si scoprono valide solo alla fine. E un vero esploratore si spinge oltre i confini conosciuti, altrimenti non sarebbe una esplorazione.

La mia capacità di reagire in situazioni estreme, per quanto estremamente disordinata, disorganizzata ed emotivamente dispendiosa, è stata fondamentale nell'aiutarmi ad uscire dalle sabbie mobili della famiglia e delle successive relazioni sbagliate. Non sapevo nulla della calma, di chi fossi, di quanto valessi.

Un lavoro di rallentamento e graduale consapevolezza mi ha portato ad esplorare i miei confini più remoti e gli altri miei estremi. Nella nuova, rassicurante realtà che mi sono costruita intorno, ho rallentato fino quasi a fermarmi, in opposizione al precedente continuo muovermi per garantirmi la fuga in caso cattura. Ed è un attimo impantanarsi quando ci si sta ancora strutturando e si sperimentano sconosciute versioni di sé stessi. Ma non sono sola, qualcuno mi avviserà prima, no? Qualche volta è suonata una sirena ma era solo un falso allarme, poco più di una esercitazione. I tempi erano corretti, il senno di poi lo ha confermato. Comunque, che fatica ascoltarsi e procedere mentre tutti ti tirano e ti spingono! 

Così, in questa nuova fase pandemica, mi sono chiusa qui e ho riorganizzato ed esplorato lo spazio della mia casa. Ho dormito nel letto di riciclo degli ospiti, scoprendo che è più morbido del mio e che la morbidezza mi fa dormire meglio. Così, adesso, per addormentarmi indosso anche un maglione e una sciarpa di viscosa molto affettivi. Da quando la mia vita è fluffy, l'addormentamento è istantaneo. 

In questa casa ho messo le mie prime radici e sviluppato un senso di appartenenza. Questo luogo è fatto di amore, di legami, di emozioni, di mattoni, di sogni, di ascolto, di compromessi. Di questo è fatto il terreno nel quale si possono affondare delle radici solide che permettono di affrontare le tempeste. Certo, ci sono sempre dei parassiti, come i vicini, ma vanno messi in conto. Sono meno molesti i pappataci, persino dopo che mi hanno trasmesso la meningite virale, ma i vicini hanno anche dei pregi a differenza dei pappataci... scoprirli sarà la mia prossima missione.

In queste settimane ho molto apprezzato la mia casa, così perfetta nella sua imperfezione. Mi sono seduta a leggere, a scrivere, a guardare film e serie dappertutto, scoprendo prospettive nuove e nuove comodità. E' come se avessi espanso il mio spazio vitale a tutto il suo volume. Prima invece era piccolo e compresso in uno spazio minuscolo dentro di me.

Ho persino preparato uno spazio per lo yoga che ho fatto da sola qualche volta, prima delle ultime aggressioni del vicino. Dopo quelle, ho sentito ancora più forte il bisogno di radicarmi, procurandomi esperienze positive e calmanti. In fase acuta, lo yoga non mi calma. Uscire, andare via dopo un attacco mi farebbe sentire un'esule ancora una volta. Così scrivo per elaborare e guardo serie per dimenticare.

Ieri però il vicino inopportuno mi ha avvicinato per chiedermi se ce l'ho con lui dopo le recenti incomprensioni. Ovviamente dal suo punto di vista sono io che ho capito male. D'altronde il suo è il modo più efficace di relazionarsi che conosca: aggredire, deridere, insultare e addomesticare il prossimo. Un successone! Mi è parso in quel momento davvero molto piccolo e non ho infierito. Anche se ho continuamente la sensazione di non dire mai la cosa giusta per darmi giustizia. Un po' come succedeva nella mia famiglia. Ma adesso potrei felicemente rassegnarmi e abbandonare ogni tentativo di far capire qualcosa all'altro, tanto i suoi ragionamenti sono paradossali e ribaltano la situazione sempre a suo vantaggio. E non può capire niente. E' cognitivamente deprivato. 

Comunque ho deciso di guardare al vicino con altri occhi: potrebbe essere per me un po' come la siepe per Leopardi: grazie a lui son sei giorni che scrivo e, quando scrivo, mi sento come immagino debba sentirsi la ballerina dei bellissimi video di questo post: vitale, coordinata, creativa, libera.
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10 dicembre, 2020

AGGIORNAMENTI

I tempi cambiano e così anche le favole. Anche se la favola dei tre porcellini può avere ancora il suo senso: una mamma che mette i figli in condizione di emanciparsi e il confronto tra diverse strategie di autoconservazione sono tematiche dall'importanza quanto mai attuale. 

Suonare il flauto e il violino poi sono competenze da non trascurare né tantomeno sottovalutare. Se ci fosse stato un seguito a quell'inizio turbolento dei tre porcellini nel mondo, sarebbe potuto accadere che Tommy, violinista sopraffino, imparata la lezione sulla capacità di sapersi autoconservare, decide di fare qualcosa del proprio dono (suonare il violino), così come Jimmy aveva saputo riconoscere e valorizzare il suo (imprenditore e costruttore edile). E fu così che, perfezionando la sua tecnica e studiando, fu preso dall'orchestra filarmonica di Vienna, una delle filarmoniche più prestigiose e note al mondo. Dopo un decennio, decise di abbandonare la filarmonica suddetta per una meno conservatrice, discriminante e bigotta, scoprendo la passione per l'insegnamento e dedicandosi alla musicoterapia. Chi l'avrebbe mai detto.

Timmy, che suonava il flauto, invece, era un tipo molto sensibile e creativo ma anche molto disorganizzato e confuso. Viveva purtroppo all'ombra dei fratelli già realizzati, un violinista e un costruttore di successo, e non riusciva a credere in sé stesso. Aveva paura del pubblico, quindi difficilmente immaginava di poter intraprendere una carriera come quella di Tommy. E non amava costruire, per quanto fosse un abilissimo carpentiere. Cercava sé stesso nei modelli dei fratelli ma lui era diverso e unico proprio come lo erano gli altri. Non ricevere successo e riconoscimenti plateali lo faceva dubitare ulteriormente di sé. O forse dubitava perché aveva interiorizzato che se non dimostrava subito di essere un genio, forse non valeva la pena perdere tempo con niente, né valeva la pena la sua esistenza. Ma suonare lo rilassava, lo calmava, lo divertiva. Chissenefrega se non ci mangiava! Dopo decenni a cercare la propria strada, sempre al verde e sempre in crisi esistenziale, iniziò una formazione che poi divenne professione: quella dello psicomotricista. Siccome nessuno sapeva cosa fosse, per evitare figuracce, non gli facevano mai troppe domande. E da quel momento poté suonare senza sentirsi un fallito e giocare coi bambini per lavorare. Se non fosse stato per il guadagno scarso, fare lo psicomotricista sarebbe stato persino più appagante che fare il calciatore professionista. Invece l'incertezza per il futuro era cosa assai sfiancante e gli toglieva parte della gioia, sempre preso tra il piacere del lavoro e un certo desiderio di mettere su famiglia.

Jimmy dal canto suo era il figlio retto e rigorosamente giusto, il figlio responsabilizzato fin da subito, l'orgoglio della famiglia, il figlio che non delude e su cui poter sempre contare. Il figlio dotato che, caricato delle amorevoli aspettative di riuscita dei suoi genitori, si realizza nel lavoro mentre il suo matrimonio inevitabilmente naufraga. Ma non per colpa sua: semplicemente quella non era la donna giusta, una che non apprezza la famiglia (che tradotto ai giorni nostri quell'"apprezzare la famiglia" sarebbe stato = annullarsi in essa ma rimanere vitale per compiacere, serva della suocera e del marito e sua cornuta appendice).

La figura del lupo poi non era così tremenda. Andava pur bene un lupo che cerca di mangiare tre porcellini. Qualcuno poi doveva impersonare il male e il lupo si presta bene con quella sua boccaccia. Era poi stato riciclato da altre favole. Ci sta che un attore si specializzi in certi ruoli. Guarda Jack Nicholson!!! Le parti da pazzo serial killer le interpretava senza sforzo. Un successone! Ci sta che il lupo faccia la sua stessa fine. Far paura ha il suo vantaggio. Qualcuno certamente ti ama, magari al di là di uno schermo.

Anche se, ad oggi, il lupo è a rischio di nevrosi e di psicosi, prima ancora che di estinzione, nella favola dei tre porcellini non subisce maltrattamenti gravi e comunque si tratta di finzione. Nella nostra realtà invece, in cui giochiamo a Dio, ora reintroducendo il lupo, osservando se si moltiplica abbastanza, ora abbattendolo perché si è moltiplicato troppo e reintroducendolo ancora, il lupo si sente svilito e strumentalizzato. Soffre di vere e proprie crisi di identità, di depressione. Si sente un po' un cane. Abbiamo calpestato la sua dignità, il suo orgoglio, la sua fierezza. Era meglio quando stava peggio e faceva il cattivo nelle favole. Se potesse scegliere preferirebbe l'estinzione al controllo delle nascite che controllava benissimo da solo. 

Comunque, una versione della favola a cui il vicino dei tre porcellini assiste quotidianamente è questa.

I tre porcellini sono tre fratelli usciti nel mondo già molto incazzati. Tutti e tre abili con le mani, appena fuori di casa erano già pratici ed esperti di muri, attrezzi, macchinari, soldi. Molto giovani, hanno saputo ristrutturare insieme una grande casa in un bel posto per poi litigare di continuo fino a che uno solo di loro ha avuto la meglio facendo fuggire gli altri. Per un po' si è goduto quel paradiso tutto da solo.

Ma ben presto accadde che uno dei due porcellini fuggiti trova un inquilino per il suo appartamento e il porcellino perfido, non sapendo se sarebbe riuscito a farlo fuggire e in quanto tempo, tentò allora di addomesticarlo.

Il nuovo inquilino però, oltre che abilità pratiche come i tre fratelli, aveva qualcosa di diverso da loro. Il porcellino iniziò così a provare una naturale attrazione per questa nuova persona così affabile, attrazione che lo portava a tentare di manipolarlo. Gli si avvicinava sempre con una buona dose di diffidenza, come quella di un cane pastore. Ogni tanto gli scappava di pensare: "Forse di questo qui ci si può persino fidare". Ma erano brevi momenti dopo i quali si sentiva molto stupido. Il più delle volte si aspettava il bastone e così attaccava per primo per meglio difendersi. Insomma, vinceva il solito copione.

Ad ogni modo, il nuovo vicino era un tipo a posto. Il porcellino non poteva dire "in gamba" perché nel confronto naturalmente non si sentiva mai all'altezza di nessuno e preferiva guardare tutti dall'alto in basso, nonostante la sua scarsa statura morale e fisica. "A posto" era un aggettivo neutro e non implicava giudizi troppo qualitativi lasciandolo tranquillo con la sua insicurezza. 

Passarono gli anni e il porcellino scoprì che l'umanità offre cose diverse da quelle poche a cui era abituato. Non facendo poi esperienza del mondo ma vivendo chiuso da sempre in una bolla, non si era mai emotivamente emancipato.

Ad oggi il porcellino è comunque un gran scassacazzo. E' aggressivo, rumoroso e melodrammatico. Conviverci è a tratti faticoso, a tratti un vero inferno. Persino per il suo vicino, una sorta di Dalai Lama nostrano. Ma l'esperienza insegna che l'essere umano è sempre molesto. C'è chi è porcellino e chi il suo vicino. E chi è un po' come il lupo, quello delle magliette dei bambini, o delle targhe dei parchi naturali. Che va bene solo quando è a rischio di estinzione e regolato nella affermazione.

Proprio oggi comunque ho visto passare un lupo. Per davvero. Dalla finestra della cucina! Forse si trovava nella finestra di tolleranza degli umani. O forse è sfuggito alle limitazioni... Al porcellino non l'ho detto. 

Ho capito che, a lui e agli altri fratelli, la sera prima di dormire leggevano la favola originale de I tre porcellini e a seguire quella di Cappuccetto Rosso e altre classiche tristissime con terribili finali. Il loro eroe era il cacciatore perché aveva il fucile. Ecco perché sono così incazzati. Troppe aspettative! Di camminare solo sul sentiero ed essere sempre buoni; di non disubbidire altrimenti muori; di essere prede o cacciatori. Di sparare al male fuori, mentre si sentono male dentro, senza poterlo spiegare.

Passare questa seconda fase della pandemia isolata con i vicini sempre più molesti, cafoni e aggressivi mi sta provando. Spero solo che scrivere mi salvi psichicamente. E che il lupo venga a salvarmi. Almeno so che si aggira dalle mie parti. Come nei film, quando il protagonista cazzuto va a salvare la ragazza strafiga, rapita apposta per catturarlo. In questo momento sono in pigiama con un berretto di maglia in testa e forse mi è un po' cioccata l'ascella... in giro ci sono i cacciatori con i cani, il lupo mi salverà lo stesso?

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08 dicembre, 2020

FINALE 4 - IL BAMBINO FILOSOFO

[Leggi prima: Storia a bivi]

Al parcheggio prima del bosco, i paesani si trovano con tutta la famiglia: uomini, donne, bambini, cani, un gatto al guinzaglio.

E' una manifestazione pacifica. Alcuni non erano proprio d'accordo con questo modo di protestare, infatti avevano scelto di partecipare ad un altro finale. Questi qui sono i rimanenti, quelli più vicini al giovane parroco del paese.

Sono allegri, cantano e, mentre aspettano di partire, allattano seduti sull'erba. Hanno infatti neonati al seguito che di tanto in tanto piangono ma subito vengono cullati da un papà con la fascia, mentre la mamma si incammina con le amiche. 

Camminare certamente calma i più piccini.

Molti ridono, scherzano, sono giovani anche se fuori forma. Poi c'è il sottogruppo di allenatissimi, le tutine! Si sono subito staccati per scaldarsi (sono vestiti leggeri perché sanno che suderanno), per mantenere il ritmo cardiaco ideale, il consumo, l'allenamento... salutano i figli o ne trascinano qualcuno attrezzato proprio come loro. C'è pure il parroco con una mountain bike autocostruita. Nel tempo libero percorre i sentieri di questi luoghi in bici o a piedi ed è stato a casa dell'Uomo Selvatico per benedirla.

In questa piccola comunità di ibridi, un mix tra fricchettoni, libertari, steineriani, no vax e gente senza pretese, c'è un bambino. Si chiama Filippo e ha 8 anni e mezzo. 

A quell'età persino in un paese è ancora concesso ai bambini di essere idealisti e rivoluzionari. Curiosi e intelligenti. Soprattutto ai maschi.

Filippo è un bambino tranquillo ma vitale. Ha le idee chiare su cosa vorrà fare da grande: il ricercatore. Cosa ricercare, lo deciderà dopo aver cercato bene un po' tutte le cose.

Filippo è la speranza dei suoi genitori, di un mondo migliore, e la speranza dei paesani più antichi, che cresca cacciatore e con poche pretese. 

Fatto sta che Filippo ha una idea sua propria rispetto a questa faccenda: chiedere all'Uomo Selvatico perché sia così cattivo.

Il gruppo si trascina su per il bosco: le tutine in testa, il parroco nel mezzo e gli altri spalmati su tutto il sottobosco.

Dopo un tempo indefinito, per alcuni pochissimo, per altri decisamente troppo, il gruppo si compatta davanti ad una casa isolata. Ovviamente era stato rumoroso fino a lì e, anche se all'ultimo aveva ridotto le chiacchiere ad un brusio, ormai l'Uomo Selvatico li aveva sentiti arrivare e li attendeva affacciato alla finestra della cucina.

- "Che volete voi lì?".

Metteva davvero i brividi. Le famiglie si strinsero per sentire meno freddo. L'accoglienza li aveva gelati. Ai più emotivi veniva proprio da piangere.

Filippo allora si fa avanti e, senza argomentare nulla, chiede: "Perché sei cattivo?".

L'Uomo Selvatico non poteva credere alle sue orecchie. Cattivo! Lui! Così sempre nel giusto, così integerrimo. Era visibilmente esterrefatto.

Disse al bambino: "Chi ti ha insegnato l'educazione, eh? Come ti permetti? Cattivo, io. Roba da matti".

Il bambino allora disse: "Non ti ricordi quando sono venuto su per il bosco e ti ho incontrato e tu, invece di accogliere la mia curiosità e offrirmi un po' della tua saggezza, mi hai respinto preoccupato che qualcuno vedendoti con un ragazzino potesse accusarti di essere un pedofilo? Quel giorno avevi il cane, era una delle rarissime passeggiate che gli concedevi ogni qualche anno. E tu mi hai detto di stargli lontano, che non volevi problemi tu, che se il cane mi avesse morso, io ti avrei denunciato per andare a soldi. Perché fanno tutti così. Ma il cane era vecchio e stanco e tanto triste. Non aveva mai morso nessuno, neppure te, figuriamoci se avrebbe morso un bambino che lo accarezzava e gli parlava con affetto. Poi ti ho chiesto un bicchiere d'acqua e tu ti sei arrabbiato e mi hai detto: 'Fila via! Sciò! Non entrerai nella mia casa piccolo indisponente'".

Ecco, quel giorno non avevo capito, ero solo rimasto molto male. Ma poi, a freddo, ci ho pensato e ripensato. Che sei cattivo. Non sapevo perché ma doveva esserti successo qualcosa in un tempo lontano. Magari quando eri bambino come me e quando ancora avevi fiducia. Perché io ce l'ho. Fiducia nei mei genitori, negli amici, nelle persone che incontro. Ovviamente la mamma e il papà mi hanno detto che devo stare attento agli sconosciuti ma attento non significa odiarli, aggredirli e respingerli sempre e comunque, nel dubbio, prima che possano anche solo pensare di avvicinarsi a me. Se fosse così, non avrei mai conosciuto Alberto, il postino che mi ha suggerito di scrivere delle cartoline alla bimba che mi piace tanto, non lo fa nessuno e avrei fatto certamente colpo e adesso alla bimba piaccio anche io. Oppure Paolo, Viola, Valentina, tutte persone della mia età o più grandi che prima non conoscevo e che mi hanno insegnato qualcosa o sono mie amiche e ci vogliamo bene. Così, quando Riccardo ha cambiato casa, non mi sono sentito troppo solo. E, insieme agli altri, sono andato a trovarlo con il papà di Valentina, che non conoscevo ma che è una persona musicale. Suona tanti strumenti e la sera mi insegnerà la chitarra e certo spero che non sia pedofilo ma nel caso scappo via di corsa e porto via pure Valentina. I miei genitori sicuramente le vorrebbero bene. Ma tu sei cattivo, pensi male di tutti, ti isoli per paura che gli altri ti freghino ma ti stai fregando da solo secondo me. Pensaci allora, e quando avrai la risposta puoi venire giù, ho tanti amici che mi proteggono, non potrai farmi del male neanche se lo dicono gli altri. Che poi cosa ti importa cosa dicono gli altri? Non ti sembra che sia un po' come non vivere. Non vivo altrimenti chissà cosa pensano gli altri! Non porto il cane a spasso, non parlo con i bambini, non sono gentile perché tutti possono essere cattivi. E l'unico cattivo però sei tu quando ti comporti così. Ciao, dormi bene".

Nel paese dei mostri selvaggi, Maurice Sendak
L'Uomo Selvatico si era ammutolito. Nel frattempo si erano affacciate alla finestra anche la Donna Selvatica e la figlia. Guardavano Filippo con una smorfia tipo quella sulla faccia delle sorellastre di Cenerentola. Esatto: la Donna Selvatica sembrava proprio la matrigna di Cenerentola e la Figlia Selvatica una sorellastra! Erano brutte perché avevano sul viso sempre un'espressione piena di livore. Chissà come sarebbero state se avessero sorriso sinceramente, si chiedeva Filippo mentre le fissava ricercando la bellezza che crede si trovi in tutte le persone.

Stufa di quei dolci occhi puntati sul suo brutto muso, la Figlia Selvatica gridò isterica: "Vai via stupido ragazzino! Come ti permetti di parlare così a mio padre! Vai via, via, hai capito!!!".

Allora il parroco salutò la Famiglia Selvatica con un augurio: "Speriamo di vedervi presto in paese e di condividere un po' di gioia insieme a voi a Natale. Quest'anno la parrocchia ha in programma tante iniziative per grandi e piccini. Veniteci a trovare. Abbiamo bisogno di nuove energie". 

Scettici, i tre Selvatici grugnirono disillusi. "Vorrà certamente dei soldi", pensarono tutti e tre contemporaneamente come se in tre condividessero un unico cervello.

Il parroco, non ricevendo segnali di vita, si rivolse allora ai suoi fedeli: "Cari tutti, è stata una bella passeggiata, Filippo è stato molto in gamba, adesso possiamo tornare a casa e in parrocchia prima che il freddo ci intorpidisca. In parrocchia, per chi vuole, ci aspetta una minestra, potremo scaldarci al fuoco e parlare di questa avventura. 

Tutti insieme si incamminarono verso la valle, con nel cuore un rinnovato sentimento di amore.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------[Questo racconto è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto della fantasia dell'autore oppure sono usati in chiave romanzesca. Ogni somiglianza con fatti o luoghi o persone esistenti o esistite è puramente casuale].

FINALE 3 - SCRIVILO TE

[Leggi prima: Storia a bivi]

"Finale 3 - scrivilo te" faceva rima, quindi l'ho messo per terzo invece che per ultimo. Tutto qui.

Dopo aver letto "L'Uomo Selvatico" e "Storia a bivi", ti chiedo gentilmente di inviarmi il finale che immagini tu, così da ampliare i miei orizzonti. Da sola certamente non immaginerò mai tutti i possibili scenari e certamente rischio di ripetermi nelle risposte da dare all'Uomo Selvatico. 

E' sempre utile vedere le cose da altri punti di vista. Dà speranza che magari una soluzione si trova a questa convivenza difficile che è quella degli uomini sulla terra.

Intanto grazie per aver letto.

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FINALE 2 - FRATELLO PORCELLO


I paesani sono pronti, hanno un piano: attendere la notte, muovere tutti insieme e addentrarsi nel bosco a cercare l'Uomo Selvatico. Sono tutti armati di rimostranze e richieste di cambiamenti. Ed essendo buio presto, sperano non faranno troppo tardi. 

Fortunatamente alle sei è già buio e i paesani sono radunati al parcheggio subito prima del bosco. Sono nervosi, arrabbiati e il gruppo sembra amplificare il desiderio di rivalsa. Qualcuno ha un atteggiamento un po' troppo sopra le righe, il suo vociare chiassoso potrebbe attirare l'attenzione. C'è chi cerca di calmare gli esaltati e chi si lascia contagiare.

Finalmente iniziano a muoversi. Forse camminare li scalderà e allenterà la tensione generale. Qualcuno grida improperi: ''Te la faremo pagare, mostro'', ''Vediamo chi avrà paura questa volta'', ''Esci fuori vigliacco!'', e così via. Camminare, per qualche ragione, non sembra aiutare.

La fatica inoltre ha un effetto negativo sull'umore di molti che pian piano contagiano anche tutti gli altri: il pessimismo, lo sconforto, la disillusione, la rabbia, il rancore sono i sentimenti più comuni. Qualcuno inizia a sudare e questo non gli piace. Non se lo aspettavano di dover sopportare tanto per avere giustizia. Altri hanno l'affanno e desiderano fermarsi a fumare una sigaretta ma non vogliono rimanere indietro, da soli, col rischio di trovarsi faccia a faccia con pericolosi animali. Tocca di proseguire per forza e ciò alimenta il malcontento. Un circolo vizioso.

Nel gruppo, ognuno per conto proprio, si concentra attentamente sul fastidio, scoprendo di provare solo quello. Fastidio per le scarpe strette, dure, fredde, per la fatica di camminare, per l'incertezza del risultato di quella operazione, mica possono picchiare a sangue qualcuno, finirebbero in galera! Se solo fossero protetti da qualche legge apposta. Farsi giustizia da soli, a qualcuno darebbe grandi soddisfazioni.

Persi tra pensieri e preoccupazioni e tra le lamentele generali, il gruppo improvvisamente si arresta.

Gli ultimi non vedono e non sentono cosa sta succedendo, così si radunano a mezzaluna e finalmente scorgono l'impedimento a marciare.

E' un tizio tozzo e minaccioso, piantato in terra come un tronco. Che sia l'Uomo Selvatico? Non corrisponde a nessuna descrizione ma sicuramente appare ostile.

Uno del gruppo, il più iroso, si fa avanti e i due sbracciano e urlano per 20 minuti. Allora il paesano fa segno al gruppo di avvicinarsi per dargli man forte ma il tizio tozzo imbraccia un fucile e dice: "Fuori dalla mia proprietà o vi denuncio. Quel coglione di mio fratello abita nel bosco ma con il vostro chiasso disturbate me e io non lo sopporto. Via di qui, subito".

Tutto chiaro adesso: quello era uno dei tre fratelli porcelli di cui parla la leggenda. Pare aver costruito una casa indipendente ma sempre in quel bosco, dopo aver abbandonato il condominio ristrutturato assieme agli altri. Qualcuno, ora che ci pensa, lo ha già incontrato, un vero spaccone, uno che ha sempre ragione, uno come suo fratello!

Il tizio tozzo, si chiedono tutti, allora va considerato anche lui Uomo Selvatico? Se sì, sarebbero di fronte ad una vera e propria epidemia!

Pensandoci bene, forse è già una pandemia perché a guardare e ascoltare meglio alcuni paesani, sposati con uomini e donne di altre regioni o nazioni, non sono molto diversi dal fratello porcello né da certi uomini politici prepotenti, arroganti e aggressivi presenti in tutto il mondo.

E se l'Uomo Selvatico non stesse solo confinato nel bosco? Se fosse il nostro vicino, il nostro cugino, se fosse anche un po' dentro di noi?

Queste le riflessioni di una parte del gruppo. L'altra parte non rifletteva... assomigliava più ad un branco di scimmioni in cattività.

Adesso il paese aveva un altro problema: canalizzare quell'aggressività su un obiettivo più raggiungibile e più facile da identificare fuori di sé.

Alcuni paesani il giorno dopo vendettero casa e lasciarono il paese. Le malelingue dicevano che erano gay e psicologi. Per loro, meglio perderli che trovarli!

Nel giro di qualche anno il paese si spopolò e rimasero solo uomini selvatici e litigiosi. Un giorno litigavano e l'altro pure. Ma se glielo chiedi, loro ti diranno che non hanno problemi con nessuno. Che vanno d'accordo con tutti purché siano ragionevoli... proprio come loro!
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[Questo racconto è un'opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto della fantasia dell'autore oppure sono usati in chiave romanzesca. Ogni somiglianza con fatti o luoghi o persone esistenti o esistite è puramente casuale].